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Dopo le stelle Michelin, arrivano le stelle green per scegliere i ristoranti

InEcoRistoranti, Green Economy su 8 ottobre 2011 a 22:16

[ottobre 2011]

Una, due o tre stelle per valutare il livello di sostenibilità dei ristoranti, in base al rispetto delle regole indicate in un apposito disciplinare.

Così sarà possibile tutelare l’ambiente anche quando si cena fuori. L’Emilia Romana potrebbe essere la prima regione a dotarsi di un albo di ristoranti ‘green’ certificati, proponendosi come modello nazionale.

L’idea è di Confesercenti Emilia Romagna che grazie all’ausilio tecnico di Arpa ha realizzato la “Carta volontaria del ristorante sostenibile”, pensata per colmare il vuoto lasciato nel settore dalla certificazione ambientale che invece esiste già per gli alberghi. Il primo passo è stato quello di aprire un tavolo di lavoro per realizzare il disciplinare che individuasse i parametri di riferimento in base ai quali giudicare i ristoranti aderenti, individuando il livello di sostenibilita’.

A fare la differenza sarà non solo la qualità delle materie prime utilizzate per la realizzazione dei piatti, ma anche quali prodotti vengono utilizzati per la pulizia del locale e quali fonti energetiche. In base a questi parametri, il ristorante sarà di primo, secondo o terzo livello

“Le certificazioni ambientali oggi esistenti non sono adatte alla ristorazione – spiega all’Adnkronos Marco Asi, titolare del progetto – lo sforzo, quindi, è stato di adattare la normativa esistente al settore. Dopo averla sperimentata su alcune imprese, ora iniziamo a raccogliere le adesioni da parte dei ristoranti e poi procederemo alle verifiche per inserirli all’interno di un elenco che potrebbe poi diventare un vero e proprio albo. Quello che manca ancora è individuare quale sarà il soggetto preposto ai controlli”.

Il primo problema riscontrato, lavorando alla Carta, è stato quello della fornitura: spesso, infatti, i ristoratori non sanno a chi rivolgersi per acquistare prodotti per la pulizia che rispettino tanto l’ambiente quanto la normativa igienico-sanitaria. Per questo, il 10 ottobre a Bologna si svolgerà l’iniziativa “La ristorazione incontra l’ambiente”, momento di incontro tra i ristoratori e i produttori in grado di offrire soluzioni sostenibili alle richieste del settore.

Da: ecoseven.net

Progetto CanaPuglia, a breve il primo raccolto: Conversano è ogni giorno di più città della canapa

InAgricultura, Next Economy su 21 giugno 2011 a 00:54

[giugno 2011]

 L’associazione ha vinto nel 2010 «Bollenti Spiriti»Il campo è stato già una volta analizzato dai Nas.

Non finisce di stupire CanaPuglia, il progetto che ha vinto Bollenti Spiriti e che si propone di fare informazione sui mille usi delle piante di canapa. Sativa, che sia ben chiaro, ovvero senza il Thc, sostanza drogante che si trova nella cannabis pura.

IL TOUR – Dopo la pizza e la crepe sativa, Conversano, città sede dell’associazione, è diventata un vero e proprio centro di divulgazione e di informazione. E non mancano le visite al campo di canapa, come quella della scorsa domenica 19 giugno, quando decine di curiosi si sono ritrovati in bici per guardare con i propri occhi il campo, internato tra le campagne di Chiesa Nuova, frazione di Polignano a Mare, e assaggiare prodotti tipici realizzati con farina di canapa.

IL CAMPO – Gli scettici sono davvero tanti, ma lo scopo dei promotori dell’associazione, Claudio Natile e Carmine Campaniello, è proprio quello di ribaltare le logiche del proibizionismo che hanno portato ad una vera e propria demonizzazione del prodotto. Nel mese di marzo, a scopo divulgativo, CanaPuglia ha effettuato la prima semina in Puglia di cannabis sativa. Una coltivazione che non necessita dell’uso di fitofarmaci o agrofarmaci, perché la cannabis allontana da sé eventuali parassiti, e si sviluppa liberamente senza ausili chimici. Oggi, a quattro mesi di distanza, le piante sono cresciute e sono pronte per essere raccolte. Quale sarà poi il loro destino, ce lo spiega Claudio Natile. «Rotoimballeremo la canapa come si fa col fieno – spiega. Attualmente non essendoci un’industria di produzione in Puglia, dovremo aspettare e accatastare le balle per qualche anno. Dopo ciò, potremmo destinarla alla prima trasformazione, dato che è in progetto un impianto in Puglia, come quello che c’è già in Piemonte a Carmagnola, unico in Italia».

