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Turismo rurale ed eco-turismo: i concetti del presente e del futuro

InEcoTurismo, Educazione Sostenibile, Next Economy su 5 giugno 2011 a 22:36

[giugno 2011]

Ci piace parlare di concetti comeeco-turismo e turismo rurale e ci sono associazioni che si impegnano a diffondere questa concezione. Cosa significa eco-turismo? Vuol dire viaggiare in maniera consapevole verso aree di interesse naturale, con un profondo rispetto per quei luoghi.

Chi vuole viaggiare in questo modo lo fa per comprendere molto di più sulla cultura e sulla storia di quel luogo. Si diventa in questo modo turisti partecipanti. L’eco-turista si preoccupa di preservare l’integrità di quel luogo, di conoscerlo e di rispettarlo. Il turismo sostenibile offre esperienze uniche a stretto contatto con il luogo che lo ospita.

E’ una forma di turismo in continua crescita, grazie all’aumento della consapevolezza nei confronti dei temi ecologici. Può anche essere definito una forma di turismo comunitario che prevede uno stretto contatto con gli abitanti dei luoghi che si visitano. Una forma di viaggio responsabile, che ha come obiettivo quello di preservare gli ambienti naturali.

Anche nell’Occidente industrializzato sono moltissimi quelli che auspicano un ritorno alla natura. Si tratta di un’esperienza che ha un’altissima valenza educativa anche per i più piccoli, un modo per fare educazione ambientale.

Fare eco-turismo significa preoccuparsi dell’ambiente e impegnarsi attivamente per proteggerlo. Un modo per imparare a conoscere ed amare siti di interesse storico e naturalistico. E’ poi possibile fare delle donazioni alla popolazione locale e aiutare le comunità a crescere.

Un modo per portare ricchezza ma rispettando quei luoghi e non inquinandoli, come invece succede con le multinazionali.

Viaggiare in modo responsabile è il concetto delle prossime generazioni, il concetto del futuro.

Da: risparmioinviaggio.it

Il fotovoltaico fai da te fra due anni sarà l’energia più conveniente

InEnergie Rinnovabili, Green Economy su 5 giugno 2011 a 17:43

[giugno 2011]

Secondo uno studio del professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova, nel 2013 sarà raggiunta la “grid parity”: il prezzo del chilowattora per autoconsumo prodotto con panelli solari sarà uguale a quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica

essuno l’aveva previsto. Eppure, entro due anni, l’energia solare “fai da te” sarà più conveniente, anche senza incentivi: autoprodurre elettricità con pannelli fotovoltaici, specie nel Sud, costerà meno della bolletta dell’Enel. Si avvicina infatti la “grid parity”, la coincidenza tra il costo del chilowattora per autoconsumo, prodotto con panelli da 200 kW di picco (kWp), e quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica. A rivelarlo sono i calcoli eseguiti dal professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova. Ma le buone notizie non si fermano qui: per Vishal Shah, analista di Wall Street, il settore solare vedrà nei prossimi anni una riduzione dei costi di un ulteriore 40%.

Nel Sud Italia la grid parity sarà raggiunta già verso la metà del 2013, per gli impianti industriali da 200 kWp. Per gli impianti domestici (più piccoli, da 3 kWp) si dovrà aspettare un anno in più. Per i grandi impianti allo stesso risultato si arriverà nel 2015 al Centro e nel 2016 al Nord. Per quelli piccoli ci vorrà un anno in più. I calcoli sono stati eseguiti stimando una vita media dei moduli di 25 anni e includendo un tasso di interesse del 5,3%, ma concentrandosi appunto sull’autoconsumo, invece che sulla produzione di elettricità da vendere alla rete.

Lo studio di Lorenzoni ed il suo team, commissionato da Conergy Italia, è partito dall’analisi della variazione di prezzo degli impianti prevista per i prossimi anni da European Photovoltaic Association e altre agenzie di ricerca: i moduli fotovoltaici dovrebbero passare dai 1,4 euro/Wp di oggi a circa 1 euro/Wp entro i prossimi due anni. Questo porterebbe i sistemi fotovoltaici a costare molto meno: i piccoli impianti (3 kWp) passerebbero dagli attuali 3.600 euro/kW a 2.800 nel 2014, mentre quelli da 200 kWp da 2.800 euro/kWp a circa 2.000 nel 2014. Queste stime sono state elaborate prima del quarto conto energia, ma “con la riduzione delle tariffe incentivanti i prezzi caleranno anche più rapidamente del previsto”, spiega il professor Lorenzoni (fonte: QualEnergia).

