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Dal Ministero dell’Ambiente 1,5 milioni di euro per progetti legati alla sostenibilità

InFinanziamenti, Governi su 5 aprile 2011 a 19:47

[4 aprile 2011]

Scade il 29 aprile 2011 il bando del Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di interventi in materia ambientale. A beneficiare del contributo possono essere enti pubblici, soggetti privati, fondazioni e associazioni.

I progetti possono riguardare riciclo e raccolta differenziata dei rifiuti, energie rinnovabili ed efficienza energetica, mobilità sostenibile, biodiversità e tutela degli habitat naturali, con particolare riguardo alle foreste, cambiamenti climatici e sviluppo sostenibile.

L’avviso pubblicato dal Ministero dell’Ambiente in data 25 marzo 2011, è finalizzato ad avviare una procedura ad evidenza pubblica per la selezione, ai fini di concessione di un contributo, per iniziative ed azioni riguardanti la protezione dell’ambiente nell’ottica di perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sul territorio nazionale anche con riferimento all’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile.

Le risorse finanziarie disponibili sono pari a Euro 1.500.000,00

Da: csrcultura.it

Sul sito del ministero dell’ambiente si legge:

Il presente avviso è finalizzato ad avviare una procedura ad evidenza pubblica per la selezione, ai fini di concessione di un contributo, per iniziative ed azioni riguardanti la protezione dell’ambiente nell’ottica di perseguimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra sul territorio nazionale anche con riferimento all’educazione ambientale e allo sviluppo sostenibile.
Le tematiche oggetto del presente avviso, sono:

  • riciclo e raccolta differenziata dei rifiuti;
  • energie rinnovabili ed efficienza energetica;
  • mobilità sostenibile;
  • biodiversità e tutela degli habitat naturali, con particolare riguardo alle foreste;
  • cambiamenti climatici;
  • sviluppo sostenibile.

Possono presentare istanza di contributo enti pubblici, soggetti privati singoli o associati, associazioni e fondazioni. Ogni soggetto può presentare una sola richiesta di contributo.

Documentazione in allegato:

Da: minambiente.it

Incentivi Fotovoltaico ed Eolico: nuovo regime alle Rinnovabili

InGoverni su 4 marzo 2011 a 03:02

[3 marzo 2011]

I tagli al sistema di incentivi alle energie rinnovabili, approvato con il decreto di attuazione della direttiva UE: certificati verdi fino al 2016, nuove tariffe da giugno, -22% all’Eolico.

Il nuovo regime di incentivi alle energie rinnovabili entrerà in vigore dal primo giugno 2011; fino al 30 maggio rimarrà in vigore il meccanismo incentivante del Terzo Conto Energia per il Fotovoltaico; taglio retroattivo del 22% agli incentivi per l’Eolico (nella bozza era il 30%). Entro il 30 aprile i Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente completeranno la consultazione per la revisione delle quote incentivi e dei tetti per le fonti rinnovabili.

Questo, in sintesi, quanto stabilito in data odierna in sede di Consiglio dei Ministri, che ha approvato in via definitiva il decreto legislativo di recepimento della direttiva europea 2009/28, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili.

Per il Fotovoltaico si procederà ad una riduzione graduale del sistema incentivante, dopo la ridefinizione di criteri, parametri e quote che entreranno in vigore, come detto, dal prossimo giugno. Obiettivo dichiarato dal Governo, evitare le speculazioni. Per tutelare gli investimenti già effettuati, proseguirà il ritiro dei certificati verdi fino al 2016, con prezzo fissato al 78% di quello massimo di riferimento.

Per godere delle tariffe e incentivi del Terzo Conto Energia gli impianti dovranno entrare in esercizio ed essere collegati alla rete entro il 30 maggio 2011, mentre per per gli impianti connessi dal 31 maggio il Governo dovrà emanare apposito decreto ministeriale entro il 30 aprile 2011, con nuove tariffe, nuova soglia massima annuale di potenza elettrica cumulativa degli impianti fotovoltaici che possono godere delle tariffe incentivanti (rispetto alla famigerata bozza di decreto è stato rimosso il riferimento al tetto massimo da 8.000 MW di potenza fotovoltaica incentivata).

Gli impianti sui terreni agricoli non potranno superare il limite di 1 MW per azienda e più del 10% della superficie.

Il nuovo regime di aiuti in vigore da giugno precede anche un diverso piano di incentivi per gli impianti da fonti rinnovabili in esercizio dal 1 gennaio 2013: differenziato per piccoli e grandi impianti, mirerà a ridurre i rischi di investimento per le piccole realtà.

«Per il solare fotovoltaico, imprenditori e cittadini sono lasciati nella più totale incertezza», ha dichiarato Edoardo Zanchini, responsabile energia e infrastrutture di Legambiente. «Solo chi ha già i cantieri aperti e finirà entro maggio avrà sicurezza sugli incentivi».

«Da giugno entrerà in vigore un nuovo sistema con tariffe più basse ma anche un limite annuale alle installazioni che non darà garanzie che vuole investire. Per eolico, biomasse e idroelettrico la situazione è ancora più grave, visto che è prevista l’introduzione di un fallimentare sistema di aste al ribasso, che in passato ha già dato risultati scadenti, e solo a uno sconto sul taglio retroattivo agli incentivi, passato dal 30 al 22%».

Legambiente chiederà alla Ue di valutare fino a che punto il decreto Romani è coerente con gli obiettivi di Bruxelles per il 2020 e con il Piano italiano per lo sviluppo delle rinnovabili.

