ecoenrico

Posts contrassegnato dai tag ‘sostenibilità’

Hotel Mulino di Firenze: il primo eco-mulino al mondo che autoproduce energia pulita

InEcoHotels, EcoResort, Nuove Soluzioni su 7 dicembre 2011 a 01:38

[dicembre 2011]

Il Mulino di Firenze, risalente al 1300, disegnato sulle carte di Leonardo da Vinci e citato da Dante Alighieri, è il primo mulino al mondo ad essersi dotato di un impianto di autoproduzione energetica a zero emissioni.

Trasformato nel 2010 in eco-hotel, Il Mulino sposa infatti la filosofia del turismo eco-compatibile e del totale rispetto ambientale. Una sapiente ristrutturazione lo ha recentemente riportato alla luce seguendo i principi della bio-architettura, grazie all’utilizzo di materiali naturali e di sistemi energetici a basso impiego di energia.

Per far fronte al fabbisogno energetico dell’hotel è stato installato un impianto di cogenerazione ad alto rendimento con tecnologia a turbina “senza olio”, un brevetto unico al mondo della IBT Group. Più precisamente 2 turbine producono i 125kW elettrici e 224kW termici necessari ad alimentare i carichi dell’hotel, contribuendo a ridurre le emissioni di CO2 emesse nell’atmosfera di 118 tonnellate all’anno con un risparmio energetico di oltre il 30%.

All’interno del Mulino un ristorante propone una cucina a chilometri zero, dove tutto ciò che è servito è stato prodotto con alimenti provenienti da aziende agricole, allevamenti, fattorie e cantine della zona per ricreare i veri sapori della cucina toscana, esaltando il gusto autentico di ingredienti genuini e prodotti biologici. Questo piccolo boutique hotel di 36 camere conserva la struttura originale e il fascino dell’antico mulino ma è allo stesso tempo in grado di offrire tutto il comfort e i servizi di un 4 stelle superiore. Situato sulla riva sinistra dell’Arno, immerso nel verde, a 15 minuti dal centro di Firenze gode di una vista impareggiabile sul fiume, sul Borgo del Mulino e sulle colline circostanti.

La struttura è inoltre dotata di una piccola SPA, così intima da poter essere utilizzata soltanto da due persone alla volta, che offre sauna finlandese, bagno turco e vari trattamenti benessere quali massaggi Ayurvedici e la speciale terapia olistica Aura Soma, a base di combinazioni di colori, erbe e olii essenziali, per un relax totale. La “Nicchia del Benessere” si trova in uno degli antichi magazzini della struttura, proprio in corrispondenza della ruota e di fronte al corso d’acqua che, grazie allo scorrere dell’Arno, dava energia al laghetto biologico dell’hotel.

Significativo il parallelismo tra le pale del mulino che davano energia alla struttura più di 700 anni fa e le modernissime pale high-tech delle turbine che generano energia oggi.
__________________________________________________________________________

IBT Group, azienda della Green Economy con sede a Treviso, è dal 2001 distributore esclusivo per il mercato italiano di Capstone Turbine Corporation®, società californiana leader e unico produttore al mondo di sistemi energetici con turbine a gas a tecnologia “oil-free”. Una tecnologia all’avanguardia, frutto di anni di ricerca dei tecnici Capstone nell’industria aerospaziale, che, grazie all’impiego di particolari cuscinetti “ad aria”, consente di ottenere impianti di cogenerazione (per la produzione combinata di energia elettrica e termica) che garantiscono bassi costi di manutenzione, emissioni contenute ed una riduzione dei consumi energetici oltre l’80%, grazie anche alla possibilità di modulare la sua potenza elettrica nominale in base all’effettiva necessità dell’impianto.

L’Hotel Il Mulino di Firenze, 4 Stelle Superior, inaugurato nel 2010 dopo un sapiente restauro di un antico mulino del 1300, offre 36 camere e una Junior Suite, ognuna arredata con mobili antichi e dotata dei comfort e delle tecnologie più moderne, come vasche Jacuzzi nei bagni in marmo, TV al plasma e connessione wi-fi gratuita. Il Mulino è dotato di un Ristorante con cucina tipica e ingredienti a Km zero, di un laghetto biologico e di un’esclusiva Spa per due persone. Il centro di Firenze è raggiungibile in soli quindici minuti grazie allo shuttle dell’hotel. Il Mulino di Firenze fa parte, insieme a Villa Olmi Resort, di 2Florence, la più piccola ed esclusiva catena alberghiera del mondo.

Da: informazione.it

La Bioeconomia: come usare energia e materie prime per una reale sostenibilità

InGreen Economy, Next Economy su 16 agosto 2011 a 21:36

[agosto 2011]

 Con il termine ‘Bioeconomia’ si indica una teoria proposta da Georgescu-Roegen per un’economia ecologicamente e socialmente sostenibile. Egli riteneva che qualsiasi processo economico che produce merci materiali diminuisce la disponibilità di energia nel futuro e quindi la possibilità in avvenire di produrre altre merci e cose materiali.