Non solo, le ipotesi del gruppo di ricerca veneto sono approssimate per difetto: si è voluto stimare, ad esempio, un aumento annuale medio delle bollette elettriche del 3-3,28%. Un valore che potrebbe essere sottostimato, se si considera il possibile aumento del prezzo del petrolio. Se i costi legati alla produzione di energia dovessero essere maggiori di quanto stimato e gli impianti dovessero costare meno, la grid parity potrebbe quindi essere raggiunta anche prima di quanto previsto dallo studio dell’Università di Padova.

Fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe azzardato una previsione del genere sull’autonomia energetica familiare, né tanto meno una diminuzione dei prezzi del fotovoltaico che, dal 2008 al 2011, è arrivato a sfiorare il 60%. Margini di riduzione che sono ancora ampi: nei prossimi 3-5 anni, infatti, il fotovoltaico potrà costare negli Usa tra 1,3 e 1,4 dollari per watt, ed è possibile arrivare presto alla soglia del dollaro per Watt. Ad affermarlo è Vishal Shah, analista a Wall Street specializzato nel settore solare.

Negli ultimi quattro anni, i prezzi del fotovoltaico sono scesi tanto da riuscire a superare in convenienza anche l’energia nucleare, secondo uno studio della Duke University in North Carolina. A differenza del professor Lorenzoni, però, Vishal Shah ritiene negativo il fatto che i governi possano rivedere le loro politiche di incentivazione: per l’analista newyorkese, infatti, ciò sarà l’unico freno al boom del solare. Sul prossimo raggiungimento della grid parity in alcune parti dell’Europa meridionale, però, si è tutti concordi. Non solo, per Shah nel vecchio continente l’energia elettrica da fonte solare sostituirà presto quella prodotta con il gas naturale, mentre in altre parti del mondo soppianterà anche quella prodotta con l’inquinante e sempre più costoso gasolio.

Da: ilfattoquotidiano.it

Qualità della vita in Italia: un elenco di 10 comuni selezionati su chiave ecologica e naturalistica

InComuni Virtuosi, Qualità della vita, Sondaggi, Transition Town su 27 maggio 2011 a 00:02

[maggio 2011]

Dove si vive meglio? quante volte ci siamo posti questa domanda, pensando a dove vorremmo vivere in Italia, a un posto per studiare, trasferirci, vivere bene… Innanzitutto dovremmo considerare che Il Prodotto interno lordo non è più considerato un indicatore fedele della qualità della vita, e che è stato sostituito da altri indicatori che più il livello economico valutanole opportunità di impiego per i cittadini, l’efficienza dei servizi sanitari, i servizi offerti dal comune per il tempo libero, la sicurezza e l’ordine pubblico, la soddisfazione personale e la partecipazione civile.
Ma in Italia si vive bene? E dove si vive meglio? Il sole 24 ore ogni anno stila la classifica della qualità della vita: nel 2010 la maglia nera è andata a Napoli che si è aggiudicato l’ultimo posto mentre sono saliti sul podio Bolzano, Trento e Sondrio confermando il trend degli anni passati che indicava il nord-est come la zona dove si vive meglio in Italia. Milano e Roma ancora una volta non sono riuscete ad entrare nella top ten ma si fermano rispettivamente al 21 e 35 posto… ma non ci vogliamo fermare qui.
Yes.life ha voluto stilare per voi una personale classifica su i 10 comuni dove si vive meglio in Italia tenendo in considerazione anche il rispetto per l’ambiente e per il territorio scoprendo anche nei piccoli borghi quella tranquillità e felicità che spesso nelle affollate città viene a mancare. Non ci resta che preparare le valige e iniziare questo tour nell’Italia della qualità della vita e del vivere serenamente!