Da: pmi.it

Crescita e green economy secondo il rapporto Unep

InGoverni, Green Economy su 28 febbraio 2011 a 22:50

[22 febbraio 2011]

Investire nella green economy per combattere la povertà e sostenere una crescita duratura. È questo il messaggio forte che emerge dal rapporto «Towards a green economy» del Programma Onu per l’Ambiente (Unep), presentato ieri a Nairobi davanti a oltre 100 ministri dell’ambiente di tutto il mondo. Dunque, guardare all’economia sostenibile non è solo un impegno etico e civile ma, sporattutto, un’opportunità cui i dirigenti politici dovrebbero guardare per garantire il benessere e lo sviluppo delle società.

Secondo i suggerimenti dell’Onu, con un investimento annuale di 1.300 miliardi di dollari, pari al 2% del prodotto interno lordo mondiale, in dieci settori chiave da qui al 2050, la comunità internazionale potrebbe infatti avviare una radicale trasformazione dell’attuale modello di crescita, garantendo uno sviluppo equilibrato e stabile dell’economia e riducendo l’impronta ecologica del 50%. Inoltre, secondo gli esperti Onu, il passaggio all’economia a basso impatto ambientale, se sostenuta da politiche a livello nazionale e internazionale, porterebbe nuovi posti di lavoro, in sostituzione di quelli persi progressivamente con l’economia tradizionale. Secondo gli scenari elaborati nel rapporto, una transizione verde consentirebbe, nel 2050, una crescita del Pil mondiale intorno al 2,5% annuo.

«Con 2,5 miliardi di persone – ha affermato Achim Steiner, direttore dell’Unep – che vive con meno di due dollari al giorno e oltre due miliardi di popolazione mondiale in più prevista entro il 2050, è chiaro che dobbiamo continuare a sviluppare e a crescere le nostre economie. Ma questo sviluppo non può arrivare a spese del sistema che alimenta la vita sulla terra, a sostegno delle nostre economie e quindi di ciascuno di noi».

I dieci settori su cui puntare sono

Agricoltura, con un investimento da 100 a 300 miliardi di dollari all’anno fino al 2050 per garantire l’alimentazione ai 9 miliardi di persone destinati a abitare il pianeta. L’obiettivo è quello di migliorare l’efficienza della produzione agricola (implementando le infrastrutture, favorendo una migliore gestione dei suoli, rendendo sostenibile l’utilizzo dell’acqua) e di diminuire gli sprechi alimentari, intervenendo sulla distribuzione e conservazione dei prodotti.

Edifici. Con una spesa di circa 300 miliardi di dollari entro il 2050 si può risparmiare un terzo dell’energia consumata dal settore delle costruzioni, principale responsabile mondiale di emissioni di gas serra. Le politiche pubbliche dovrebbero quindi concentrarsi nell’aumento dell’offerta di energie rinnovabili e nella diminuzione degli sprechi energetici di case e palazzi.

Energia. Oltre 360 miliardi di dollari per incrementare la quota di energia prodotta attraverso fonti rinnovabili, dal 16% attuale fino al 45% entro il 2050. Secondo le stime, i lavoratori mondiali del settore potrebbero raggiungere i 25 milioni, contro i poco più dei 15 di oggi.

Pesca. Si prevede una spesa di 110 miliardi di dollari per la riduzione del 50% dell’impatto ambientale della pesca, attraverso il taglio delle flotte navali, e l’investimento in aree protette.

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Verso il 100% di energia rinnovabile nel 2050

InEnergie Rinnovabili, Governi su 23 febbraio 2011 a 09:25

[22 febbraio 2011]

Sono sempre più numerosi gli studi internazionali che valutano la fattibilità e i costi per coprire con le fonti rinnovabili il 100% della domanda energetica o elettrica entro la metà del secolo, tanto che alcuni Governi, oltre a definire gli obiettivi nel medio periodo (2020), hanno già anche ambiziosi target per il 2050. Una rivoluzione che ha la doppia valenza di contrastare i cambiamenti climatici in atto e l’insicurezza connessa agli approvvigionamenti energetici.

Questo obiettivo, che sembrava ‘eretico’ solo qualche anno fa, oggi viene considerato praticabile nell’ambito della produzione di elettricità e, seppure con qualche difficoltà, anche nel soddisfacimento delle esigenze termiche e del trasporto. I segnali si intravedono: da due anni si investe più in energie rinnovabili che in fonti fossili. Nel 2009 in Europa e negli Stati Uniti la potenza installata di rinnovabili elettriche è stata maggiore rispetto alle fonti tradizionali.

Su questi scenari di metà secolo e sulle potenzialità anche per il nostro Paese si è concentrato il convegno annuale del Kyoto Club, che si è svolto il 16 febbraio scorso a Roma presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, dal titolo “100% Rinnovabili. La sfida per le energie verdi entro il 2050”.

In apertura del convegno, organizzato in occasione del VI anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Catia Bastioli, CEO di Novamont S.p.A. e Presidente Kyoto Club, ha sottolineato l’urgenza che «anche l’Italia dia priorità al cambiamento di modello di sviluppo economico, ormai non più sostenibile, e riconosca la centralità della sostenibilità ambientale e della qualità dei territori, non solo per salvare il pianeta, ma anche per dare competitività economica ai territori stessi, sfruttando l’economia della conoscenza».

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