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Nuovi modelli di vita: quattro appuntamenti con Transition Town Italia per “trasformare” la crisi

InTransition Town su 15 ottobre 2011 a 19:15

[ottobre 2011]

La crisi economico-finanziaria è attualmente un tema molto scottante, di cui si occupa in profondità anche Transition Italia, hub italiano del movimento delle Città in Transizione, che ha organizzato il tour italiano di Nicole Foss, ricercatrice finanziaria canadese e co-editrice del blog The Automatic Earth.

La Foss propone tramite una presentazione intitolata Un secolo di sfide un’attenta analisi non solo degli scenari energetici, ma soprattutto di quelli economico-finanziari, con un focus particolare sulla situazione italiana.

Quanto sta succedendo nell’economia e nella finanza sembra acutizzarsi di giorno in giorno, provocando in tutti noi comprensibili angosce per il futuro nostro e dei nostri figli. Il rischio è che questo possa causare anche apatia, paralisi e rassegnazione, oppure reazioni di rabbia e colpevolizzazione verso altri, bloccando così le nostre reali possibilità.

La domanda quindi è: “È possibile prendere in mano il nostro futuro senza aspettare soluzioni miracolose dall’alto o subendo i cambiamenti?”. Proprio per facilitare una risposta a questo quesito i gruppi locali di transizione che ospitano la Foss hanno strutturato degli eventi che, oltre a dare le informazioni necessarie, creano soprattutto le condizioni e lo spazio dove le persone potranno ritrovare concrete possibilità di fare rete e lavorare in modo creativo.

Questo per trovare possibili soluzioni che stiano al di fuori degli attuali sistemi, anche quelli mentali che, spesso, costituiscono il maggiore limite. Infatti, come diceva anche Einstein: “Non possiamo risolvere i problemi di questo mondo con il medesimo modo di pensare che li ha creati”.

Il primo e unico appuntamento con Nicole Foss nel Nord Italia sarà il 22 Ottobre a Carimate (Como), dove le attività comprenderanno anche due sessioni interattive secondo modalità Open Space Technology. Ben due sono invece gli appuntamenti nella Regione Emilia Romagna: il 25 a Scandiano (Reggio Emilia) e il 26 a Bologna, dove è previsto un momento di approfondimento che prende in particolare considerazione le nostre più recondite emozioni e paure. Il tour si concluderà nelle Marche, a Urbania (Pesaro Urbino), il 29 ottobre, e questa volta i partecipanti avranno modo di discutere quanto emergerà con metodo World Café.

È un netto cambiamento di approccio, per cui la crisi in atto non viene vista solo come uno spauracchio, a cui le persone vengono esposte spesso in totale solitudine, ma come un’occasione per comprendere (e non negare) le informazioni, sicuramente dure e pesanti, per poterle poi trasformare in qualcosa di nuovo, degno di vita e di futuro.

Da: ilfattoquotidiano.it

Decrescita, transizione e comuni virtuosi. I tre movimenti uniti per il cambiamento

InComuni Virtuosi, Transition Town su 8 agosto 2011 a 21:38

[agosto 2011]

 Città di transizione, Decrescita felice e Comuni virtuosi. Tre realtà con origini diverse, ma da sempre accomunate dal desiderio di muoversi verso un ordine sociale che superi il forsennato consumo di combustibili fossili e di petrolio a basso costo. Tre movimenti che ora hanno deciso di intraprendere un progetto comune, a partire da Passerano Marmorito, piccolo comune in provincia di Asti.

Si può cambiare, o meglio, è necessario farlo. Negli ultimi anni anche in Italia sono sorte interessanti forme di reazione all’attuale degenerazione politica, economica, sociale ed ambientale, che hanno iniziato ad avere una diffusione di un certo rilievo. Tre di queste hanno, sin dalla loro nascita, una comunione di intenti che sta prendendo sempre più forma: Città di Transizione, Comuni Virtuosi, Decrescita Felice.
“Tre modi diversi di affrontare lo stesso tipo di tematiche, perseguendo lo stesso tipo di obiettivi”, afferma Maurizio Pallante, presidente e fondatore del MDF. Tre realtà aventi origini diverse sì, ma da sempre accomunate dal desiderio di ricreare una società che vada oltre la forsennata produzione di merci ed il loro frenetico consumo, resi possibili in questi ultimi decenni da una grande disponibilità di petrolio a basso costo.