IL PROGETTO – Canapuglia è un progetto targato Regione Puglia, avendo vinto il bando Bollenti Spiriti nel 2010, classificandosi al centosedicesimo posto in graduatoria. L’obiettivo è chiaro: introdurre la coltivazione della canapa in Puglia attraverso la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione e informazione sulle potenzialità che questo tipo di coltura fornisce. Perché la canapa in Italia, prima che il proibizionismo anni trenta prendesse piede, era trattata per produrre tessuti, farmaci, combustibile, carta ed energia, oltre ad essere usata ovviamente come alimento. Attualmente Conversano è la città più all’avanguardia nel settore, con la produzione di pizza, crepe, caffè, pasta, pane, focaccia ,frittelle e taralli, senza contare la presenza di un atelier di moda che realizza su richiesta abiti in canapa. E il progetto ha il merito di essere riuscito ad unire tutte le forze, politiche e non, persino i più restii. La Guardia di Finanza stessa, come ama ricordare Claudio Natile, è stata sorpresa positivamente dal progetto. Il campo è stato già una volta analizzato dal nucleo dei N.A.S. ed è tuttora a disposizione per eventuali altri accertamenti. Insomma, nonostante le mille difficoltà, Conversano è ogni giorno di più, città della canapa.

Da: corrieredelmezzogiorno.it

Ricavare energia dalle autostrade: un progetto già pensato in Inghilterra ed in California

InAutostrade Solari, Esperimenti Rinnovabili, Mobilità Sostenibile su 6 maggio 2011 a 10:46

[maggio 2011]

California, la superstrada che produce energia. Un deputato dello stato USA pensa a un progetto pilota di trasformazione energetica in grado di sfruttare il traffico delle superstrade. Ci sarebbe energia sufficiente ad alimentare case, auto elettriche e non solo.

Il deputato californiano Mike Gatto, democratico della provincia di Burbank, ha intenzione di fare per il suo stato quello che i britannici hanno già pensato di fare per la stazione londinese di Victoria Station: Gatto vuole far approvare una legge per l’istituzione di un progetto pilota in grado di ricavare energia dal passaggio continuo e rombante dei veicoli sulle superstrade californiane.

Al pari di altri progetti avveniristici implementati nel resto del mondo, il pilota che vuole Gatto sfrutta la generazione di corrente di tipo piezoelettrico: sotto il manto stradale viene posizionata una rete di sensori in grado di trasformare la pressione dei veicoli in movimento in energia elettrica, veicolando poi tale energia nella rete di distribuzione verso la centrale e le abitazioni.

I primi numeri forniti dal deputato sostengono che anche con un solo miglio di pavimentazione stradale riconvertita alla produzione energetica, è possibile creare sufficiente elettricità da rifornire 500 abitazioni per un anno intero, o in alternativa ricaricare 120 veicoli elettrici ogni giorno o ancora fornire energia ai semafori e alla segnaletica luminosa presente lungo la strada.

Tanto più che il pilota di strada piezoelettrica sarebbe implementabile a costo sostanzialmente zero: non v’è necessità di ulteriori fondi oltre a quelli già stanziati dallo stato della California per questo tipo di progetti, e per quanto riguarda la necessità di smantellare il manto stradale basta prevedere l’installazione dei sensori in un tratto di highway per cui sono già previste le operazioni di manutenzione e ripavimentazione standard.

Da: puntoinformatico.it

Eco-turismo: l’esempio della Francia, da Troyes a Saint Oulph sul canale della Haute Seine

InEcoTurismo, Nuove Soluzioni su 16 aprile 2011 a 00:58

[15 aprile 2011]

La « Via Verde » del canale dell’Alta Senna

Questa via verde, una pista ciclabile lungo il cammino di alzaia che costeggia il canale della Haute Seine, l’Alta Senna, da Barberey Saint Sulpice, villaggio situato 5 km a Nord di Troyes, a Saint Oulph in direzione di Parigi : un percorso boschivo di 27,5 km in mezzo alla natura e in riva all’acqua.

Lungo tutto il percorso, sono stati costruiti o restaurati 11 ponti per evitare di attraversare assi stradali. Le rive ospitano da un lato una pista ciclabile rivestita di bitume e dall’altra un sentiero per passeggiate a piedi, a cavallo e per i pescatori, perchè tutti possano godersi gli svaghi preferiti, e in totale tranquillità. 8 parcheggi sono stati allestiti lungo l’itinerario, per iniziare la passeggiata dove si desidera.

