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Albergo Diffuso: quando l’hotel è l’intero borgo

In Alberghi, EcoTurismo on 5 dicembre 2011 at 12:20

[dicembre 2011]

Dal Friuli alla Lucania, dal Parco d’Abruzzo alla Sardegna, il fenomeno dei villaggi riconvertiti in alberghi diffusi, strutture ricettive decentrate a impatto (quasi) zero

Piace moltissimo ai tedeschi, ora arrivano anche i cinesi, e gli italiani, se fossero saggi, ne farebbero la punta di diamante per la programmazione turistica nazionale. L’albergo diffuso, idea tutta nostra nata in Friuli Venezia Giulia quarant’anni fa, è ormai diventata l’alternativa virtuosa alle colate di cemento, la medicina contro l’abbandono dei borghi e il connubio perfetto tra il rispetto della privacy del cliente e la sua partecipazione alla realtà del posto dove ha scelto di soggiornare. Da non confondere con il bed & breakfast o con l’agriturismo, l’albergo diffuso presuppone un paese da rivitalizzare e una comunità partecipe al progetto. Senza un centro storico non può esserci albergo diffuso, perché le sue stanze sono dislocate in diverse unità abitative, che fanno capo a un unico centro di ricevimento distante non più di duecento metri. Significa che si hanno le comodità dell’hotel, ma le stanze sono ricavate da edifici già esistenti, ristrutturati nel rispetto della storia senza la spersonalizzazione del residence, con vicini di casa “veri”.

È un’invenzione poetica, basata sulla passione per i propri luoghi e l’ottimismo visionario di chi sa viaggiare anche con la mente. E infatti il primo albergo diffuso nasce dopo il terremoto in Friuli del 1976, quando il paese di Comeglians, in provincia di Udine, accoglie l’idea del poeta e scrittore Leonardo Zanier e vara il “Progetto Pilota Comeglians”. Carlo Toson, architetto del posto incaricato delle ristrutturazioni, descrive così l’esperienza: “In quegli anni maturò la consapevolezza di dover riportare la vita all’interno delle case, dei fienili, di campi, boschi e montagne, proponendo un modello di rilancio adeguato alle nuove regole dell’economia”. Fatto sta che il successo turistico della novità è pressoché immediato, e – giusto per restare ai dati più recenti – in Friuli Venezia Giulia si è passati dalle 8580 presenze del 2006 alle oltre 43500 dell’anno scorso, con picchi in estate, ma arrivi in tutto l’anno.

La non stagionalità è infatti una delle caratteristiche dell’albergo diffuso, che essendo nel cuore di un borgo partecipa alla sua vita per tutto l’anno. Così, per esempio, soggiornare tra Marche e Umbria in questo periodo significa essere coinvolti nella raccolta delle olive e nella loro spremitura (succede a “L’Antica Locanda La Diligenza”, a Borgo Pace, nell’Alta Valle del Metauro, al confine con Umbria e Toscana) oppure se si arriva nelle località di montagna del nord essere invitati a festeggiare il “Natale anticipato” con le celebrazioni di San Niccolò del 6 dicembre e di Santa Lucia del 13 dicembre, i santi che portano i regali. In ogni stagione c’è poi la possibilità di seguire la gente del posto nelle sue attività quotidiane e trovare delle guide turistiche molto particolari. In questo modo, un’escursione nelle foreste del Casentino diventa l’occasione per riscoprire una diversa concezione del rapporto tra uomo e animali della zona e tra sfruttamento delle risorse e loro tutela.

Non sempre è un turismo da terza età. Spulciando tra le offerte si scopre, ad esempio, che a Pietrapetrosa, sulle Dolomiti lucane, l’albergo diffuso “Le Costellazioni” propone oltre ai percorsi di trekking e il folklore locale, un mezzo di trasporto molto particolare, “Il volo dell’angelo”. Due cavi di acciaio agganciati alle pareti della montagna collegano i paesi di Pietrapertosa e Castelmezzano e se si è abbastanza coraggiosi si può andare dall’uno all’altro appositamente protetti, e scivolando a pancia in giù lungo il cavo, con un volo a cento chilometri all’ora e a cinquecento metri di altezza.

Anche gli stranieri riescono a sentirsi “a casa” e al momento il 30 per cento dei clienti degli alberghi diffusi viene dall’estero. “L’interesse è molto forte in Germania – conferma Giancarlo Dall’Ara, esperto di marketing turistico, che per primo ha studiato il fenomeno dell’albergo diffuso – Paese nel quale una quindicina di tour operator programmano regolarmente i soggiorni in queste strutture. Ora stanno arrivando richieste anche da agenti di viaggi cinesi, intenzionati a includere gli alberghi diffusi nella loro programmazione fissa”.

L’associazione degli alberghi diffusi, Adi, riconosce 53 strutture in Italia, ma il fenomeno è molto più ampio e spesso non è censito perché alcune regioni non hanno ancora una legislazione precisa in proposito. Stando alle cifre dell’Adi sono le Marche a puntare di più su queste strutture ricettive, con otto alberghi diffusi, ma ce ne sono praticamente in tutte le regioni e molte amministrazioni locali hanno progetti interessanti in corso, come nel borgo di Predappio Alta, in provincia di Forlì, nelle vallate in provincia di Vicenza, nelle Madonie in Sicilia e nel Cilento.

Da: viaggi.repubblica.it

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