ecoenrico

Intervista a Simone Arcangeli della Cooperativa Punto Equo

In Equo e Solidale, Interviste on 24 febbraio 2011 at 01:32

[20 febbraio 2011]

Come nasce Punto Equo?
Punto Equo è una cooperativa di commercio equo e solidale che nasce con l’intento specifico di differenziarsi dalle cooperative che gestiscono le classiche Botteghe del Mondo, per specializzarsi nel settore della distribuzione automatica, con la scommessa di far uscire il commercio equo da un ambito a volte elitario per portarlo a conoscenza di persone che altrimenti non ne sarebbero mai entrati in contatto. La culla di Punto Equo è la cooperativa Chico Mendes, che gestisce dieci Botteghe del Mondo a Milano e provincia, e che sette anni fa iniziò a portare l’equo e solidale nei distributori automatici. Con la nascita di Punto Equo, la proposta della “Pausa caffè equa e solidale” viene estesa oltre i confini del capoluogo lombardo. Oggi Punto Equo collabora, oltre che con Chico Mendes, con molte botteghe e cooperative coprendo gran parte del Nord Italia. Oltre che per estendere la proposta sul territorio, la nascita della nuova cooperativa avviene per specializzarsi nel settore del vending, ambito che richiede professionalità e precisione. Oggi gestiamo un numero importante di macchine del caffè in cialde eque e solidali per ufficio, e abbiamo portato i distributori automatici con i prodotti equi in un gran numero di aziende, scuole ed enti pubblici. Arriviamo in Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana e nella città di Roma.

Quali sono le vostre politiche in merito ai prodotti e ai lavoratori del Sud del mondo con cui collaborate?
Punto Equo ha scelto (per ora!) di non instaurare rapporti diretti con i produttori. Questo per consentire una piena specializzazione nel settore vending, lasciando lo sviluppo dei progetti e i rapporti con i produttori alle cooperative storiche. Abbiamo comunque adottato una modalità di approccio che rispecchia il nostro essere parte del circuito equo e solidale. Il sostegno ai produttori infatti non avviene soltanto mediante l’acquisto dei prodotti equosolidali dai nostri distributori automatici. Abbiamo scelto di sostenere direttamente anche le cooperative nostre partner che intrattengono i rapporti con i produttori, riconoscendo loro parte della marginalità che deriva dalla gestione del servizio dei distributori automatici, per implementare nuovi progetti di sviluppo.

Perché scegliere un prodotto equo-solidale in un periodo di crisi economica?
Durante un periodo di crisi tutti sono più portati a spendere meno, dai singoli, alle aziende, al settore pubblico. Sappiamo bene, però, che la crisi attuale ha radici ben precise a livello finanziario, e nel nostro Paese è acuita dalla crisi strutturale di alcuni settori, principalmente industriali, che risentono della delocalizzazione verso paesi dove la manodopera costa meno (ed è meno tutelata). Scegliere un prodotto equo e solidale significa, per contro, premiare un meccanismo commerciale che garantisce rapporti continuativi e prezzi equi, insomma un sistema dove la speculazione non trova spazio, opposto alla prassi della ricerca del prezzo più basso a tutti i costi, e dove i diritti dell’uomo e la tutela dell’ambiente sono al primo posto. Si potrebbe dire che il commercio equo è una ricetta anti-crisi globale. E ne è la riprova indiretta che le richieste per a nostra proposta è in continua crescita, in controtendenza rispetto alla crisi!