Inoltre, nel processo economico anche la materia si degrada (‘matter matters, too’), ovvero diminuisce tendenzialmente la sua possibilità di essere usata in successive attività economiche: una volta disperse nell’ambiente le materie prime precedentemente concentrate in giacimenti nel sottosuolo, possono essere reimpiegate nel ciclo economico solo in misura molto minore e a prezzo di un alto dispendio di energia. Tale principio è stato definito provocatoriamente dal suo autore, ‘Quarto principio della termodinamica’.

Il fisico polacco Clausius, che coniò il termine entropia (1865), si espresse in maniera chiara sul problema delle risorse, scrivendo: “Non bisogna consumare in ciascun periodo più di quanto è stato prodotto nello stesso periodo. Perciò dovremmo consumare tanto combustibile quanto è possibile riprodurre attraverso la crescita degli alberi.” Materia ed energia, quindi, entrano nel processo economico con un grado di entropia relativamente bassa e ne escono con un’entropia più alta. Da ciò deriva la necessità di ripensare radicalmente la scienza economica, rendendola capace di incorporare il principio dell’entropia e in generale i vincoli ecologici.

Per secoli, alcuni filosofi, scienziati, psicologi ed economisti hanno contribuito a diffondere l’idea che l’essere umano sia per natura aggressivo e utilitarista, teso principalmente al soddisfacimento egoistico dei propri bisogni e al guadagno materiale. La storia, quindi, non sarebbe altro che una lotta senza quartiere tra individui isolati, solo occasionalmente uniti da ragioni di mera utilità e profitto. Ma negli ultimi decenni alcune scoperte nel campo della biologia e delle neuroscienze hanno messo in dubbio questa tesi dimostrando, al contrario, che uomini e donne manifestano fin dalla più tenera età la capacità di relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti, in particolare la sofferenza, come se fossero i propri.

Alla luce di questo nuovo approccio, l’ambientalista Rifkin propone una radicale rilettura del corso degli eventi umani. Lo studioso individua una tendenza alla massima empatia nel nostro mondo sempre più globale in cui, paradossalmente, allo sviluppo della coscienza empatica si è associato un altissimo rischio di deteriorare drasticamente la salute del pianeta: la maggiore complessità della società, terreno fertile in cui è potuta fiorire la nuova coscienza empatica, comporta come rovescio della medaglia un enorme impiego di risorse naturali e un sempre maggiore consumo di energie che rischiano di travolgere l’ambiente. Egli sottolinea la paradossale relazione fra empatia ed entropia, i due pilastri su cui è costruita la nostra società.

Pilastri destinati a crollare minacciando la nostra stessa sopravvivenza? No, secondo lui è possibile uscirne. è però necessario affidarsi alla nostra natura empatica che potrà guidarci allo sviluppo di una nuova ‘coscienza biosferica’, cioè alla consapevolezza che la terra funziona come un organismo unitario e inscindibile, dalla cui salute dipendiamo e di cui siamo tutti responsabili.

Solo se saremo disposti a diventare realmente solidali con il pianeta, ridefinendo i nostri stili di vita e il corso dell’economia a favore di una vera sostenibilità ambientale, avremo la possibilità di superare la crisi a favore di una salvifica rinascita. L’empatia è la capacità di partecipare al dolore altrui, avvertendolo come proprio: si soffre, quindi, per la sofferenza degli altri, senza condividerne la causa. Per essere empatici è allora necessario avere una propria individualità e la capacità di sapersi distinto dall’altro. Se non ci si vede separati dagli altri, si condivide prima di tutto il male, e solo a quel punto la sofferenza.

Il bambino piccolo, che non riesce a vedersi come essere distinto dalla madre, non può provare vera empatia per lei. Un discorso analogo vale quando un singolo si percepisce come semplice parte di un gruppo, come avveniva ai nostri progenitori preistorici, che non si riconoscevano come individui separati dal clan e quindi erano immaturi per l’empatia.

Questo sentimento – risultato di un’evoluzione che rende la socialità e la condivisione inevitabile e utile – è comunque il vero atteggiamento di fondo degli esseri umani nei confronti degli altri. Non siamo, perciò, egoisti, come tradizionalmente immaginato dalla maggioranza dei pensatori sociali. Se è una caratteristica naturale, però, l’empatia deve essere scoperta e sviluppata.

La storia umana è infatti anche un percorso verso una sempre maggiore coscienza empatica, permessa dallo sviluppo economico, dalla ricchezza, dagli scambi e dalla vita in comune, ma anche dalla psicologia, dai romanzi d’amore del Romanticismo, dalle conversazioni in chat: tutti momenti che hanno permesso di accrescere la coscienza di sé e l’attenzione agli stati d’animo propri e altrui.

Il mondo globale contemporaneo – aperto ai viaggi, agli incontri con un’umanità sempre più ampia e alla comunicazione con tutti – diventa il momento ideale per sviluppare e vivere in pieno questo sentimento. Lo sviluppo della società ha comportato però anche sempre maggiori costi in termini energetici. La crescita è stata inoltre accompagnata e permessa da una costante evoluzione dei meccanismi comunicativi: dall’invenzione della scrittura, alla stampa, a internet.