Dove si vive meglio: qualità della vita in Nord Italia

1. Aosta: storia, fiaba, arte, architettura, castelli che si innalzano all’orizzonte circondati da montagne uniche, borghi disseminati fra le valli, antichi mestieri.. come si fà a non vivere bene in un luogo così? Il tempo sembra fermarsi fra funiculari e sentieri immersi in paesaggi incontaminati che vantano una storia millenaria, senza pensieri e stress cittadino.
Aosta oggi può essere considerata un esempio fra i più rappresentativi delle qualità positive tradizionalmente correlate alla “provincia” italiana: piccole dimensioni, benessere diffuso, servizi vicini al cittadino, integrazione, tranquillità.
Per l’estate una bella novità: il Comune di Aosta e l’assessorato al turismo, hanno messo a punto il ‘Guidabus‘, un pulmino che proporrà ai visitatori del capoluogo una serie di escursioni nei luoghi significativi della regione per tutta la stagione estiva, fino a metà settembre, con la messa in pratica di una reale mobilità sostenibile e attenta all’ambiente.

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Transition Town: vivere eco-sostenibile guardando oltre il petrolio

InTransition Town su 13 aprile 2011 a 13:10

[12 aprile 2011]

L’IDEA: “Transition Town” ovvero “Città di Transizione” è un movimento fondato in Irlanda a Kinsale e in Inghilterra a Totnes dall’ambientalista Rob Hopkins negli anni 2005-2006. L’obiettivo del progetto è quello di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio. L’approccio, multidisciplinare e creativo, riguardo a produzione di energia, salute, educazione, economia ed agricoltura, sotto forma di “road map”, è volto  verso un futuro sostenibile per ogni singola comunità urbana, senza distinzioni di grandezza, perciò, sia un piccoli villaggi, un distretto, una città o una conurbazione. Le comunità sono incoraggiate a ricercare metodi per ridurre l’utilizzo di energia, derivante dal petrolio, ed incrementare, invece, la propria autonomia a tutti i livelli.

Nel loro sito, www.transitionwestcliff.org.uk , si può, infatti, leggere: “Ragionando fuori dallo schema corrente, possiamo in realtà, riconoscere che la fine dell’era di petrolio a basso costo è un’opportunità piuttosto che una minaccia e possiamo progettare la futura era a bassa emissione di anidride carbonica come epoca fiorente, caratterizzata da flessibilità e abbondanza – un posto migliore in cui vivere rispetto all’attuale epoca di consumo alienante basata sull’avidità, sulla guerra e sul mito di crescita infinita”. Il movimento è attualmente in rapidissima crescita e conta realtà affiliate in molte parti del mondo. Si segnalano, infatti, oltre cinquanta comunità riconosciute ufficialmente come “Transition Towns” nel Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda.

ITALIA: Anche nel Bel Paese si è convertita la prima “Transition Town”. Si trova in provincia di Bologna e si chiama Monteveglio. Piccolo Comune virtuoso di 5.200 abitanti, è guidato da un giovanissimo Sindaco, eletto al vertice di una lista civica composta per dieci undicesimi da persone per la prima volta in politica, con un’età media di 35 anni. Ogni delibera di giunta tiene conto dell’esigenza di abbandonare l’uso di combustibili fossili. L’idea della “Transizione” l’ha avuta un esiguo gruppo di 15-20 cittadini, che ha dato vita ad un’associazione e, poi, la lista civica ne ha condiviso l’obiettivo.

Concretamente, dalle colonne di City, racconta il Sindaco: “Siamo capofila dei 40 comuni italiani che hanno aderito al cosiddetto Patto dei sindaci, per ridurre del 20 percento la produzione di anidride carbonica (co2) entro il 2020. Venti per cento che si aggiunge al 20 di energia creata da fonti rinnovabili e al 20 risparmiato. Obiettivo che raggiungeremo nel 2012. La scelta, poi, che rivendichiamo con orgoglio è stata quella di non aumentare di neppure un metro le cubature contenute nel nuovo Psc (piano strutturale comunale). E di aver rinunciato a qualunque onere d’urbanizzazione dal bilancio 2011”.