L’Associazione dei Comuni Virtuosi si occupa prettamente di buone pratiche amministrative, cercando di mettere in rete, anche attraverso il suo “Premio” annuale, le esperienze di tutte quelle amministrazioni che fanno sforzi per rendere più sostenibili la mobilità, la gestione del territorio e dei rifiuti, gli stili di vita e l’impronta ecologica dei loro cittadini. Il Movimento Città di Transizione coinvolge, nelle città interessate, sia la società civile che le amministrazioni in un progetto unitario di progressiva riduzione della dipendenza dalle fonti fossili. Il Movimento per la Decrescita Felice si pone invece l’obiettivo di delineare un progetto politico e culturale che abbia una valenza non solo locale, ma che orienti le attività di chi agisce nel settore industriale, nell’attività politico-amministrativa e di chi vuol cambiare i propri stili di vita.

Le influenze reciproche fra i tre non sono una novità. Cristiano Bottone, uno dei rappresentanti a livello nazionale delle Transition Towns, ricorda che “la prima volta che in Italia si è parlato delle Città di Transizione è stato nel corso di un meeting organizzato dal Movimento per la Decrescita Felice”. Marco Boschini, coordinatore nazionale dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, ritiene invece “essenziale, prima ancora che logico, trovare forme di contatto e reciproca contaminazione tra le varie esperienze in campo”. Anche Ellen Bermann, presidente di Transition Italia, sembra soddisfatta di questa “apertura e volontà di permettere la risonanza e la sinergia tra i Movimenti”.

Tre movimenti che ora hanno deciso di andare oltre, intraprendendo un progetto comune, e portando la fisiologica attrazione reciproca che queste realtà da sempre esercitano l’una sull’altra ai primi risultati. Recentemente, infatti, alcuni rappresentanti delle tre associazioni hanno incontrato a Passerano Marmorito, piccolo comune in provincia di Asti, l’amministrazione comunale (che ha partecipato nella sua interezza), settori di popolazione, associazioni ambientaliste locali e produttori locali.

L’obiettivo è stato quello di capire se l’amministrazione stessa era disposta ad intraprendere questo discorso, facendolo diventare uno stimolo per tutta la popolazione. Ma perché proprio Passerano? Non solo per la maggiore fattibilità, dovuta al fatto che ci sono solo 460 abitanti, ma anche perché quella del comune monferrino è un’amministrazione che non rientra nella logica dei partiti, che ha rotto con un passato in cui amministrare significava solo sviluppo urbanistico, mettendosi in un’ottica di tutela ambientale. Passerano amministra coinvolgendo la popolazione. Periodicamente tutta la giunta incontra i cittadini (40/50 abitanti per frazione), diventando così espressione della società civile, con la quale vuole lavorare.

Maurizio Pallante ha fatto la proposta, Marco Boschini l’ha sottoscritta ed Ellen Bermann ha presentato la metodologia di lavoro. Ora sta al comune metabolizzare questo discorso. Un discorso complesso, ovviamente, che secondo il sindaco, Silvana Bruna, richiederà un po’ di tempo per la sua completa messa in pratica. Le premesse sono ottime, ma anche un comune così piccolo ha bisogno di tempo per organizzarsi in modo tale da tradurre in realtà proposte che, comunque, comporteranno grandi ed importanti cambiamenti.

L’amministrazione comunale, vicina ad una scelta definitiva riguardante l’inizio di questo progetto, secondo la metodologia “di transizione” non si limiterebbe più ad assemblee con la cittadinanza fatte solo per la gestione dell’esistente (strade, boschi, acque), ma affiancherebbe alla consultazione della popolazione anche un elemento di progettualità. Per capire insieme come aumentare la propria resilienza, ossia come potersi “difendere” dai grandi cambiamenti in corso, assorbendoli senza subire traumi. Magari anche riscoprendo modi e usi di quando l’economia di questo grazioso villaggio piemontese, e di tutti i paesi italiani, non si fondava sull’abbondanza di petrolio a basso prezzo; di quando anche senza di esso si andava avanti, perché c’era un rapporto di conoscenza con le risorse del territorio che permetteva di utilizzare al meglio la capacità di entrare in relazione interpersonale (anche di solidarietà), affrontando così una serie di problemi oggi apparentemente insormontabili.