Proprio nell’interconnessione fra tutti questi aspetti, potrebbe essere la soluzione del problema energetico: “Parliamo in continuazione di accesso e inclusione in una rete globale di comunicazione, ma parliamo molto meno del perché, esattamente, vogliamo comunicare con gli altri su una scala così planetaria. Si avverte la grave mancanza di una ragione generale per cui miliardi di esseri umani dovrebbero essere sempre più connessi”.

Questa ragione sarebbe la possibilità di lavorare insieme alla salvezza del pianeta. La cultura della società del consumo spinge in direzione opposta. L’individuo isolato ed egoista è più propenso a consumare e a cercare la felicità nei beni materiali, come un bambino egocentrico, dice il politologo Barber. Fin da piccolo, allora, il cittadino del mondo capitalista è inquadrato nel sistema degli acquisti in modo da crescere secondo la logica richiesta, secondo l’economista Mayo e la ricercatrice sociale Nairn. Il consumo diventa la ragione di essere, a fronte di un mondo incerto e incomprensibile, per il sociologo Bauman e, secondo l’accademico Patel, democrazia e condivisione, di conseguenza, sono possibili soluzioni per costruire l’alternativa.

Da: televideo.rai.it

 

Segnali di transizione: Stella McCartney e la sua Alta Moda fatta di prodotti organici ed eco-friendly

InAlta Moda Naturale, Next Economy su 16 luglio 2011 a 23:41

[luglio 2011]

Vegetariana da una vita, Stella McCartney non fa uso di pelle o pelliccia nei suoi capi.

“Non sono assolutamente perfetta. Guido una macchina. Prendo l’aereo. Ma la mia filosofia è sempre stata qualcosa è meglio di niente.” Stella McCartney

Coerentemente, Stella McCartney sviluppa prodotti organici ed eco-friendly nelle sue collezione donna pret-à-porter, nella sua nuovissima linea bimbi, nelle sue passate e presenti collaborazioni, tra cui adidas, e nella sua linea di trattamenti naturali per la pelle. Sempre alla ricerca di un percorso innovativo nel suo lavoro, Stella utilizza da sempre fonti alternative oltre a inserire tessuti biodegradabili e riciclati nelle sue creazioni, e anche nelle sue confezioni.

I negozi, gli uffici e gli studi di Stella McCartney in Gran Bretagna sono alimentati da una ditta che investe i suoi redditi in fonti energetiche pulite come l’eolico. Stella McCartney Ltd inoltre è una società a emissioni zero, con certificazione della sua compensazione di emissioni di CO2 grazie ad iniziative come il progetto di riforestazione in Tanzania, a Uchindle-Mapanda, o il progetto di gestione della discarica di La Pradera in Colombia e il progetto di centrale idrica di Candelaria in Guatemala.

“La moda di Stella è totalmente cruelty free: non solo borse e calzature sono fatte in pelle ecologica, ma perfino la seta utilizzata per i suoi vestiti è ricavata attraverso un particolare procedimento che evita di cuocere vivi i bachi.

Poi ci sono altri interessanti aspetti equo-solidali e di eco-compatibilità: la lana utilizzata dalla stilista proviene da piccole cooperative di allevatori del Sud America, mentre il lino e il cotone sono coltivati riducendo al minimo lo spreco di risorse idriche; oltretutto un vero e proprio team di agronomi ha lavorato per mettere a punto delle varietà in grado di produrre più raccolti in un anno, in modo da limitare l’estensione dei terreni dedicati a queste coltivazioni e sottrarre meno terra possibile ai contadini.
Notizie tratte da un entusiastico articolo di Le Monde che a marzo ha dedicato una pagina intera alla sfilata f/w della stilista britannica e al fenomeno dell’Estethica (Etica + Estetica) che si sta diffondendo moltissimo in Inghilterra”.

Come stilista di moda, un settore dove l’uso della pelle e della pelliccia è pratica usuale, unitamente allo sfruttamento di minori per la lavorazione e lo smaltimento dannoso di rifiuti tossici, Stella McCartney si assume e si fa carico di tutte le sfide imposte in ogni fase del processo di produzione. Ci ricorda che un pensiero etico deve essere un’impostazione mentale continua.

Stella è fortemente convinta che “qualcosa è meglio di niente” e che ognuno può fare la sua parte.

Tratto da: stellamccartney.eu

 

Progetto CanaPuglia, a breve il primo raccolto: Conversano è ogni giorno di più città della canapa

InAgricultura, Next Economy su 21 giugno 2011 a 00:54

[giugno 2011]

 L’associazione ha vinto nel 2010 «Bollenti Spiriti»Il campo è stato già una volta analizzato dai Nas.

Non finisce di stupire CanaPuglia, il progetto che ha vinto Bollenti Spiriti e che si propone di fare informazione sui mille usi delle piante di canapa. Sativa, che sia ben chiaro, ovvero senza il Thc, sostanza drogante che si trova nella cannabis pura.

