[25 febbraio 2011]
Immaginate una borsa dove una folla di brokers si agita per vendere e comprare. Telefonate, strette di mano, grida. Ma c’è qualcosa di diverso. Gli agenti finanziari non si scambiano azioni, ma… alberi. Lo scopo.
[25 febbraio 2011]
Immaginate una borsa dove una folla di brokers si agita per vendere e comprare. Telefonate, strette di mano, grida. Ma c’è qualcosa di diverso. Gli agenti finanziari non si scambiano azioni, ma… alberi. Lo scopo.
[22 febbraio 2011]
Sono sempre più numerosi gli studi internazionali che valutano la fattibilità e i costi per coprire con le fonti rinnovabili il 100% della domanda energetica o elettrica entro la metà del secolo, tanto che alcuni Governi, oltre a definire gli obiettivi nel medio periodo (2020), hanno già anche ambiziosi target per il 2050. Una rivoluzione che ha la doppia valenza di contrastare i cambiamenti climatici in atto e l’insicurezza connessa agli approvvigionamenti energetici.
Questo obiettivo, che sembrava ‘eretico’ solo qualche anno fa, oggi viene considerato praticabile nell’ambito della produzione di elettricità e, seppure con qualche difficoltà, anche nel soddisfacimento delle esigenze termiche e del trasporto. I segnali si intravedono: da due anni si investe più in energie rinnovabili che in fonti fossili. Nel 2009 in Europa e negli Stati Uniti la potenza installata di rinnovabili elettriche è stata maggiore rispetto alle fonti tradizionali.
Su questi scenari di metà secolo e sulle potenzialità anche per il nostro Paese si è concentrato il convegno annuale del Kyoto Club, che si è svolto il 16 febbraio scorso a Roma presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, dal titolo “100% Rinnovabili. La sfida per le energie verdi entro il 2050”.
In apertura del convegno, organizzato in occasione del VI anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Catia Bastioli, CEO di Novamont S.p.A. e Presidente Kyoto Club, ha sottolineato l’urgenza che «anche l’Italia dia priorità al cambiamento di modello di sviluppo economico, ormai non più sostenibile, e riconosca la centralità della sostenibilità ambientale e della qualità dei territori, non solo per salvare il pianeta, ma anche per dare competitività economica ai territori stessi, sfruttando l’economia della conoscenza».