La via verde del canale dell’Alta Senna è una « ricarica » d’aria pura per tutti quelli che amano la natura : un percorso che non presenta difficoltà, in uno scenario curato e interamente verde, per tutta la lunghezza. Gli appassionati di arte e cultura possono fare una tappa al museo Hugues de Payns, situato nell’omonimo villaggio, dedicato al fondatore dell’ordine dei Templari o ancora a Droupt Saint Basle, per scoprire il castello e il museo di arte popolare.

Una realizzazione che si inserisce nel futuro progetto dipartimentale di itinerari ciclabili, per una completa rete di collegamenti fra i diversi poli urbani e turistici del dipartimento.

Eco-turismo
Per rispondere alla richiesta di una clientela sempre più sensibile alle problematiche ambientali, l’ufficio del turismo di Troyes ha pubblicato la guida « Aux Arbres citroyens » traducibile con « Agli alberi, gente di Troyes » (il gioco di parole è fra citoyens, cittadini, e citroyens, neologismo fra cittadini e troyens, il nome degli abitanti di Troyes). Una guida che presenta gli interventi collegati alla tutela dell’ambiente e propone ai turisti un percorso di visita dal punto di vista dello sviluppo sostenibile. Da scoprire tutto l’anno.
Molto completa, la guida elenca le principali operazioni legate allo sviluppo sostenibile in stretto rapporto con il settore del turismo, e gli interventi messi in atto dalle collettività locali : come le pecore utilizzate per tosare in modo naturale l’erba lungo le rive della Senna o la raccolta dei rifiuti con vetture a cavalli …

Inoltre, sono segnalati tutti gli hotel che hanno realizzato iniziative in favore dell’ambiente, gli indirizzi di negozi bio o equosolidali, i parchi e i giardini, i giardini medievali effimeri, le piste ciclabili in partenza da Troyes e i noleggiatori di biciclette, qualche enigma « geocaching » da risolvere con la famiglia nel cuore della natura e per finire un quiz per valutare se ognuno di noi è un vero « eco-cittadino ».
Per consolidare questo impegno, l’Ufficio del turismo si impegna con i suoi partner, l’associazione Fiera dei Fiori e la città di Troyes, a piantare un albero nel complesso sportivo di Foicy ogni 300 brochure distribuite.

Brochure « Aux arbres citroyens » disponibile all’Ufficio del Turismo di Troyes
16, boulevard Carnot – 10 000 Troyes
T. +33 (0)3 25 82 62 70 – Fax : +33 (0)3 25 73 06 81
www.tourisme-troyes.com

Da: it.franceguide.com

Segway: la nuova mobilità sempre più vicina e sostenibile

InMobilità Sostenibile su 22 marzo 2011 a 03:25

[marzo 2011]

TRASPORTO FACILE E NATURALE

Quando Dean Kamen inaugurò il Segway® PPersonal Transporter (PT) su ABC Good Morning America, lo descrisse come “il primo mezzo di trasporto umano auto-bilanciato nel mondo”. Quando proverai per la prima volta Segway, ti farai un’idea su cosa Kamen intendeva. Diversamente da un’automobile, il Segway PT ha solo due ruote, eppure riesce a stare in equilibrio da solo.

Per muoversi avanti o indietro sul Segway PT, devi solo inclinarti leggermente in avanti o indietro. Per girare a destra o a sinistra, basta semplicemente muovere il manubrio a destra o a sinistra. Proverai sia un senso di potenza e di velocità, ma in piena sicurezza e di assoluto controllo. Tutto questo lo imparerai in un’attimo in maniera totalmente istintiva e natuarale.

Il Segway PT ti porterà in luoghi dove un’automobile o una bicicletta non possono – anche all’interno di molti negozi, grandi magazzini, uffici, aziende, aeroporti, ascensori e treni. Segway PT è ideale per brevi gite di piacere, e può percorrere fino a 38 km con una singola carica. Il Segway PT è l’ideale mezzo di trasporto personale progettato per rispondere alle necessità del mondo odierno e ufficialmente autorizzato alla circolazione dal Ministero dei Trasporti Italiano.