PROSPETTIVE: Mentalità e partecipazione dal basso alla sostenibilità ambientale sono i punti di partenza del progetto del Comune di Monteveglio, assolutamente, espandibili anche in altri contesti italiani e non. Inoltre, riunire la frammentazione socio-relazionale, che può insorgere nelle grandi città, e rinsaldare la loro rete civica e sociale, sono scopi anche a medio-lungo termine non solo auspicabili, ma realmente raggiungibili tramite iniziative come questa, che, concretamente, spingono le persone a coalizzarsi per raggiungere l’obbiettivo superiore, comune e condiviso.

In conclusione, perciò, non solo salvaguardia dell’ambiente, ma anche un nuovo modo di ritrovare “l’animale sociale” che c’è in ciascuno.

Da: mediapolitika.com

Nuovi valori per nuove città: a Benevento nasce l’associazione “In Transizione”

InTransition Town su 2 aprile 2011 a 15:54

[1 aprile 2011]

Sta nascendo proprio in questi giorni in città l’associazione “Benevento in transizione”, un sodalizio pensato per promuovere concreti percorsi innovativi ed alternativi tesi alla realizzazione di una migliore vivibilità della nostra città.

L’idea è nata dopo essere rimasti colpiti da una particolare filosofia di sviluppo delle città che affonda le sue radici nel più ampio progetto della transition town. Ideato dall’ecologista britannico Rob Hopkins nel 2003, rappresenta un movimento culturale che vuole ricondurre i modelli sociali e di sfruttamento delle risorse ad una dimensione che riconosca e rispetti i limiti biologici del pianeta.

In sintesi, dunque , un progetto che parte dal basso, un percorso in cui la comunità, nel libero confronto delle idee, individua ed attua le soluzioni che ritiene più efficaci progettando il proprio futuro.

Il progetto “Benevento in Transizione” non si basa, dunque, su ricette preconfezionate quanto, piuttosto, intende realizzare un programma di sensibilizzazione volto a stimolare e sollecitare un aperto dialogo al fine di ottenere concrete proposte per un buon vivere, possibile ed eco-compatibile. Abbiamo così individuato delle macro-aree sulle quali lavorare per intraprendere e sviluppare il delineato percorso: mobilità sostenibile,
benessere sociale, energie alternative, incentivi a riciclo e riutilizzo, promozione dei prodotti locali.

Già oggi, a Benevento, ciò che fino ad alcuni anni fa sembrava irrealizzabile, e ci riferiamo – ad esempio – alla raccolta differenziata porta a porta, è realtà quotidiana, entrata a far parte del dna di tutta la cittadinanza. Da ciò la consapevolezza che Benevento per migliorare deve affiancare ai percorsi individuati dalle istituzioni, una nuova forza che nasca dal contributo che ciascuno di noi sarà in grado di offrire. Rivolgiamo, pertanto, un appello al comune senso civico affinché numerosi raccolgano l’entusiasmo sotteso a questo movimento, confidando in una viva condivisione e partecipazione in grado di arricchire e migliorare le iniziative che sul territorio già operano in tal senso e di contribuire a crearne delle nuove.

Per maggiori approfondimenti consultare il sito transitionitalia.wordpress.com ed il nostro profilo facebook – Benevento in Transizione, oltre al nostro Blog beneventointransizione.wordpress.com

Da: ilsannita.it

 

Il business all’insegna della sostenibilità: presentata a Milano la ricerca per una filiera sostenibile

InSondaggi su 18 marzo 2011 a 09:44

[17 marzo 2011]

E’ stata presentata  a Milano la ricerca quali-quantitativa “Per una filiera sostenibile: il punto di vista di imprese e consumatori”.

La ricerca è stata sviluppata dal laboratorio PMI, Filiera Sostenibile che Fondazione Sodalitas ha recentemente costituito insieme con quattro PMI che hanno saputo ripensare il loro modello di business attorno alla sostenibilità: Filca Cooperative, Gam Edit, Mazzali e Palm. Al Laboratorio partecipa anche l’organismo internazionale di certificazione Bureau Veritas.