Una volta avviato questo primo progetto, l’obiettivo è di fare in modo che tutti i comuni che hanno già fatto delle scelte “virtuose” (a partire ovviamente da quelli della rete dei Comuni a 5 stelle), avendo già dimostrato una certa sensibilità, possano portare i loro progetti dalla politica amministrativa alla progettazione del futuro della città e della vita dei cittadini, e diventino un ulteriore supporto di diffusione dell’esperienza della Transizione.
Ma sarà davvero possibile diffondere questo tipo di proposte su larga scala, dopo questa prima esperienza piemontese? Maurizio Pallante è ottimista: “La crisi accentuerà questo processo, perché costringerà a rivedere quelli che sono gli attuali stili di vita, sviluppatisi negli ultimi 50 o 60 anni di storia dell’umanità. Siamo immersi in questo tipo di dimensione e convinti che questo sia il modo naturale di vivere, ma storicamente sappiamo che le attuali condizioni sono particolarmente anomale, e molto difficili da riprodurre. Sarà quindi indispensabile scoprire le potenzialità del futuro insite nei modi di vivere di quando non c’era questa abbondanza di fonti fossili a basso costo”.

L’alleanza filosofica e strategica fra i tre Movimenti sta dando i primi risultati. Speriamo che Passerano non rimanga un caso isolato, ma che sia solo il primo tassello di un mosaico di realtà che faranno della svolta epocale che stiamo vivendo il nuovo Rinascimento che, forse in modi diversi, tutti ci auguriamo.

Da: terranauta.it

 

Qualità della vita in Italia: un elenco di 10 comuni selezionati su chiave ecologica e naturalistica

InComuni Virtuosi, Qualità della vita, Sondaggi, Transition Town su 27 maggio 2011 a 00:02

[maggio 2011]

Dove si vive meglio? quante volte ci siamo posti questa domanda, pensando a dove vorremmo vivere in Italia, a un posto per studiare, trasferirci, vivere bene… Innanzitutto dovremmo considerare che Il Prodotto interno lordo non è più considerato un indicatore fedele della qualità della vita, e che è stato sostituito da altri indicatori che più il livello economico valutanole opportunità di impiego per i cittadini, l’efficienza dei servizi sanitari, i servizi offerti dal comune per il tempo libero, la sicurezza e l’ordine pubblico, la soddisfazione personale e la partecipazione civile.
Ma in Italia si vive bene? E dove si vive meglio? Il sole 24 ore ogni anno stila la classifica della qualità della vita: nel 2010 la maglia nera è andata a Napoli che si è aggiudicato l’ultimo posto mentre sono saliti sul podio Bolzano, Trento e Sondrio confermando il trend degli anni passati che indicava il nord-est come la zona dove si vive meglio in Italia. Milano e Roma ancora una volta non sono riuscete ad entrare nella top ten ma si fermano rispettivamente al 21 e 35 posto… ma non ci vogliamo fermare qui.
Yes.life ha voluto stilare per voi una personale classifica su i 10 comuni dove si vive meglio in Italia tenendo in considerazione anche il rispetto per l’ambiente e per il territorio scoprendo anche nei piccoli borghi quella tranquillità e felicità che spesso nelle affollate città viene a mancare. Non ci resta che preparare le valige e iniziare questo tour nell’Italia della qualità della vita e del vivere serenamente!