IL TOUR – Dopo la pizza e la crepe sativa, Conversano, città sede dell’associazione, è diventata un vero e proprio centro di divulgazione e di informazione. E non mancano le visite al campo di canapa, come quella della scorsa domenica 19 giugno, quando decine di curiosi si sono ritrovati in bici per guardare con i propri occhi il campo, internato tra le campagne di Chiesa Nuova, frazione di Polignano a Mare, e assaggiare prodotti tipici realizzati con farina di canapa.

IL CAMPO – Gli scettici sono davvero tanti, ma lo scopo dei promotori dell’associazione, Claudio Natile e Carmine Campaniello, è proprio quello di ribaltare le logiche del proibizionismo che hanno portato ad una vera e propria demonizzazione del prodotto. Nel mese di marzo, a scopo divulgativo, CanaPuglia ha effettuato la prima semina in Puglia di cannabis sativa. Una coltivazione che non necessita dell’uso di fitofarmaci o agrofarmaci, perché la cannabis allontana da sé eventuali parassiti, e si sviluppa liberamente senza ausili chimici. Oggi, a quattro mesi di distanza, le piante sono cresciute e sono pronte per essere raccolte. Quale sarà poi il loro destino, ce lo spiega Claudio Natile. «Rotoimballeremo la canapa come si fa col fieno – spiega. Attualmente non essendoci un’industria di produzione in Puglia, dovremo aspettare e accatastare le balle per qualche anno. Dopo ciò, potremmo destinarla alla prima trasformazione, dato che è in progetto un impianto in Puglia, come quello che c’è già in Piemonte a Carmagnola, unico in Italia».

IL PROGETTO – Canapuglia è un progetto targato Regione Puglia, avendo vinto il bando Bollenti Spiriti nel 2010, classificandosi al centosedicesimo posto in graduatoria. L’obiettivo è chiaro: introdurre la coltivazione della canapa in Puglia attraverso la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione e informazione sulle potenzialità che questo tipo di coltura fornisce. Perché la canapa in Italia, prima che il proibizionismo anni trenta prendesse piede, era trattata per produrre tessuti, farmaci, combustibile, carta ed energia, oltre ad essere usata ovviamente come alimento. Attualmente Conversano è la città più all’avanguardia nel settore, con la produzione di pizza, crepe, caffè, pasta, pane, focaccia ,frittelle e taralli, senza contare la presenza di un atelier di moda che realizza su richiesta abiti in canapa. E il progetto ha il merito di essere riuscito ad unire tutte le forze, politiche e non, persino i più restii. La Guardia di Finanza stessa, come ama ricordare Claudio Natile, è stata sorpresa positivamente dal progetto. Il campo è stato già una volta analizzato dal nucleo dei N.A.S. ed è tuttora a disposizione per eventuali altri accertamenti. Insomma, nonostante le mille difficoltà, Conversano è ogni giorno di più, città della canapa.

Da: corrieredelmezzogiorno.it

La fase di avvio del progetto “Ecoristorazione Trentino” (aprile 2011-dicembre 2011)

InAlimentazione, Comuni Virtuosi, Nuove Soluzioni su 19 giugno 2011 a 22:39

[giugno 2011]

La Provincia autonoma di Trento, tramite l’attività del Servizio Politiche per il Risanamento dei Siti Inquinati e la Gestione dei Rifiuti e dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, e con la collaborazione del Comune di Trento, ha avviato ad aprile 2011 un tavolo di lavoro con le principali associazioni di categoria operanti nel settore della ristorazione (UCTS, ASAT, Associazione Agriturismo Trentino e Confesercenti), con lo scopo di attivare un progetto di sostenibilità ambientale rivolto agli operatori del settore, denominato “Ecoristorazione Trentino”.

Esattamente un anno fa veniva firmato tra Provincia e Distribuzione Organizzata trentina l’accordo volontario “Ecoacquisti Trentino”per la riduzione dei rifiuti all’interno del comparto distributivo, che prevede il rilascio di un marchio da parte della Provincia ai punti vendita in grado di dimostrare il rispetto delle azioni previste dall’accordo (ad oggi, si tratta di 131 punti vendita). Attivando il nuovo progetto “Ecoristorazione Trentino”, la Provincia ha inteso dare continuità al coinvolgimento del settore commerciale nella riduzione degli impatti ambientali tramite il rilascio di eco-marchi volontari, coinvolgendo quindi, dopo i distributori, anche i ristoratori.

Il nuovo progetto ha come obiettivo il miglioramento del già eccellente servizio offerto dai ristoratori trentini, aumentandone e valorizzandone l’attenzione ai temi ambientali. Ci si concentrerà in primis sulla riduzione dei rifiuti (in particolare della frazione organica, ma anche sulla promozione di prodotti del territorio “a km-zero”, sulla riduzione dei consumi idrici, sulla valorizzazione dell’acqua di rete, sull’utilizzo di prodotti/servizi ecologici, sul coinvolgimento della clientela nell’attuazione di “buone pratiche”.