L’indagine è stata condotta dall’istituto GfK Eurisko, che ha intervistato  un campione di 500 consumatori rappresentativi della popolazione italiana e di 183 imprese rappresentative del mercato italiano. Nella fase qualitativa sono stati inoltre intervistati individualmente 8 responsabili acquisti di altrettanti grandi imprese aderenti a Fondazione Sodalitas.

“L’obiettivo della Ricerca è comprendere come la Sostenibilità venga integrata dalle aziende nella gestione della filiera e come impatti sulle decisioni di acquisto dei consumatori” ha affermato Ugo Castellano, Consigliere Delegato di Fondazione Sodalitas  “E’ significativo il fatto che la ricerca sia stata promossa da un laboratorio interamente composto da PMI. Una volta tanto sono le piccole e media realtà italiane ad essere all’avanguardia in tema di sostenibilità e, in particolare, nella diffusione della cultura della filiera sostenibile”.

LE IMPRESE
La sostenibilità è ormai un valore di riferimento per il 58% delle imprese intervistate, che attribuiscono la stessa rilevanza alle sue tre dimensioni – gli aspetti sociali, gli aspetti ambientali e la relazione con il mercato – tutte percepite come ugualmente importanti (rispettivamente 83%, 78% e 74%).

Oltre un terzo delle imprese considera molto importante la sostenibilità di filiera. Tuttavia, solo una minoranza (29%) delle imprese facenti parte del campione dichiara di avere molta familiarità con questo concetto, mentre una percentuale consistente (45%) dichiara di averne “abbastanza”, a conferma della progressiva integrazione di questa dimensione nella cultura aziendale.
La conoscenza risulta più diffusa nelle piccole imprese e nelle aziende che operano anche sui mercati esteri.

Tre criteri risultano di primaria importanza nella scelta dei fornitori: la qualità del prodotto/servizio acquistato (96%), i tempi di consegna e le condizioni commerciali (entrambi all’89%) e, alle spalle di questi – allineato al servizio post-vendita – si colloca “il rispetto dei criteri etici, sociali e ambientali” (63%), che risulta dunque importante ma non primario agli occhi delle imprese.

Per la maggioranza delle aziende (53%) la sostenibilità è criterio di scelta applicato tuttavia nella selezione dei soli fornitori “critici”, ovvero per le forniture direttamente legate ai prodotti/servizi che l’azienda offre. Solo il 15% del campione applica criteri di sostenibilità alla scelta di tutti i fornitori.

Nella maggioranza dei casi vengono tenuti in considerazione sia criteri sociali che criteri ambientali, con una leggera prevalenza accordata al rispetto di standard sociali in particolare quelli riguardanti i diritti dei lavoratori.

La maggioranza (54%) delle aziende ha già avuto occasione di riconoscere un premium price a fornitori che davano maggiori garanzie in termini di sostenibilità ed una percentuale solo leggermente inferiore (49%) si dichiara orientata a farlo di nuovo in futuro. Una netta maggioranza (73%) si riconosce nell’opinione
I CONSUMATORI
La maggioranza dei consumatori (63%) ha già sentito parlare di sostenibilità, anche se solo il 19% di essi (prevalentemente giovani e con un livello di istruzione alto) ritiene di conoscerne adeguatamente il significato, all’interno del quale gli aspetti ambientali tendono a prevalere (83%) su quelli sociali (64%).

La responsabilità di uno “sviluppo sostenibile” viene attribuita in primo luogo al Governo (86%) e alle Amministrazioni locali (82%) ma anche le imprese e i cittadini vengono viste da una percentuale molto elevata del campione (superiore al 70%) come investiti dalla responsabilità di garantire la sostenibilità dello sviluppo: ciascun cittadino può dare il proprio contributo in questo senso, in particolare attraverso i comportamenti e le scelte quotidiane, soprattutto quelle che oltre ad un vantaggio per l’ambiente comportano anche un risparmio economico.

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Ecoturismo: nascita, definizione e caratteristiche

InEcoTurismo su 12 marzo 2011 a 22:09

[marzo 2011]

Ecoturismo
Ovvero “turismo ecologico”, scelto da viaggiatori impegnati in ambito sociale ed ecologico. Nel 2002, dichiarato anno nazionale dell’ecoturismo dalle nazioni Unite, è stata coniata appunto la definizione di “ecoturismo” attraverso la dichiarazione di Quebec (Quebec Declaration of Ecotourism); essa è stata definita da componenti di 132 differenti stati (i delegati erano in tutto 1169) ed enti che si occupano di turismo ed ambiente.