ZERO EMISSIONI

Il Segway PT lavora a zero-emissioni, permettendoti anche di andare, se vuoi, all’interno di edifici. Prende potenza dalla rete elettrica mentre si ricarica, ma l’elettricità prelevata dalla rete produce quattordici volte meno emissioni di gas serra (PDF) rispetto a quelle della tua auto, se si percorre la stessa distanza. Nel solo primo anno di utilizzo del tuo Segway PT eviterai che circa una tonnellata di CO2 venga rilasciata nell’atmosfera (probabilmente più di una tonnellata, visto che il calcolo si basa su un consumo medio di un veicolo a motore, mentre la guida su distanze brevi sicuramente genera un consumo parecchio superiore alla media).

Le emissioni zero sono solo una parte dei benefici che si hanno ad usare il Segway PT. Stai facendo più che spostare il tuo consumo dal petrolio all’elettricità. Tutto quello che riguarda il PT è stato progettato per utilizzare quella elettricità nel modo più efficiente possibile. Quando scavi un pò più in profondità e paragoni il carburante sorgente (petrolio contro la benzina mista utilizzata per produrre elettricità), ed in più il costo di distribuzione o di trasporto di energia, il Segway PT è undici volte più efficiente della media dell’auto americana e tre volte più efficiente perfino degli scooters ad ampio chilometraggio.

MEDIA

08-03-2011
Dal 16 al 19 marzo c/o i Padiglioni della Fiera di Rimini si terrà ENADA, manifestazione ormai giunta alla sua 23° edizione e che guarda a 360° al mondo dell’Intrattenimento e del Gioco.
Segway PT, con le sue qualità di alta attrazione e robustezza costruttiva, si presta perfettamente ad attività di noleggio, anche ludiche, garantendo rientri d’investimento in tempi brevi. Per questo all’area C1 074 potrai vedere e provare questi innovativi mezzi elettrici unici al mondo.

17.01.2011
La vera rivoluzione del movimento si chiama: Segway. Una pedana con un manubrio sorretta da due ruote, sulla quale salire in piedi e muoversi mediante lo spostamento del baricentro del corpo. Bastano solo 15 minuti di formazione torica-pratica e poi Segway, diviene quasi un accessorio del nostro corpo.. Poche, le regole che consentono di passeggiare comodamente “da fermi”, in giro per la città, nei supermercati, negozi, centri commerciali e anche Chiese, si perchè chi è a bordo del mezzo, è tenuto a seguire il codice della strada di un normale pedone.
Per utilizzarlo però bisogna avere, secondo la normativa vigente, un’età minima di 16 anni, un peso di almeno 45 Kg e massimo di 120 Kg (…)
In Puglia si comincia investendo sulle potenzialità turistica, con viste guidate (…)
Insomma una nuova libertà di movimento, un modo diverso di godere del proprio relax, affidabile, avanzato, rapido… forse un po’ comodo ma sicuramente in “equilibrio” con il proprio corpo e con l’ambiente. (Eleonora Moscara) (Articolo del 17-01-2010, Nuovo Quotidiano di Puglia del 17.01.2011, Lecce)

Da: segway.it

Un viaggio racconto nell’Appennino: tra Comuni Virtuosi e Comitato ‘Piano B’

InComuni Virtuosi su 16 marzo 2011 a 00:37

[15 marzo 2011]

Un buon racconto è spesso un racconto di viaggio. È con questo spirito che il Comitato Piano B, visibilmente ispirato all’ opera di Lester Brown, economista, scrittore ed ambientalista statunitense, intraprende un viaggio nell’Appennino reggiano per scoprire e mettere a confronto le migliori soluzioni possibili e costruire insieme l’alternativa per una virtuosa amministrazione locale. 6 incontri per progettare un nuovo rapporto con il territorio, le persone, le istituzioni.

Democrazia, Ambiente, Energia, Alimentazione. L’obiettivo è dichiarato: progettare insieme l’alternativa e mettere a confronto le migliori soluzioni possibili. Dopo aver consegnato, a dicembre, ai sindaci di alcuni comuni della montagna il Manuale del buon amministratore locale (Ed. Altreconomia) ed essersi studiati l’esperienza dei Comuni Virtuosi, ora il gruppo apre uno spazio di dibattito e condivisione pubblica, che al primo incontro ha raccolto una quarantina di partecipanti attenti al futuro del proprio territorio.

Nelle diverse serate, verranno presentate esperienze messe in pratica da cittadini già personalmente e direttamente impegnati nella ricerca di soluzioni concrete, sviluppate nell’ambito domestico, scolastico o pubblico, a dimostrazione che le iniziative virtuose sono spesso una realtà già presente ed attiva e ci offrono l’opportunità di avviare una riflessione ormai non solo necessaria ma anche urgente.