Sono interessati tutti gli esercizi per i quali il servizio di ristorazione è l’attività prevalente e che comunque offrono tale servizio in modo continuativo e non esclusivo per alcune categorie di clienti, ovvero: ristoranti e pizzerie, agriturismi, alberghi e altre strutture ricettive nelle quali il servizio di ristorazione non sia destinato solo agli ospiti. Non verranno presi in considerazione, quanto meno in questa prima fase,  rifugi, mense e servizi di catering, lunch-bar, ma non si esclude il loro coinvolgimento in una fase più matura del progetto.

Quest’ultimo è infatti in procinto di partire con una fase di sperimentazione sul campo delle buone pratiche ambientali attuabili dalla ristorazione trentina mediante il coinvolgimento di alcuni esercizi campione. La sperimentazione, che avrà luogo durante l’estate 2011, porterà alla definizione di un disciplinare di certificazione e del relativo sistema di attribuzione dell’etichetta “Ecoristorazione Trentino”. Gli esercizi aderenti dovranno soddisfare alcuni requisiti obbligatori e raggiungere un punteggio minimo complessivo tramite il soddisfacimento di alcuni requisiti facoltativi. Ecco le aree in cui verrà sezionato il disciplinare:

  1. rifiuti > priorità alla riduzione, in particolare della frazione organica
  2. alimenti e bevande > priorità ai prodotti biologici, locali, solidali, slow food
  3. energia e acqua > priorità al risparmio energetico ed idrico
  4. acquisti non alimentari > priorità ai prodotti verdi
  5. informazione, comunicazione, educazione ambientale > per il coinvolgimento della clientela nelle buone pratiche ambientali

Al termine della fase di sperimentazione, si procederà con l’implementazione degli strumenti di verifica e monitoraggio e con la sensibilizzazione e la formazione dei ristoratori e la promozione del marchio. I rilasci del marchio agli esercizi campione potranno avere luogo entro la fine del 2011. Da quel momento anche gli altri esercizi operanti in Trentino potranno richiedere il marchio alla Provincia, che lo concederà previa verifica del rispetto delle azioni del disciplinare.ù

Da: eco.provincia.tn.it

EcoTurismo: Lonely Planet fa la sua classifica delle dieci migliori vacanze eco-sostenibili

InEcoTurismo, Sondaggi su 14 aprile 2011 a 23:33

[14 aprile 2011]

Vacanze all’insegna della natura e del rispetto dell’ambiente. Il sito web lonelyplanet.com ha pubblicato una classifica dei migliori dieci viaggi eco-sostenibili in tutto il mondo. Ecco di seguito le mete più «verdi» nei cinque continenti.

1. VOLONTARIO DEI PARCHI NAZIONALI (USA) – Addormentatevi ascoltando il coro di richiamo dei lupi e contando gli orsi, unici vostri vicini. E’ una delle opportunità regalate ai volontari di uno dei parchi nazionali degli Stati Uniti. Le mansioni all’interno delle quali è possibile essere inquadrati variano dalla guida turistica alla ricerca scientifica, e forniscono moltissime situazioni all’interno delle quali è possibile contemplare la natura da una prospettiva unica. Esistono anche programmi come i residence per artisti, grazie ai quali è possibile ritrarre il grandioso panorama appena usciti dalla porta di casa.

2. CARPAZI (ROMANIA) – Il luogo in Europa dove si concentra il maggior numero di carnivori di grandi dimensioni sono i prati alpini della Romania. E se anche un orso, una lince o un lupo non vi attraverseranno il sentiero, i viaggi eco-turistici messi a disposizione da CLCP sono finalizzati alla protezione degli habitat e allo sviluppo delle comunità di animali.

3. MOUNT BORRADAILE (AUSTRALIA) – Le scarpate a nido d’ape e gli affioramenti rocciosi del mount Borradaile ospitano un numero sconosciuto di affreschi rupestri, alcuni dei quali risalgono fino a 50mila anni fa. E i pochi visitatori cui è concesso arrivare fin qui, non solo possono apprezzare delle opere artistiche di grande importanza, ma anche sostenere la sopravvivenza dei loro proprietari tradizionali, la popolazione aborigena Ulba Bunidj.

4. ESCURSIONISMO (BHUTAN) – L’ultimo regno buddista al mondo, il Bhutan, misura il suo successo in termini di Fil (Felicità Nazionale Lorda). Una scelta che assicura la salvaguardia dell’ambiente e della cultura. Nulla quindi di meglio di un’escursione sui prati degli yak selvatici sui monti dell’Himalaya.

5. OSSERVAZIONE DELLE BALENE (NUOVA ZELANDA) – La società Whale Watch, posseduta e gestita dai Maori, opera tutto l’anno con le sue imbarcazioni. Rendendo possibili avvistamenti dei nobili giganti acquatici come capodogli, megattere, balenottere azzurre e orche, a seconda delle differenti stagioni, e con tanto di restituzione dell’80% del prezzo del biglietto se durante la visita guidata non sono avvistate balene.