Quali sono i pericoli a cui va incontro l’idea di consumo consapevole e commercio solidale in una società che privilegia un approccio al mercato di tipo neoliberista? E cosa controbatti all’idea a volte diffusa che il consumo critico in realtà sia uno specchietto per le allodole.
Il consumo consapevole e il commercio equo nascono in un contesto di libero mercato e vanno ad incidere laddove il mercato stesso fallisce. Questo avviene perché riescono a introdurre gli elementi del rispetto dell’uomo e dell’ambiente nello schema di preferenze del consumatore, in cui prima erano presenti solo la qualità e il prezzo. Il consumo critico e il commercio equo sono riusciti a diventare sempre più incisivi perché oltre al consumatore singolo, anche le aziende, attraverso scelte di Responsabilità Sociale d’Impresa, e il settore pubblico, attraverso gli Acquisti Verdi, si sono aperti a queste nuove forme di acquisto. I problemi sorgono però quando l’approccio al mercato si spinge troppo in un’ottica neoliberista, promuovendo l’idea che l’intervento del settore pubblico debba essere minimale. Oggi ci troviamo infatti in una situazione in cui il settore pubblico è indietro rispetto al mondo dei consumatori e delle imprese. Un esempio: Punto Equo porta la “Pausa caffè equa e solidale” all’interno di numerose imprese private, mentre gli enti pubblici si trovano nella situazione in cui le normative che promuovono gli “Acquisti Verdi” non sono di fatto applicate, e la maggior parte dei capitolati di acquisto non prevedono l’introduzione dell’equo (a parte i casi in cui funzionari sensibili si orientano nella direzione dell’equosolidale). Rispetto alla validità del modello del commercio equo, le principali critiche sono due: la prima è che i produttori non siano realmente tutelati, la seconda è che il commercio equo aiuta solo i produttori che partecipano ai progetti. Rispetto alla prima critica, c’è ben poco da dire: i criteri sono condivisi a livello internazionale, i prodotti sono certificati, i rapporti trasparenti, e i reportage sul commercio equo emersi fino ad oggi sono solo positivi e ci indicano che stiamo andando nella direzione giusta. La seconda critica, invece, merita di essere approfondita. Tralasciando il fatto che più prodotti equi si vendono e più produttori ne beneficiano direttamente, esiste un altro aspetto molto importante, che è quello di indirizzo del mercato. Il commercio equo è in crescita costante, e negli anni ha eroso quote di mercato ad aziende nazionali e multinazionali. Per cercare di difendere le posizioni di mercato, alcune hanno fatto del banale “greenwashing”, raccontando di essere etiche ed ecologiche, mentre altre hanno realmente implementato dei miglioramenti nelle condizioni dei lavoratori e dell’ambiente di produzione: merito diretto di chi fa consumo critico e acquista equo e solidale, orientando le scelte dell’intero comparto produttivo.

Rispetto alla tua esperienza quali possono essere le migliorie strutturali o gli interventi politici utili a diffondere una cultura del consumo critico? Esistono differenze tra Italia e resto d’Europa o tra le stesse regioni italiane?
Gli interventi più urgenti da attuare per allinearci all’Europa in materia di commercio equo sono due: l’accesso all’informazione e gli acquisti del settore pubblico. L’informazione è problema strutturale del nostro Paese, e ridisegnarne lo scenario a livello nazionale porterebbe ad un pluralismo sano che possa garantire i giusti spazi su temi come l’economia etica e al commercio equo e solidale, oggi poco accessibili al grande pubblico. A livello locale possono fare molto gli enti territoriali e le altre istituzioni per quanto in loro potere per diffondere questa cultura. Molte scuole stanno portando avanti importanti percorsi educativi per i giovani, spesso in concomitanza con l’installazione dei nostri distributori automatici. Rispetto agli acquisti del settore pubblico ho già detto nella risposta alla domanda precedente. Sotto entrambi gli aspetti la differenza tra Italia ed Europa è grande. Anche all’interno del nostro Paese esistono disparità fra regioni, poiché alcune di esse si sono adoperate per approvare una Legge Regionale a favore del commercio equo, per sopperire alla mancanza di interventi a livello nazionale. È fondamentale ora che le regioni che non l’hanno ancora fatto si adeguino quando prima.

Se dovessi scegliere un prodotto del commercio equo solidale, per sensibilizzare aziende, amministrazioni e cittadini per descrivere che un’altra forma di mercato è possibile, quale sceglieresti e perché?
Sceglierei il caffè, perché ha tutte le carte in regola per dimostrare che un altro mondo è possibile, per diverse ragioni. È consumato da gran parte degli italiani, per cui può essere portatore di un messaggio ad un grande numero di persone. Noi italiani lo apprezziamo solo se è buono, per cui è perfetto per dimostrare che equo e solidale significa anche prodotto di qualità. Lo beviamo sia a casa che in ufficio, e con la nostra proposta siamo in grado di proporlo anche sul posto di lavoro. È un prodotto “coloniale”, che non può essere coltivato in Italia e il cui commercio è tra i più problematici in termini di sfruttamento e speculazioni. Quale prodotto migliore per dimostrare che un altro mondo è possibile, da subito?

Punto Equo – È una cooperativa di commercio equo e solidale specializzata nel settore dei distributori automatici e delle macchine per caffè in cialde. Propone di il servizio di “Pausa caffè equa e solidale” in comodato d’uso gratuito per uffici, aziende, scuole, enti pubblici e privati.
www.puntoequo.org
Scheda azienda

Da: effettoterra.org

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