In più occasioni, inoltre, i relatori del Comitato Piano B saranno affiancati da ospiti esperti nei vari temi. Lungo la via il Comitato Piano B proporrà la propria esperienza e le proprie aspettative, ma non meno interessante sarà comporre con i cittadini il diario di un percorso che restituisca l’immagine, spesso poco appariscente, di un Appennino virtuoso.

Le competenze e le esperienze raccolte strada facendo andranno a comporre un mosaico che sarà presentato ai cittadini e agli stessi sindaci nella serata conclusiva del 15 aprile.

Ivana del comitato ci racconta com’è nata l’idea, che parte da una precedente esperienza di mobilitazione locale attorno ad un progetto di centrale a biomassa a Fora di Cavola, sovradimensionato – agli occhi di molti cittadini – rispetto sia alla logica della filiera corta produttiva, e non accompagnato da politiche locali mirate al risparmio e all’efficienza energetica.

“La vicenda della centrale di Fora di Cavola ha una svolta decisiva il 31 ottobre 2010 dove 300/400 persone tra cui il sindaco di Toano assistono all’esposizione del prof. Federico Valerio. Sul tema è attivo da tempo il Comitato Ecologicamente, che aveva portato alla raccolta in precedenza di 1.500 firme di cittadini contrari all’impianto.

Pochi giorni dopo l’incontro, il Comune di Toano delibera all’unanimità, con il sostegno dell’opposizione, la modifica al piano regolatore, di fatto interdicendo l’uso dell’area al progetto previsto da Iren. L’assessore regionale Muzzarelli contemporaneamente sconfessa la linea di Iren, Provincia e Comunità montana. Iren ritira il progetto ed in questi giorni la Provincia di RE con Koinos, Consorzio coordinato da CNA, avvia sulla stessa area un progetto che a grandi linee ha aspetti di conformità con soluzioni proposte da comitati ed altri soggetti.

Nel frattempo Antonella lancia l’idea a un gruppo di amici di consegnare ai sindaci dei comuni montani il Manuale del buon amministratore locale di Stortone e Amura per Altraeconomia. L’idea ci sembra molto buona e troppo puntuale in relazione alla quantità di iniziative che muovono in Appennino. Soprattutto ci appare sempre più evidente che le criticità, maggiori o minori che siano, non andrebbero affrontate esclusivamente nei termini schematici e asciutti propri dell’economia. Per questo crediamo, che non bastino azioni di contenimento e di ordinaria gestione, bensì sia necessario un cambiamento di approccio a queste tematiche, in vista di nuovi progetti strutturali e più lungimiranti”.

Di qui alla costituzione del Comitato Piano B il passo è breve. Il primo atto è Fai un regalo al tuo Sindaco con la consegna a ciascun sindaco della montagna del Manuale del buon amministratore locale dedicato ad Angelo Vassallo, Sindaco di Pollica. Rivolto dagli autori agli amministratori e ai cittadini virtuosi, raccoglie decine di piccole ‘utopie’ che ovunque in Italia si sono felicemente tradotte in fatti e in soluzioni concrete; tra queste, alcune si sono realizzate proprio nella provincia reggiana.

Lungo la via il Viaggio nell’Appennino virtuoso ha raccolto il patrocinio delle riviste Valori, Altreconomia e del Cambiamento. Da parte nostra cogliamo volentieri la proposta di comporre, insieme ai cittadini ed agli amici che li seguiranno, il diario di questa esperienza. E se tutto va bene, attraverso gli Incontri del Cambiamento potremmo vedere sempre più bandierine di segnalazione accendersi in mezzo alla montagna reggiana.

Da: ilcambiamento.it

CoWorking, gli ‘uffici condivisi’: dinamici, creativi, economici, sostenibili

InNext Economy, Nuove Soluzioni su 14 marzo 2011 a 23:16

[14 marzo 2011]

Si chiama ‘coworki’, una tendenza nata negli Stati Uniti nel 2005, che sta prendendo sempre più piede in Italia. Consiste nel ‘condividere’ l’ufficio tra più lavoratori, con il proprietario dello spazio che affitta, per un mese come per un anno, le diverse postazioni a più professionisti, i cosiddetti ‘coworker’.