Proprio attraverso questa dichiarazione, nel 2002, l’ecoturismo è uscito finalmente dalla ristretta visione che lo definiva solamente come semplice “turismo ecologico”, per assumere una fisionomia più complessa e moderna: oltre ad essere una crescente risorsa economica, esso infatti riguarda anche le comodità desiderate dal viaggiatore, oltre che il rispetto e la tutela delle varie comunità toccate e dell’ambiente.

Definizione
L’International Ecotourism Society ha così definito l’ecoturismo, coniando una definizione che ha riscosso molto successo: “l’ecoturismo è un modo responsabile di viaggiare in aree naturali, conservando l’ambiente e sostenendo il benessere delle popolazioni locali”.
Questa definizione segna quindi in maniera programmatica gli obiettivi fondamentali che un ecoturista deve prefiggersi, ovvero:

  • che le componenti della società e della cultura si conciliino perfettamente con l’ambiente, senza interferire con esso;
  • sostenere quelle attività che si preoccupano di proteggere sia l’ambiente che i suoi abitanti, anche con una più equa ridefinizione dei redditi da distribuire;
  • operare per sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto al tema del rispetto dell’ambiente, in modo che venga riconosciuto consapevolmente come una risorsa importante e gestito di conseguenza.

L’Associazione Ecoturismo Italia ha coniato, a questo proposito, un’altra definizione: “un modo di viaggiare responsabile in aree naturali, conservando l’ambiente in cui la comunità locale ospitante è direttamente coinvolta nel suo sviluppo e nella sua gestione, ed in cui la maggior parte dei benefici restano alla comunità stessa“ .

Caratteristiche
L’ecoturismo deve infatti unire questi due aspetti fondamentali: la comodità del turista, che implica il suo desiderio di fruizione delle risorse ambientali, culturali e sociali, e la tutela dei beni di fruizione, che non deve mai venire a mancare in nessun modo. Ecco alcuni aspetti specifici dell’ecoturismo:

  • vuole promuovere lo sviluppo sostenibile in ambito turistico;
  • rispetta le risorse ambientali, impedendone il danneggiamento;
  • segue una mentalità che mette al primo posto l’ambiente, e non il turista (ha quindi una visione biocentrica);
  • chiede a chi usufruisce di questo tipo di turismo di rispettare a sua volta le risorse ambientali, senza pretendere di danneggiarle o modificarle a suo piacimento;
  • mira a privilegiare il rapporto diretto tra l’uomo e la natura.

Da: guidaacquisti.net

Train specialist e web manager: le nuove frontiere del turismo nel TFP summit di Milano

InTurismo&Consigli su 10 marzo 2011 a 01:07

[9 e 10 marzo 2011]

Oltre trenta aziende in cerca di lavoratori e giovani che sognano una carriera in hotel e tour operator. Incontri a Milano, il 9 e il 10 marzo, in occasione del Tfp Summit. Posizioni aperte soprattutto nel settore alberghiero, della ristorazione e dei business travel. Tra le figure emergenti, dall’estero è in arrivo il social media manager.

Addetti al ricevimento, maître d’hotel, Spa manager e governanti, ovvero chi coordina e gestisce il lavoro ai piani. Poi cuochi, receptionist, food & benevarage assistant, addetti al booking, responsabili amministrativi e anche train specialist. Sono alcune delle posizioni aperte nelle aziende che il 9 e il 10 marzo, al Palazzo dei Giureconsulti di Milano, partecipano alla quarta edizione del Tfp Summit, il salone dedicato alla formazione e alle professioni del turismo.