Dove si vive meglio: qualità della vita in Nord Italia

1. Aosta: storia, fiaba, arte, architettura, castelli che si innalzano all’orizzonte circondati da montagne uniche, borghi disseminati fra le valli, antichi mestieri.. come si fà a non vivere bene in un luogo così? Il tempo sembra fermarsi fra funiculari e sentieri immersi in paesaggi incontaminati che vantano una storia millenaria, senza pensieri e stress cittadino.
Aosta oggi può essere considerata un esempio fra i più rappresentativi delle qualità positive tradizionalmente correlate alla “provincia” italiana: piccole dimensioni, benessere diffuso, servizi vicini al cittadino, integrazione, tranquillità.
Per l’estate una bella novità: il Comune di Aosta e l’assessorato al turismo, hanno messo a punto il ‘Guidabus‘, un pulmino che proporrà ai visitatori del capoluogo una serie di escursioni nei luoghi significativi della regione per tutta la stagione estiva, fino a metà settembre, con la messa in pratica di una reale mobilità sostenibile e attenta all’ambiente.

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Città del futuro. Dall’Inghilterra all’Italia, cresce il movimento delle Transition Town

InNext Economy, Transition Town su 22 maggio 2011 a 23:30

[maggio 2011]

Basta la sigla T.T. a dare un senso molto extra e poco terrestre all’operazione. Intuizione in parte smentita dalla realtà delle Transition Towns che hanno molto di straordinario, ma anche aspetti profondamente terreni. Le Città della transizione sono le tribù del futuro che sposano l’idea del cambiamento, del consumo intelligente di risorse, della semplicità e della condivisione.

Dalla colazione con i prodotti locali coltivati nell’orto, alla spesa a domicilio via internet, dalla bicicletta all’autobus al car-sharing, dai pannelli solari, al camino, al riciclaggio dei rifiuti. Su questi comportamenti virtuosi si fonda l’idea di comunità delle città di domani dove ogni azione è ripensata per privilegiare risparmio energetico, valorizzazione del territorio e relazione.

Totnes, la cittadina inglese nella regione di 25mila abitanti del Devondove tutto è partito nel 2006 grazie al coraggio e al talento visionario di Rob Hopkins (autore del bestseller mondiale Manuale pratico della transizione. Dalla Dipendenza dal petrolio alla forza delle comunità locali) esiste persino una banca che emette il Totnes Pound, una moneta di scambio ad uso locale. Il maggiore gestore di energia sfrutta il vento per produrre elettricità e i sistemi di biomassa dai rifiuti per dare calore.

Il modello è stato replicato non solo inItalia, con gli esempi di Monteveglio  (cui Report ha dedicato una puntata il 12 dicembre 2010), Granarolo (Bologna) e di Prato allo Stelvio (Bolzano), ma anche in Inghilterra, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Francia. Nel mondo sono ormai 300 le città che hanno scelto la via della transizione.

Tutte iniziative partite dal basso che poco alla volta hanno coinvolto le amministrazioni locali moltiplicando le esperienze di successo come quella dei Gas (gruppi di acquisto solidale) della Decrescita felice o dei Comuni virtuosi.

Per saperne di più visitate il sito transitionitalia.worldpress.com che offre la mappa delle Transition Town in Italia o transitionnetwork.org.

Da: blogosfere.it

Transition Town: vivere eco-sostenibile guardando oltre il petrolio

InTransition Town su 13 aprile 2011 a 13:10

[12 aprile 2011]

L’IDEA: “Transition Town” ovvero “Città di Transizione” è un movimento fondato in Irlanda a Kinsale e in Inghilterra a Totnes dall’ambientalista Rob Hopkins negli anni 2005-2006. L’obiettivo del progetto è quello di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio. L’approccio, multidisciplinare e creativo, riguardo a produzione di energia, salute, educazione, economia ed agricoltura, sotto forma di “road map”, è volto  verso un futuro sostenibile per ogni singola comunità urbana, senza distinzioni di grandezza, perciò, sia un piccoli villaggi, un distretto, una città o una conurbazione. Le comunità sono incoraggiate a ricercare metodi per ridurre l’utilizzo di energia, derivante dal petrolio, ed incrementare, invece, la propria autonomia a tutti i livelli.

Nel loro sito, www.transitionwestcliff.org.uk , si può, infatti, leggere: “Ragionando fuori dallo schema corrente, possiamo in realtà, riconoscere che la fine dell’era di petrolio a basso costo è un’opportunità piuttosto che una minaccia e possiamo progettare la futura era a bassa emissione di anidride carbonica come epoca fiorente, caratterizzata da flessibilità e abbondanza – un posto migliore in cui vivere rispetto all’attuale epoca di consumo alienante basata sull’avidità, sulla guerra e sul mito di crescita infinita”. Il movimento è attualmente in rapidissima crescita e conta realtà affiliate in molte parti del mondo. Si segnalano, infatti, oltre cinquanta comunità riconosciute ufficialmente come “Transition Towns” nel Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda.