6. ISOLE FIJI – Fare kayak alle isole Fiji significa remare dietro a spiagge perfette da cartolina, attraverso acque poco profonde screziate dalle scogliere, dove nuotano branchi di piccoli pesci e tartarughe dall’aspetto antico rompono la superficie marina per respirare. Accampandosi quindi a sera in villaggi tradizionali, il tutto con un impatto trascurabile su questo habitat stupendo.

7. ANTARTIDE – Qui è possibile vedere regolarmente delle balene sguazzare tra gli iceberg, centinaia di migliaia di pinguini che camminano dondolandosi attraverso bianche pianure di ghiaccio, albatros che volteggiano nel cielo, ed elefanti marini che ripetono i loro suoni singolari.

8. CHALALAN LODGE (BOLIVIA) – Nascosta nel profondo della Foresta amazzonica boliviana, c’è un grappolo di capanne al centro di un’area fertile che ospita l’11% delle specie di flora e fauna nel mondo. Chalalan Lodge è interamente gestita dalla comunità indigena Quechua-Tacano, e una quota dei guadagni dell’impresa va a finanziare le strutture sanitarie ed educative della comunità.

9. TSUMKWE LODGE (NAMIBIA) – I visitatori possono andare in giro con il San, un uomo delle foreste del Kalahari, osservando e partecipando alle loro attività quotidiane. Il San è sopravvissuto nel deserto del Kalahari per almeno 40mila anni, e quindi può spiegare a chi viene dalla città tutti i segreti sulla vita selvaggia.

10. SAFARI DEL GORILLA (UGANDA E RWANDA) – Trascorrere un’ora con i gorilla nella natura è un’esperienza del tutto indimenticabile. Inseguire una famiglia di scimmie, accompagnati solo da una guida che maneggia il machete, può richiedere buona parte della mattinata, e i costi associati possono essere proibitivi. Questo tipo di turismo è confinato a Rwanda e Uganda ed è strettamente limitato.

Da: ilsussidiario.net

Dal Ministero dell’Ambiente 1,5 milioni di euro per progetti legati alla sostenibilità

InFinanziamenti, Governi su 5 aprile 2011 a 19:47

[4 aprile 2011]

Scade il 29 aprile 2011 il bando del Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di interventi in materia ambientale. A beneficiare del contributo possono essere enti pubblici, soggetti privati, fondazioni e associazioni.

I progetti possono riguardare riciclo e raccolta differenziata dei rifiuti, energie rinnovabili ed efficienza energetica, mobilità sostenibile, biodiversità e tutela degli habitat naturali, con particolare riguardo alle foreste, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile.

L’avviso pubblicato dal Ministero dell’Ambiente in data 25 marzo 2011, è finalizzato ad avviare una procedura ad evidenza pubblica per la selezione, ai fini di concessione di un contributo, per iniziative ed azioni riguardanti la protezione dell’ambiente nell’ottica di perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sul territorio nazionale anche con riferimento all’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile.

Le risorse finanziarie disponibili sono pari a Euro 1.500.000,00

Da: csrcultura.it

Sul sito del ministero dell’ambiente si legge:

Il presente avviso è finalizzato ad avviare una procedura ad evidenza pubblica per la selezione, ai fini di concessione di un contributo, per iniziative ed azioni riguardanti la protezione dell’ambiente nell’ottica di perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sul territorio nazionale anche con riferimento all’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile.
Le tematiche oggetto del presente avviso, sono:

  • riciclo e raccolta differenziata dei rifiuti;
  • energie rinnovabili ed efficienza energetica;
  • mobilità sostenibile;
  • biodiversità e tutela degli habitat naturali, con particolare riguardo alle foreste;
  • cambiamenti climatici;
  • sviluppo sostenibile.

Possono presentare istanza di contributo enti pubblici, soggetti privati singoli o associati, associazioni e fondazioni. Ogni soggetto può presentare una sola richiesta di contributo.

Documentazione in allegato:

Da: minambiente.it

State of World 2011: “nutrire il pianeta”: dal wwf modelli sostenibili per vincere la fame nel mondo

InEducazione Sostenibile su 18 marzo 2011 a 10:02

[17 marzo 2011]

Nel mondo in cui viviamo si produce più cibo che mai, ma gli esseri umani denutriti e affamati non sono mai stati così numerosi. Allo stesso tempo, l’attuale produzione agricola comporta impatti sempre più gravi nei termini di perdita e trasformazione del suolo, impoverimento delle risorse idriche, aumento del riscaldamento globale per l’ampio utilizzo dei combustibili fossili. Ma come sfameremo i 7 miliardi di esseri umani odierni (9 miliardi nel 2050), garantendo allo stesso tempo il mantenimento degli equilibri ambientali e una maggiore equità sociale?

Lo spiega lo State of the World 2011 “Nutrire il pianeta”, realizzato dal Worldwatch Institute e pubblicato in Italia a cura del WWF Italia per Edizioni Ambiente: due anni di ricerche sul campo in 25 Paesi africani per dimostrare come unendo le tradizioni locali a innovazioni tecnologiche facilmente applicabili, come l’irrigazione a goccia o la coltivazione sui tetti, si può produrre cibo in abbondanza nel rispetto dei suoli locali e degli ecosistemi globali. “Un quadro entusiasmante” che attribuisce alle comunità più povere del pianeta la chiave per vincere la fame nel mondo, creando nuovi modelli per un futuro più sostenibile.