“Il Summit – spiega il curatore Emilio De Risi, responsabile marketing della piattaforma Job in tourism – rispetto ad altre job fair presenti sul mercato del turismo si presenta come un evento più qualificato. Prima di tutto non avremo agenzie di animazione, non tanto per snobismo verso chi in estate lavora nei villaggi, ma perché crediamo che il turismo sia un’industria e come tale richiede profili specializzati. Per rendere l’appuntamento utile non solo a chi cerca lavoro ma anche a chi vuole formarsi, avremo inoltre un ricco calendario di tavole rotonde e seminari gratuiti su argomenti come la comunicazione turistica, la gestione del personale oppure il contenzioso legale”.

Oltre trenta le aziende e le società turistiche che saranno presenti al Summit. Ognuna ha già indicato la figura professionale – o le figure – di cui è alla ricerca e a Milano vorrà incontrare candidati motivati e dalle giuste competenze. “Il grosso delle aziende espositrici – continua De Risi – rientra nel settore alberghiero, che in genere è l’ambito che, per numero di strutture e per livello di turn over, offre più occasioni di lavoro. Avremo anche società che si occupano di incentive e di viaggi di lavoro, un tour operator e, dal momento che anche nel turismo la ricerca di profili va sempre più esternalizzandosi, anche agenzie del lavoro e head hunter per le posizioni più prestigiose”.

Nel 2010 l’appuntamento ha registrato 2300 visitatori e quest’anno le iscrizioni – gratuite – hanno già superato quota 2500. Tra le novità dell’edizione 2011, la presenza del management di Ntv, la nuova società di trasporto ferroviario sulla rete ad alta velocità, guidata da Luca Cordero di Montezemolo. “Si sono affidati a noi perché cercano non ‘semplici’ capi-treno, ma train manager con spiccate capacità nell’accoglienza, una figura che sta suscitando molto interesse”. D’attualità il seminario dedicato agli “strumenti web 2.0 per la ricerca di lavoro”. Già, perché il mondo cambia e cambia anche il modo di cercare lavoro: non solo annunci cartacei e portali specializzati, ma anche social network, a partire da LinkedIn e Facebook. “Ma attenzione alla reputazione online – avverte De Risi -: tra i vostri contatti potrebbero esserci aziende che possono non gradire alcuni post e commenti”.

Ma oggi qual è il settore che offre maggiori possibilità nel turismo? “Nella ristorazione c’è richiesta, e ce ne sarà sempre, di profili classici, soprattutto in cucina. Di mestieri nuovi in assoluto non ce ne sono, piuttosto alcuni si stanno evolvendo, soprattutto nel settore alberghiero, dove c’è sempre più spazio per il revenue manager”. E cioè? “E’ una figura nata nel settore aereo e fondamentalmente decide il prezzo delle camere: il cartello posto dietro la porta delle camere praticamente non vale più, perché oggi il prezzo non dipende da alta e bassa stagione, ma da molteplici variabili, come competitor, eventi, canali e formule di vendita”.

Nei grandi hotel, il revenue manager lavora a braccetto con chi si occupa di web marketing e promozione sui siti internet. Insomma, per farsi largo in albergo essere “smanettoni” non guasta. Tanto che, conclude De Bisi, “soprattutto nelle grandi catene straniere si sta affermando il social media manager”. Il suo compito? Postare, commentare, condividere, promuovere, invitare, fare amicizia e dialogare con vecchi e potenziali clienti, tenendo sempre d’occhio il buon nome dell’azienda.

Info su: tfpsummit.it
Da: miojob.repubblica.it

Ikea Italia: corsa alla sostenibilità, in ogni negozio una mini centrale di energia pulita

InEsempi Aziendali su 8 marzo 2011 a 03:03

[7 marzo 2011]

Altro che Lack e Stolmen, la lotta dura ora si fa sulla sostenibilità. Ikea Italia rilancia e annuncia un investimento ambientale di 20 milioni di euro attraverso l’installazione di 150.000 pannelli fotovoltaici. Entro l’agosto 2011 ogni negozio sarà una piccola centrale di energia solare: pulita, rinnovabile, sostenibile.