ITALIA: Anche nel Bel Paese si è convertita la prima “Transition Town”. Si trova in provincia di Bologna e si chiama Monteveglio. Piccolo Comune virtuoso di 5.200 abitanti, è guidato da un giovanissimo Sindaco, eletto al vertice di una lista civica composta per dieci undicesimi da persone per la prima volta in politica, con un’età media di 35 anni. Ogni delibera di giunta tiene conto dell’esigenza di abbandonare l’uso di combustibili fossili. L’idea della “Transizione” l’ha avuta un esiguo gruppo di 15-20 cittadini, che ha dato vita ad un’associazione e, poi, la lista civica ne ha condiviso l’obiettivo.

Concretamente, dalle colonne di City, racconta il Sindaco: “Siamo capofila dei 40 comuni italiani che hanno aderito al cosiddetto Patto dei sindaci, per ridurre del 20 percento la produzione di anidride carbonica (co2) entro il 2020. Venti per cento che si aggiunge al 20 di energia creata da fonti rinnovabili e al 20 risparmiato. Obiettivo che raggiungeremo nel 2012. La scelta, poi, che rivendichiamo con orgoglio è stata quella di non aumentare di neppure un metro le cubature contenute nel nuovo Psc (piano strutturale comunale). E di aver rinunciato a qualunque onere d’urbanizzazione dal bilancio 2011”.

PROSPETTIVE: Mentalità e partecipazione dal basso alla sostenibilità ambientale sono i punti di partenza del progetto del Comune di Monteveglio, assolutamente, espandibili anche in altri contesti italiani e non. Inoltre, riunire la frammentazione socio-relazionale, che può insorgere nelle grandi città, e rinsaldare la loro rete civica e sociale, sono scopi anche a medio-lungo termine non solo auspicabili, ma realmente raggiungibili tramite iniziative come questa, che, concretamente, spingono le persone a coalizzarsi per raggiungere l’obbiettivo superiore, comune e condiviso.

In conclusione, perciò, non solo salvaguardia dell’ambiente, ma anche un nuovo modo di ritrovare “l’animale sociale” che c’è in ciascuno.

Da: mediapolitika.com

Nuovi valori per nuove città: a Benevento nasce l’associazione “In Transizione”

InTransition Town su 2 aprile 2011 a 15:54

[1 aprile 2011]

Sta nascendo proprio in questi giorni in città l’associazione “Benevento in transizione”, un sodalizio pensato per promuovere concreti percorsi innovativi ed alternativi tesi alla realizzazione di una migliore vivibilità della nostra città.

L’idea è nata dopo essere rimasti colpiti da una particolare filosofia di sviluppo delle città che affonda le sue radici nel più ampio progetto della transition town. Ideato dall’ecologista britannico Rob Hopkins nel 2003, rappresenta un movimento culturale che vuole ricondurre i modelli sociali e di sfruttamento delle risorse ad una dimensione che riconosca e rispetti i limiti biologici del pianeta.

In sintesi, dunque , un progetto che parte dal basso, un percorso in cui la comunità, nel libero confronto delle idee, individua ed attua le soluzioni che ritiene più efficaci progettando il proprio futuro.

Il progetto “Benevento in Transizione” non si basa, dunque, su ricette preconfezionate quanto, piuttosto, intende realizzare un programma di sensibilizzazione volto a stimolare e sollecitare un aperto dialogo al fine di ottenere concrete proposte per un buon vivere, possibile ed eco-compatibile. Abbiamo così individuato delle macro-aree sulle quali lavorare per intraprendere e sviluppare il delineato percorso: mobilità sostenibile,
benessere sociale, energie alternative, incentivi a riciclo e riutilizzo, promozione dei prodotti locali.