Uno spazio dove condividere idee, rapporti, culture e lavoro. Capace di ‘unire’ persone con obiettivi professionali in un’unica stanza. E, in tempi di crisi economica, utile anche per ridurre i costi di gestione di un ufficio. E’ il ‘coworking’, o ‘ufficio condiviso’, una tendenza nata negli Stati Uniti nel 2005, che sta prendendo sempre più piede in Italia. Consiste nel ’condividere’ l’ufficio tra più lavoratori, con il proprietario dello spazio che affitta, per un mese come per un anno, le diverse postazioni a più professionisti, i cosiddetti ‘coworker’. Quindi giornalisti e architetti, ingegneri e geometri, e tanti altri professionisti al lavoro insieme nello stesso spazio.

“Siamo partiti nell’aprile 2008 -racconta a LABITALIA Massimo Carraro, fondatore, insieme a Laura Coppola, di Cowo (Coworkingproject.com), l’unico network di coworking esistente oggi in italia- abbiamo trovato della documentazione su Internet sul coworking e creato il primo spazio a Milano e, dopo aver ricevuto diverse richieste da parte di persone che non conoscevamo e che ci contattavano da altre città, nel febbraio del 2009 abbiamo messo un annuncio on line per l’affiliazione al network e la creazione di altri spazi in altre città”.

Il ‘coworking’ è un metodo low cost e veloce per professionisti che, invece di lavorare da casa, possono usufruire di un luogo comune dove confrontarsi anche con altri. “Oggi ci sono 53 spazi affiliati in 30 città d’Italia, prevalentemente al Nord, forse perché -spiega Carraro- noi abbiamo cominciato a Milano; noi diamo un paccchetto di servizi che dura un anno, che comprende l’utilizzo del nostro marchio. Il nostro progetto si rivolge a spazi già esistenti, con all’interno attività già avviate, perché l’attivita’ di coworking non può permettere da sola il mantenimento dell’attività”.

E per i professionisti che usano questi spazi per lavorare c’è la possibilità di condividere idee, e anche di risparmiare qualcosa. “La persona che sceglie il coworking -dice Carraro- è stufa di lavorare da sola a casa e cerca il contatto umano. I nostri prezzi sono sostenibili e le soluzioni offerte sono flessibili, facciamo anche contratti di affitto di tre giorni”.

E, secondo Carraro, “una caratteristica dello spazio di coworking è quello di incoraggiare le relazioni tra presenti”. “La formula base che offriamo – sottolinea – è: scrivania, sedia e connessione a Internet. Questo è ciò che non può mancare.

Poi, le persone che frequentano questi spazi arrivano con il proprio computer, vogliono collegarsi a Internet e lavorare. In tutti i coworking ‘Cowo’ -assicura- l’utilizzo dello spazio open space non può costare oltre 250 euro, e noi qui a Milano facciamo anche pacchetti di 10 giorni, per un costo di 150 euro. I giorni possono essere utilizzati, ‘spezzettati’, nel corso di tutto l’anno”.

E per il futuro le prospettive del coworking in Italia sono positive: “Abbiamo avuto una media di due nuovi spazi al mese e, cosa importante, hanno retto anche gli spazi che sono aperti da due anni – conclude – e questo ci dà l’idea della solidità del progetto”.

Da: adnkronos.com

Buone pratiche ambientali a Corchiano “Porta la Sporta”

InComuni Virtuosi, Nuove Soluzioni su 6 marzo 2011 a 02:48

[5 marzo 2011]

A Corchiano (VT) una nuova e avvincente sfida attende la comunità, in particolare le scuole. Dal mese di marzo a quello di aprile gli alunni della scuola dell’infanzia così come quelli delle scuole elementari e medie saranno impegnati in “Porta la sporta, ultima sfida”, una gara condotta a colpi di buone pratiche e comportamenti rispettosi dell’ambiente promossa dall’Amministrazione comunale di Corchiano, dalla Cooperativa Larth Velarnies e dal Consiglio comunale dei ragazzi.

Richiamandosi alla campagna nazionale “Porta la sporta” dell’Associazione dei Comuni Virtuosi e agli esempi provenienti dal Nordamerica, la sana competizione si prefigge di raggiungere una pluralità di obiettivi. Tra questi: fornire ai Comuni l’occasione per impegnarsi ulteriormente in un partecipato progetto di riduzione dei rifiuti; rendere consapevoli i cittadini circa l’impatto economico e ambientale derivante dal sacchetto di plastica monouso, esempio emblematico di un consumo orientato verso il cosiddetto sistema usa e getta, corresponsabile del resto dello smisurato aumento dei rifiuti; introdurre buone pratiche e applicare soluzioni corrette, tenendo conto degli esempi internazionali; orientare gli sforzi dei cittadini verso un obiettivo comune, creando con ciò lo spirito di squadra ovvero il senso di appartenenza a una comunità viva, fatta di persone responsabili e rispettose dell’ambiente e delle vocazioni territoriali.