Circa 150.000 moduli in silicio amorfo saranno posati su una sottostruttura in alluminio e appoggiati sui tetti e, per il negozio di Catania, anche sulle pensiline nel parcheggio. Una superficie grande come 16 campi da calcio per coprire circa il 10% del fabbisogno elettrico di Ikea Italia. I consumi per l’illuminazione del primo piano (showroom) di tutti i negozi saranno soddisfatti grazie a questa energia rinnovabile. Un totale di 10.000.000 di kWh di energia elettrica, pari al consumo medio di 3.300 famiglie, saranno prodotti ogni anno con una tecnologia affidabile ed innovativa.

In questo modo si eviterà ogni anno l’emissione in atmosfera di circa 4.000 tonnellate di anidride carbonica, corrispondenti al quantitativo di CO2 assorbito annualmente da 400 ettari di foresta tropicale ed alle emissioni di 3.300 vetture che percorrono mediamente 10.000 km. Una parte fondamentale della politica aziendale inoltre proseguirà sulla politica di contenimento degli sprechi e uso oculato delle materie prime, privilegiando il ricorso a materiali riciclati, riciclabili a fine vita, di origine naturale e rinnovabile, riduzione di anidride carbonica attraverso la riduzione dei consumi, l’ottimizzazione del funzionamento degli impianti e l’ approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili (nel 2010 pari all’ 83%).

Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, l’obiettivo è ridurli attraverso lo sviluppo di un packaging meno voluminoso, separarli con la raccolta differenziata ed avviarli a riciclo/recupero. Nel 2010 è stato recuperato il 90% dei rifiuti (+3% della quota di rifiuti riciclati). Senza dimenticarsi del bio. Nei ristoranti del gruppo sono presenti sempre più prodotti biologici e ben 58 ricette di origine biologica. 2.080 tonnellate di prodotti biologici sono stati acquistati da Ikea in Italia nel 2010 (+38% sul 2009). “Ikea Italia? Un fiore all’occhiello che è diventata il terzo fornitore dell’azienda nel mondo dopo la Cina e la Polonia, e batte perfino la Svezia, dove ha sede il gruppo”, ha detto l’amministratore delegato di Ikea Italia Lars Petersson nel corso di un incontro a Milano.

Da: alternativasostenibile.it

Auto: il 74% degli italiani è interessato alle elettriche

InMobilità Sostenibile su 2 marzo 2011 a 20:54

[1 marzo 2011]

E’ del 74% la percentuale di italiani che prende in esame la possibilita’ di passare all’auto elettrica. Anche se la prudenza, prima di passare all’acquisto, resta alta. E’ questo il risultato piu’ significativo del ‘Global e-Vehicles Survey’, l’indagine condotta da Deloitte sulle aspettative degli automobilisti i cui risultati per l’Europa sono stati presentati in anteprima oggi a Milano durante il convegno ‘E-car: grande domanda, offerta adeguata?” organizzato da Assolombarda e Unindustria in collaborazione con Deloitte.

Secondo lo studio, i potenziali ‘First movers’ sono soprattutto i giovani di citta’, attenti all’ambiente e attratti dalle auto elettriche perche’ convenienti, sicure, alla moda e con un buon ‘value for money’. La maggior parte degli intervistati considera i veicoli elettrici migliori rispetto ai tradizionali veicoli a combustione in termini di impatto ambientale e costi grazie alla disponibilita’ di incentivi governativi. Ma i veicoli a combustione sono considerati i migliori in termini di autonomia, comodita’ di rifornimento rispetto alla ricarica e di prezzo.

“E’ un mercato su cui stiamo riflettendo -ha commentato Alberto Meomartini, presidente di Assolombarda- ancora piccolo ma attraente per la possibilita’ che offre di diminuire l’inquinamento”. Roberto Testore, responsabile del progetto Ambiente, Energia e Sicurezza di Assolombarda, nel corso del suo intervento ha sottolineato come il tema della mobilita’ elettrica nell’area milanese risulti di “estrema attualita’” dato che ormai da diversi anni la citta’ vive limitazioni alla circolazione e blocchi del traffico a causa del superamento dei limiti di concentrazione delle polveri sottili imposti dall’Ue. Anche alla luce degli ultimi avvenimenti del Nord-Africa, per Testore occorre “riflettere sulla necessita’ di diversificare le modalita’ di alimentazione dei veicoli verso soluzioni sempre meno costose”.

Da: libero-news.it

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