Già oggi, a Benevento, ciò che fino ad alcuni anni fa sembrava irrealizzabile, e ci riferiamo – ad esempio – alla raccolta differenziata porta a porta, è realtà quotidiana, entrata a far parte del dna di tutta la cittadinanza. Da ciò la consapevolezza che Benevento per migliorare deve affiancare ai percorsi individuati dalle istituzioni, una nuova forza che nasca dal contributo che ciascuno di noi sarà in grado di offrire. Rivolgiamo, pertanto, un appello al comune senso civico affinché numerosi raccolgano l’entusiasmo sotteso a questo movimento, confidando in una viva condivisione e partecipazione in grado di arricchire e migliorare le iniziative che sul territorio già operano in tal senso e di contribuire a crearne delle nuove.

Per maggiori approfondimenti consultare il sito transitionitalia.wordpress.com ed il nostro profilo facebook – Benevento in Transizione, oltre al nostro Blog beneventointransizione.wordpress.com

Da: ilsannita.it

 

Turismo sostenibile ed esperienze nella natura per i bambini: alternativa ai consumi insostenibili per la Terra

InEcoTurismo, Educazione Sostenibile su 17 marzo 2011 a 10:25

[16 marzo 2011]

ECO-TURISMO E BAMBINI

Il turismo sostenibile è in grado di garantire interessanti esperienze nella natura per bambini. I genitori che scelgono l’ecoturismo per i figli devono tenere presente che si tratta di una vacanza ecologica, che offre anche la possibilità di apprendere molto su tutto ciò che riguarda la possibilità di conoscere in maniera diretta gli ecosistemi e i delicati equilibri naturali, a contatto spesso con una biodiversità animale e vegetale, che ai bambini non hanno l’occasione di sperimentare in città. Inoltre è da tenere presente che si tratta di una forma di turismo a basso impatto ambientale.

Questa forma di turismo green deve essere capace di coniugare sviluppo sostenibile ed aspetti culturali. A questo proposito piuttosto utili possono risultare le regole stabilite dalla World Tourism Organisation. Si tratta innanzitutto dell’opportunità riservata ai bambini di apprendere tutto ciò che riguarda la vita della fauna selvatica di un determinato territorio, in modo da riuscire a comprendere maggiormente i rapporti che legano fra di loro i vari ecosistemi. In questo modo si può attuare anche un’importante opera di sensibilizzazione ambientale per ciò che concerne le specie a rischio estinzione, per tutelare la biodiversità

Ecoturismo significa anche prendere consapevolezza del fatto che ci sono alcune risorse naturali da tutelare. Questione molto importante, se si considera che in tema di sostenibilità ambientale i consumi sono spesso insostenibili per la Terra. I bambini, attraverso le loro esperienze a contatto con la natura, possono anche sviluppare un maggiore senso di responsabilità nei confronti dell’inquinamento ambientale.

In tema di turismo sostenibile gli Italiani scelgono sempre di più l’agriturismo, un’ottima opzione per passare qualche giorno in diretto rapporto con l’ambiente naturale. Una scelta valorizzata anche dagli stranieri che per il loro turismo sostenibile scelgono enogastronomia e natura.

CONSUMI INSOSTENIBILI PER LA TERRA

Se vogliamo pensare alla sostenibilità ambientale, si deve considerare che gli attuali consumi insostenibili per la Terra. Le ultime stime hanno infatti messo in evidenza che siamo di fronte ad un impatto ambientale ingente, che ci dovrebbe portare a mettere in atto le giuste strategie per badare alla conservazione dell’ambiente. Il problema consiste principalmente nel fatto che le risorse a nostra disposizione vengono consumate molto più velocemente di quanto occorre perché esse si rigenerino. La questione riguarda i consumi in generale e quello dei vegetali in particolare.

Nello specifico va detto che per ciò che concerne il consumo dei vegetali ci sono delle grandi differenze fra le varie regioni della Terra. I consumi più alti in questo senso si registrano nel Nord America, mentre quelli più bassi si riscontrano nel Sud Est dell’Asia. Non va trascurato nemmeno la stretta correlazione del fenomeno in questione con la crescita della popolazione a livello mondiale. Tutto ciò pone alcuni rilevanti interrogativi. In tema di sostenibilità ambientale ci si chiede infatti se l’energia basterà per il mondo.