Una competizione che vede come protagonisti i bambini e i ragazzi, poiché l’obiettivo è quello d’investire nelle nuove generazioni. Non meno importante il ruolo degli adulti. Famiglie ed esercenti hanno il compito di tramandare ai cittadini di domani un ambiente pulito e, in generale, un mondo migliore. Ebbene, “Porta la sporta, ultima sfida” avrà una durata di cinque settimane, dal 2 di marzo al 6 di aprile. In questo periodo, gli alunni, con l’ausilio dei loro genitori e dei loro nonni, dovranno accumulare più ecoeuro possibili da inserire negli appositi box collocati nelle aule scolastiche e nella biblioteca comunale.

Gli ecoeuro si otterranno soprattutto andando a fare la spesa con la sporta presso i negozi aderenti al circuito. Ma che cos’è l’ecoeuro? Una cartamoneta coniata dai ragazzi del Consiglio comunale, pensata in origine per consentire lo scambio tra comportamenti virtuosi delle famiglie e prodotti ecologici e del commercio equo e solidale.

Che cosa prevede il regolamento? Le classi partecipanti dovranno nominare un responsabile, che si rapporterà con il Comune e si farà garante del progetto. Sul piano pratico, un ecoeuro si avrà ogni cinque euro di spesa. Tuttavia la moneta locale non si otterrà soltanto attraverso la spesa nei negozi del territorio, contribuendo così a sviluppare il processo della filiera corta, ma anche e soprattutto con la pratica quotidiana di comportamenti virtuosi.

Tra questi, leggere libri presi in prestito dalla biblioteca comunale, richiedere presso la Bottega delle buone pratiche locali le compostiere domestiche per la gestione della frazione umida dei rifiuti oppure le chiavette ricaricabili per le fontanelle dell’acqua della comunità, raccogliere l’olio della frittura nell’apposito contenitore per poi avviarlo alla trasformazione in biocarburante. E ancora, consegnare le pile ormai esauste ai volontari della Bottega delle buone pratiche.

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Collezione Cloe, stoviglie biodegradabili in Mater-Bi

InMateriali Biodegradabili, Nuove Soluzioni su 4 marzo 2011 a 16:17

[3 marzo 2011]

Sempre più in aumento la coscienza critica e consapevole, legata alle nostre scelte dal punto di vista ecologico, che in questo momento epocale posono avere un peso assai importante sul nostro futuro, ecco perché anche solo un pranzo o una cena tra amici o un pic nic sui prati possono essere importanti per fare la scelta giusta.

Per un pic nic davvero green, la soluzione più appropriata, ma forse meno pratica, potrebbe essere quella di portarsi da casa i piatti del servizio più economico di ceramica e riportarseli poi indietro da lavare.

Se però volete un’alternativa altrettanto ecologica, ma decisamente più funzionale, ecco venire in nostro aiuto l’idea proposta da Eco-Inn e Novamont, ovvero al nuova collezione Cloe: si tratta di una collezione di stoviglie a ridotto impatto ambientale, la cui peculiarità è un bellissimo design, assai accattivante, e soprattutto è Made in Italy. Si tratta di prodotti realizzati in Mater-Bi, cioè bioplastica sviluppata dall’azienda Novamont (la stessa che produce i nuovi sacchetti della spesa biodegradabili) contenente risorse rinnovabili di origine agricola. Si tratta di un biopolimero totalmente biodegradabile che deriva dalla lavorazione dell’amido di mais, il colore è lattiginoso, si usa sia per le posate sia per piatti e stoviglie in generale. Ma il suo impiego è anche adatto per produzione di packaging, ad esempio per avvolgere i kit di posate.

Sono stati introdotti nella ristorazione, a partire da alberghi e catering, e ciò ha portato loro numerosi vantaggi. Ecco quali:

  • lo stoccaggio e la veloce movimentazione, comodità sia per i privati che per le aziende di risotrazione
  • l’infrangibilità
  • la leggerezza
  • il riutilizzo: possono essere messi in lavastoviglie ad un normale lavaggio a temperature fino a 60°C e per un massimo di 3 volte
  • compostabili e ciò permette un risparmio importante sullo smaltimento rifiuti.

Il prodotto è elegante, leggero, ecologico e rispettoso quindi dell’ambiente: una bella idea per cominciare bene l’anno all’insegna del rispetto della natura.