Il volume sarà presentato martedì 22 marzo 2011 a Roma, presso la LUISS Guido Carli, alla presenza di Danielle Nierenberg, direttrice dello State of the World 2011, Gianfranco Bologna, direttore scientifico WWF Italia e curatore dell’edizione italiana, Sebastiano Maffettone, preside della Facoltà di Scienze Politiche e direttore del Center for Ethic and Global Politics LUISS Guido Carli, Serena Milano, segretario generale Fondazione Slow Food per la Biodiversità, Gabriele Riccardi, professore di Endocrinologia e Malattie del metabolismo Università Federico II di Napoli e membro dell’Advisory Board del Barilla Center for Food & Nutrition, Andrea Segrè, preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, Riccardo Valentini, professore di Ecologia Forestale Università della Tuscia e membro del Centro Euromediterraneo per i Cambiamenti Climatici.

L’evento, organizzato dal WWF Italia in collaborazione con il Barilla Center for Food & Nutrition, è anche l’ultima tappa di avvicinamento all’Ora della Terra del 26 marzo, l’evento mondiale WWF che sta coinvolgendo la comunità mondiale, a tutti i livelli della società, nella lotta ai cambiamenti climatici e nella trasformazione all’insegna della sostenibilità che potrà dare al mondo un nuovo equilibrio ambientale, economico e sociale.

Da: irispress.it

Il business all’insegna della sostenibilità: presentata a Milano la ricerca per una filiera sostenibile

InSondaggi su 18 marzo 2011 a 09:44

[17 marzo 2011]

E’ stata presentata  a Milano la ricerca quali-quantitativa “Per una filiera sostenibile: il punto di vista di imprese e consumatori”.

La ricerca è stata sviluppata dal laboratorio PMI, Filiera Sostenibile che Fondazione Sodalitas ha recentemente costituito insieme con quattro PMI che hanno saputo ripensare il loro modello di business attorno alla sostenibilità: Filca Cooperative, Gam Edit, Mazzali e Palm. Al Laboratorio partecipa anche l’organismo internazionale di certificazione Bureau Veritas.

L’indagine è stata condotta dall’istituto GfK Eurisko, che ha intervistato  un campione di 500 consumatori rappresentativi della popolazione italiana e di 183 imprese rappresentative del mercato italiano. Nella fase qualitativa sono stati inoltre intervistati individualmente 8 responsabili acquisti di altrettanti grandi imprese aderenti a Fondazione Sodalitas.

“L’obiettivo della Ricerca è comprendere come la Sostenibilità venga integrata dalle aziende nella gestione della filiera e come impatti sulle decisioni di acquisto dei consumatori” ha affermato Ugo Castellano, Consigliere Delegato di Fondazione Sodalitas  “E’ significativo il fatto che la ricerca sia stata promossa da un laboratorio interamente composto da PMI. Una volta tanto sono le piccole e media realtà italiane ad essere all’avanguardia in tema di sostenibilità e, in particolare, nella diffusione della cultura della filiera sostenibile”.

LE IMPRESE
La sostenibilità è ormai un valore di riferimento per il 58% delle imprese intervistate, che attribuiscono la stessa rilevanza alle sue tre dimensioni – gli aspetti sociali, gli aspetti ambientali e la relazione con il mercato – tutte percepite come ugualmente importanti (rispettivamente 83%, 78% e 74%).

Oltre un terzo delle imprese considera molto importante la sostenibilità di filiera. Tuttavia, solo una minoranza (29%) delle imprese facenti parte del campione dichiara di avere molta familiarità con questo concetto, mentre una percentuale consistente (45%) dichiara di averne “abbastanza”, a conferma della progressiva integrazione di questa dimensione nella cultura aziendale.
La conoscenza risulta più diffusa nelle piccole imprese e nelle aziende che operano anche sui mercati esteri.

Tre criteri risultano di primaria importanza nella scelta dei fornitori: la qualità del prodotto/servizio acquistato (96%), i tempi di consegna e le condizioni commerciali (entrambi all’89%) e, alle spalle di questi – allineato al servizio post-vendita – si colloca “il rispetto dei criteri etici, sociali e ambientali” (63%), che risulta dunque importante ma non primario agli occhi delle imprese.

Per la maggioranza delle aziende (53%) la sostenibilità è criterio di scelta applicato tuttavia nella selezione dei soli fornitori “critici”, ovvero per le forniture direttamente legate ai prodotti/servizi che l’azienda offre. Solo il 15% del campione applica criteri di sostenibilità alla scelta di tutti i fornitori.

Nella maggioranza dei casi vengono tenuti in considerazione sia criteri sociali che criteri ambientali, con una leggera prevalenza accordata al rispetto di standard sociali in particolare quelli riguardanti i diritti dei lavoratori.