Gli scenari prospettati dagli esperti sono incredibili, visto che si parla di affermazione della lotta per assicurarsi le risorse alimentari. Per garantire un impatto ambientale ridotto serve un codice di condotta ecologica non solo per l’Europa, ma per il mondo intero. Si rende infatti necessario un impegno collettivo, se non si vuole finire a far parte della lista che comprende i peggiori Paesi del mondo in fatto di impatto ambientale. I comportamenti ecocompatibili di tutti possono contribuire a rendere il nostro modo di vivere più in sintonia con l’ambiente.

Da: ecoo.it

Il Punto delle Transition Town in Italia al Social Green Festival

InTransition Town su 12 marzo 2011 a 10:30

[11 marzo 2011]

Nell’ambito del Green Social Festival, in scena a Bologna dal 9 al 12 marzo 2011, il pomeriggio di oggi – 11 marzo – è stato dedicato al movimento della Transizione.

Nel convegno CITTÀ IN TRANSIZIONE: IN CAMMINO VERSO UN MONDO OLTRE IL PETROLIO è intervenuto in videoconferenza Daniel Lerch Program Director del Post Carbon Institute che ha illustrato il panorama economico e ambientale degli ultimi anni, spiegando quali sono le ricadute economiche e sociali del cambiamento climatico e del picco del petrolio. Tracciato uno scenario in cui, anche alla luce dei recenti risvolti della crisi libica e dell’aumento del prezzo del petrolio, non è più pensabile immaginare un futuro che non passi per un reale cambiamento dei fondamenti del nostro stile e sistema di vita, a Robert Hopkins, anch’egli collegato via skype, è stato dato il compito di tracciare le possibili soluzioni e le vie percorribili in questa direzione. Il co-fondatore di Transition Town Totnes e del Transition Network ha quindi esposto  il progetto Transition Towns, definendolo come una strategia nata per prepararsi allo shock petrolifero e affrontare la decrescita energetica in modo sereno, riscoprendo il valore e il piacere della comunità.

Robert Hopkins ha raccontato la nascita della prima Transition Town nel 2006, a Totnes, piccola realtà inglese e di come, a partire da quella esperienza, grazie a un formidabile passaparola, abbia preso il via il movimento della Transizione, attualmente attivo a livello globale.

Resilienza e localizzazione le parole chiave per transitare verso una società in grado di guardare realmente al futuro. Capacità quindi, di adattarsi ai cambiamenti, anche traumatici, che vengono dall’esterno e di ricostruire il sistema dei rapporti tra gli uomini, e tra gli uomini e il pianeta che abitano. Inoltre, valorizzazione delle risorse locali e riscoperta delle relazioni.

Piccole e grandi idee pratiche e riflessioni sulle modalità di realizzazione hanno quindi trovato spazio nella discussione della sala gremita, in un interessante dibattito coordinato da Cristiano Bottone, Vicepresidente Associazione Transition Italia e Transition Italia, oltreché promotore del movimento di transizione di Monteveglio, la prima esperienza in Italia, che ha raggiunto recentemente un importante risultato: la delibera comunale di Fuoriuscita dal petrolio e dai combustibili fossili attraverso un Piano di Decrescita Energetica che renda Monteveglio un Comune Post Carbon.

Creatività, spontaneità e diversità: queste le chiavi per pervenire gradualmente a un modello di società sostenibile e non dipendente dal petrolio.

Un pomeriggio, quindi, ricco di stimoli e di nuove idee anche per L’Aquila Transition Town e per la nostra provata comunità, la cui rinascita dovrà necessariamente passare attraverso proposte dal basso fattive e basate sul buon senso, la ricomposizione delle relazioni, la valorizzazione delle risorse locali e una ricostruzione partecipata, sostenibile, a misura d’uomo e del nostro territorio.

di Fabrizia Petrei

Da: laquilaintransizione

Verso il 100% di energia rinnovabile nel 2050

InEnergie Rinnovabili, Governi su 23 febbraio 2011 a 09:25

[22 febbraio 2011]

Sono sempre più numerosi gli studi internazionali che valutano la fattibilità e i costi per coprire con le fonti rinnovabili il 100% della domanda energetica o elettrica entro la metà del secolo, tanto che alcuni Governi, oltre a definire gli obiettivi nel medio periodo (2020), hanno già anche ambiziosi target per il 2050. Una rivoluzione che ha la doppia valenza di contrastare i cambiamenti climatici in atto e l’insicurezza connessa agli approvvigionamenti energetici.