Un’altra realtà in questo settore che produce queste particolari stoviglie è anche ecoTecnologie, che produce soluzioni nel rispetto dell’ambiente, e in questo caso lo è una dimostrazione la linea Ecozema, che tratta prodotti realizzati biodegradabili, compostabili in rispetto delle norme EN13432. I materiali si ricavano in questo caso non solo dall’amido di mais, ma anche dalle fibre che restano dalla lavorazione della canna da zucchero.

Partiamo dalla polpa di cellulosa: questa si ricava dalle fibre di diverse piante, come ad esempio dalla canna da zucchero, è al 100% naturale, compostabile e biodegradabile, resiste fino ai 200°C, si usa anche nel microonde, così come nel forno tradizionale, si impiega per produrre piatti e bicchieri.

La PLA è un biopolimero che deriva dall’amido di mais (anche se il procedimento chimico è differente dal Mater-Bi), totalmente biodegradabile e compostabile in base alla norma EN13432. La sua resistenza alla temperatura arriva ad un massimo di 55°C. E’ trasparente e viene utilizzato per la produzione di bicchieri e, data la sua poca resistenza alle alte temperature, risultano essere adatti solo a bevande fredde.

Da: amando.it

WWF lancia “L’ora della Terra”, l’agorà globale per il clima

InGreen Economy, Nuove Soluzioni su 3 marzo 2011 a 13:17

[2 marzo 2011]

È stata lanciata oggi, a livello mondiale e anche in Italia, la piattaforma globale dell’Ora della Terra WWF, un vero mosaico interattivo per il clima, già tradotto in 11 lingue, attraverso cui individui, istituzioni, organizzazioni e imprese da tutto il mondo possono raccontare le azioni concrete che intendono intraprendere per fare la propria parte e dare al mondo un futuro più sostenibile.

Si apre così ufficialmente la nuova fase dell’Ora della Terra, l’evento mondiale del WWF per il clima che il 26 marzo alle 20.30 spegnerà monumenti e luoghi simbolo in ogni angolo del pianeta e che quest’anno chiede a tutti di andare “oltre l’ora”, impegnandosi a trasformare la propria vita ogni giorno alimentando il cambiamento che non solo ci aiuterà a vincere la sfida dei cambiamenti climatici, ma contribuirà a dare al mondo equilibrio e benessere.

“Il futuro eco-friendly – ha detto Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia – è un’azione concreta che può iniziare subito. Mentre i Governi discutono sull’accordo globale e sulle regole comuni per vincere la sfida dei cambiamenti climatici, nelle case, nei negozi, uffici, scuole, imprese e perfino per le strade, le azioni quotidiane di centinaia di milioni di persone, sommate insieme, possono avviare il cambiamento che garantirà al mondo nuovo equilibrio ambientale, economico e sociale. Un amministratore delegato può cambiare un’impresa, un bambino di 7 anni può cambiare la sua classe, un presidente può cambiare il suo Paese. Ogni singola azione, piccola o grande che sia, sommata a centinaia di milioni di altre, può davvero cambiare il mondo.”

Per raccontare a tutti che vivere verde è facile, possibile e può migliorare la qualità delle nostre vite, dopo il testimonial Marco Mengoni, è scesa in campo anche la giornalista e deejay Paola Maugeri, che nei mesi scorsi ha intrapreso una vita “a impatto zero” insieme a tutta la famiglia, e nel suo video messaggio per l’Ora della Terra invita a dedicare “un piccolo gesto della tua quotidianità per contribuire veramente a un futuro più sostenibile… Perché tutti viviamo su questo meraviglioso pianeta Terra ed è l’unico che abbiamo.”

Mentre sul fronte della green-economy le imprese che lavorano con il WWF dimostrano che la sostenibilità è una strada non solo percorribile ma anche proficua. Il gruppo Sofidel (marchio Regina), per esempio, ha investito in tre anni circa 16 milioni di euro per ridurre del 26% entro il 2020 le proprie emissioni di CO2 rispetto al 2007. UniCredit ha avviato un programma di riduzione delle emissioni dirette, lavorando con uffici e dipendenti per l’obiettivo -30% entro il 2020, e delle emissioni finanziate, orientando gli investimenti verso ambiti a basso contenuto di carbonio. In quindici anni Electrolux ha ridotto i consumi di acqua del 30%, di energia del 25% e i rifiuti del 45%, con l’obiettivo al 2012 di ridurre un ulteriore 15% i consumi di elettricità, acqua e gas.

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