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Le Agroenergie: la parola degli agricoltori

In Aziende Agricole, Energie Rinnovabili on 28 febbraio 2011 at 03:00

[01 febbraio 2011]

Come ben potete sapere, ormai da qualche anno, le energie rinnovabili sono entrate a far parte del lessico quotidiano delle persone.

Alcune di queste fonti di energia vedono le aziende agricole protagoniste. Oltre infatti a rappresentare un buon modo per diversificare la produzione delle aziende agricole e sganciarle dalla morsa delle sole produzioni alimentari che, oggi come oggi dato il calo quasi verticale dei prezzi negli ultimi anni (tranne una qualche parvenza di ripresa negli ultimi mesi), portano in campo (è proprio il caso di dirlo) una nuova forma di produzione diffusa dell’energia.

L’azienda agricola, infatti, può produrre energia elettrica in vari modi.

Uno di questi è la produzione di biogas, cioè gas prodotto sfruttando la fermentazione di prodotti agricoli e reflui zootecnici fluidi e solidi destinando allo scopo parte della sua produzione di alcune colture specifiche quali ad esempio il mais.

Un altro modo è quello di destinare una piccola, a volte piccolissima parte dei suoi terreni (le porzioni variano dall’1% al 3%) a seconda della sua superficie e a seconda di alcuni parametri dettati dall’Agenzia delle entrate con la sua circolare numero 32/E del 2009 all’installazione di pannelli fotovoltaici.

Gli impianti fotovoltaici che si possono costruire in questo caso, sono di potenza massima di 1 MWp (un megawatt) e occuperebbero al massimo 2 ettari e mezzo di terreno. Dati i costi di tali impianti, in genere vengono realizzati da aziende agricole quantomeno medio-grandi, vale a dire con superfici di almeno 70-100 ettari e oltre. Dati poi i parametri della suddetta circolare dell’Agenzia delle Entrate, un’azienda di 70 ettari potrebbe realizzare al massimo un impianto di 900 kWp per conservare il reddito agrario su tale produzione, andando ad occupare meno di 2 ettari, cioè circa il 2,9%. Quasi sicuramente, però, ne realizzerà uno di potenza inferiore, magari solo di 3-400 kWp occupando solo 0,6-0,8 ettari, vale a dire meno dell’1% della sua superficie di coltivazione.

Soprattutto nel caso degli impianti fotovoltaici quindi, si avrebbe una valida forma di diversificazione e di integrazione di reddito per le aziende agricole che non sottrarrebbe praticamente superficie ai terreni destinati alle produzioni alimentari umane e zootecniche.

Ci sono anche altre tecnologie che permettono all’azienda agricola di produrre energia elettrica, quale ad esempio la pirolisi, ma che al momento non hanno ancora un elevato grado di messa a punto.

Per quanto riguarda i biocarburanti poi, ci sono colture ad hoc quali la colza che viene spremuta e trasformata prima in olio e poi in biodiesel. Il biodiesel, però, pur inquinando molto meno del diesel tradizionale, ha purtroppo ancora un costo di produzione elevato, almeno finchè non si troveranno colture adatte alle nostre latitudini con maggiori rese.

Da: lamiaagricoltura.com

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