Questo obiettivo, che sembrava ‘eretico’ solo qualche anno fa, oggi viene considerato praticabile nell’ambito della produzione di elettricità e, seppure con qualche difficoltà, anche nel soddisfacimento delle esigenze termiche e del trasporto. I segnali si intravedono: da due anni si investe più in energie rinnovabili che in fonti fossili. Nel 2009 in Europa e negli Stati Uniti la potenza installata di rinnovabili elettriche è stata maggiore rispetto alle fonti tradizionali.

Su questi scenari di metà secolo e sulle potenzialità anche per il nostro Paese si è concentrato il convegno annuale del Kyoto Club, che si è svolto il 16 febbraio scorso a Roma presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, dal titolo “100% Rinnovabili. La sfida per le energie verdi entro il 2050”.

In apertura del convegno, organizzato in occasione del VI anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Catia Bastioli, CEO di Novamont S.p.A. e Presidente Kyoto Club, ha sottolineato l’urgenza che «anche l’Italia dia priorità al cambiamento di modello di sviluppo economico, ormai non più sostenibile, e riconosca la centralità della sostenibilità ambientale e della qualità dei territori, non solo per salvare il pianeta, ma anche per dare competitività economica ai territori stessi, sfruttando l’economia della conoscenza».

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Città di Transizione: Monteveglio, un percorso di innovazione

InTransition Town su 20 febbraio 2011 a 20:43

[18 Febbraio 2011]

Monteveglio, in provincia di Bologna, è la prima Transition Town italiana. Abbiamo incontrato Cristiano Bottone, vicepresidente del nodo italiano della rete di Transizione e tra i fondatori del primo Gruppo Guida a Monteveglio (BO), che ci ha raccontato la transizione di questo paesino sui colli bolognesi che è oggi il comune con più ambizioni ‘Post Carbon’ d’Italia.

Il fenomeno ‘virale’ delle Transition Towns arriva in Italia nel 2007: la storia di come tutto è cominciato suggerisce riflessioni a proposito di come si diffondano le innovazioni – chi le propone, chi aderisce, come, dove… e perché.

Curiosando tra le dinamiche del Movimento di Transizione, le sue storie e le persone che lo popolano, in Italia e nel resto d’Europa, ho scoperto un dettaglio interessante: quasi ovunque, dalla Germania all’Irlanda, da Carimate a Monteveglio, i primi ad entusiasmarsi per questo movimento locale-che-più-locale-non-si-può sono persone che abitano in un luogo diverso da quello da cui provengono. ‘Stranieri’, insomma, o forestieri, nel senso in cui si dice ancora in certe campagne, magari provenienti semplicemente da un’altra regione, o da un’altra città.

La mia impressione è che dietro questo piccolo fatto si nascondano due verità: la prima è che l’innovazione è spesso portata da individui che per storia personale, familiare o lavorativa si spostano molto, traghettando le idee da un luogo all’altro. La seconda è più sottile ed ha a che vedere con il desiderio di appartenere ad un luogo, a una comunità, a un paesaggio. Che in questi tempi di frammentazione è presente probabilmente in tutti noi, ma in alcuni si esprime con maggior forza che in altri.

Non mi stupisce più di tanto quindi venire a sapere che Cristiano Bottone, vicepresidente del nodo italiano della rete di Transizione e tra i fondatori del primo Gruppo Guida a Monteveglio (BO), è proprio una di queste persone.

“Quando sono arrivato a Monteveglio”, racconta, “ho passato quasi un anno a guardarmi intorno, cercando di capire le dinamiche sociali, chi fossero le persone e le associazioni più attive, influenti o partecipate”. Poi, ha raccolto quella che sembrava una buona idea, scovata nella grande rete, e ha tentato il trapianto nella sua nuova terra.

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