La maggioranza (54%) delle aziende ha già avuto occasione di riconoscere un premium price a fornitori che davano maggiori garanzie in termini di sostenibilità ed una percentuale solo leggermente inferiore (49%) si dichiara orientata a farlo di nuovo in futuro. Una netta maggioranza (73%) si riconosce nell’opinione
I CONSUMATORI
La maggioranza dei consumatori (63%) ha già sentito parlare di sostenibilità, anche se solo il 19% di essi (prevalentemente giovani e con un livello di istruzione alto) ritiene di conoscerne adeguatamente il significato, all’interno del quale gli aspetti ambientali tendono a prevalere (83%) su quelli sociali (64%).

La responsabilità di uno “sviluppo sostenibile” viene attribuita in primo luogo al Governo (86%) e alle Amministrazioni locali (82%) ma anche le imprese e i cittadini vengono viste da una percentuale molto elevata del campione (superiore al 70%) come investiti dalla responsabilità di garantire la sostenibilità dello sviluppo: ciascun cittadino può dare il proprio contributo in questo senso, in particolare attraverso i comportamenti e le scelte quotidiane, soprattutto quelle che oltre ad un vantaggio per l’ambiente comportano anche un risparmio economico.

Leggi il seguito di questo post »

ECOFFEE: corre sul 100% di sostenibilità la prima piattaforma per un retail business responsabile

InEsempi Aziendali, Green Economy su 16 marzo 2011 a 01:44

[2010/11]

Anche con i semplici gesti quotidiani, come la colazione al bar, si può contribuire a mantenere l’equilibrio “delle tre e”: ecologia, equità, economia, e dare un forte impulso allo sviluppo sostenibile.

E’ prendendo spunto da questa semplice, ma determinante filosofia, che un giovane imprenditore Norman Cescut, fondatore di Desita, ha deciso di lanciare un innovativo progetto interamente eco-friendly.

“ECOFFEE” è uno strumento di business innovativo, dedicato agli imprenditori nel settore food-retail sensibili ai temi della sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, imprenditori desiderosi di investire in “cultura ambientale” applicata alla quotidianità del consumatore.

“Lo Sviluppo sostenibile si ha quando la soddisfazione dei bisogni di oggi non compromette la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri bisogni” afferma Norman Cescut citando Brundtland. Desita parteciperà con questo progetto innovativo ad Ortofabbrica, il primo contest di creatività sostenibile ideato da Angelo Grassi, (1-2-3 ottobre a Gambettola, Forlì Cesena) un luogo in cui, per volere del Romagna Creative District, la creatività incontra l’attenzione per l’ambiente. Con ECOFFEE, Desita, parteciperà anche al Premio “Economia Verde Emilia Romagna”, l’iniziativa di Legambiente rivolta alle aziende della regione promotrici di politiche imprenditoriali a favore dell’ambiente.
Il progetto ECOFFEE ha già ottenuto l’approvazione di importanti marchi e realtà internazionali.

“ECOFFEE – spiega ancora Norman Cescut – è un progetto imprenditoriale molto articolato, verticalizzato sul food-retail ma in futuro applicabile anche ad altri settori. Lo sviluppo di un protocollo basato sui principi dell’eco-sostenibilità e della responsabilità sociale sarà lo strumento attraverso il quale saremo in grado di supportare attivamente le aziende del settore. In primis, la possibilità di realizzare un concept store, idealmente una Caffetteria, frutto dell’applicazione del protocollo da noi sviluppato.

Sarà un luogo interamente eco-friendly e eco-sostenibile, dove la consapevolezza del cliente verso i temi a noi cari verrà ogni giorno rafforzata grazie ad una comunicazione non solo verbale ma anche sensoriale. In secondo luogo, ECOFFEE è un progetto imprenditoriale che si svilupperà anche in Franchising dando a molti potenziali imprenditori, sicuramente eco sensibili, la grande opportunità di passare dalle parole ai fatti. Solo fissando regole base per la sostenibilità delle nuove installazioni e, perché no, prevedendo adeguati incentivi, il nostro Paese potrà davvero fare un balzo in avanti in materia di green economy”.

La Caffetteria primo concept-store by ECOFFEE sarà progettata a completa eco-sostenibilità, con utilizzo di materiali per lo più rigenerati o che, come in caso del legno (massiccio, impiallacciato, compensato o multistrato) rispettino i requisiti di selvicoltura minimi. Il protocollo prevede inoltre il totale riciclaggio dei rifiuti prodotti, l’utilizzo di energie rinnovabili per coprire il fabbisogno del locale, l’utilizzo solo di caffè di produzione etica e responsabile “UTZ certified”, di materie prime a km 0, e comunque provenienti da filiera produttiva controllata, e molto altro ancora.

All’interno della Caffetteria si svolgeranno anche svariate attività in grado di generare e trasferire l’idea di eco-sostenibilità in cultura e relativa azione quotidiana – corsi, workshop, concerti ed eventi fra le varie – a sostegno del ruolo centrale di questo luogo come incubatore quotidiano di un nuovo stile di vita, un luogo generatore di cultura sostenibile.

Da: quadrante.com

Web: ecoffee.it
Azienda: desita.it

Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.