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Il fotovoltaico fai da te fra due anni sarà l’energia più conveniente

InEnergie Rinnovabili, Green Economy su 5 giugno 2011 a 17:43

[giugno 2011]

Secondo uno studio del professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova, nel 2013 sarà raggiunta la “grid parity”: il prezzo del chilowattora per autoconsumo prodotto con panelli solari sarà uguale a quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica

essuno l’aveva previsto. Eppure, entro due anni, l’energia solare “fai da te” sarà più conveniente, anche senza incentivi: autoprodurre elettricità con pannelli fotovoltaici, specie nel Sud, costerà meno della bolletta dell’Enel. Si avvicina infatti la “grid parity”, la coincidenza tra il costo del chilowattora per autoconsumo, prodotto con panelli da 200 kW di picco (kWp), e quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica. A rivelarlo sono i calcoli eseguiti dal professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova. Ma le buone notizie non si fermano qui: per Vishal Shah, analista di Wall Street, il settore solare vedrà nei prossimi anni una riduzione dei costi di un ulteriore 40%.

Nel Sud Italia la grid parity sarà raggiunta già verso la metà del 2013, per gli impianti industriali da 200 kWp. Per gli impianti domestici (più piccoli, da 3 kWp) si dovrà aspettare un anno in più. Per i grandi impianti allo stesso risultato si arriverà nel 2015 al Centro e nel 2016 al Nord. Per quelli piccoli ci vorrà un anno in più. I calcoli sono stati eseguiti stimando una vita media dei moduli di 25 anni e includendo un tasso di interesse del 5,3%, ma concentrandosi appunto sull’autoconsumo, invece che sulla produzione di elettricità da vendere alla rete.

Lo studio di Lorenzoni ed il suo team, commissionato da Conergy Italia, è partito dall’analisi della variazione di prezzo degli impianti prevista per i prossimi anni da European Photovoltaic Association e altre agenzie di ricerca: i moduli fotovoltaici dovrebbero passare dai 1,4 euro/Wp di oggi a circa 1 euro/Wp entro i prossimi due anni. Questo porterebbe i sistemi fotovoltaici a costare molto meno: i piccoli impianti (3 kWp) passerebbero dagli attuali 3.600 euro/kW a 2.800 nel 2014, mentre quelli da 200 kWp da 2.800 euro/kWp a circa 2.000 nel 2014. Queste stime sono state elaborate prima del quarto conto energia, ma “con la riduzione delle tariffe incentivanti i prezzi caleranno anche più rapidamente del previsto”, spiega il professor Lorenzoni (fonte: QualEnergia).

Non solo, le ipotesi del gruppo di ricerca veneto sono approssimate per difetto: si è voluto stimare, ad esempio, un aumento annuale medio delle bollette elettriche del 3-3,28%. Un valore che potrebbe essere sottostimato, se si considera il possibile aumento del prezzo del petrolio. Se i costi legati alla produzione di energia dovessero essere maggiori di quanto stimato e gli impianti dovessero costare meno, la grid parity potrebbe quindi essere raggiunta anche prima di quanto previsto dallo studio dell’Università di Padova.

Fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe azzardato una previsione del genere sull’autonomia energetica familiare, né tanto meno una diminuzione dei prezzi del fotovoltaico che, dal 2008 al 2011, è arrivato a sfiorare il 60%. Margini di riduzione che sono ancora ampi: nei prossimi 3-5 anni, infatti, il fotovoltaico potrà costare negli Usa tra 1,3 e 1,4 dollari per watt, ed è possibile arrivare presto alla soglia del dollaro per Watt. Ad affermarlo è Vishal Shah, analista a Wall Street specializzato nel settore solare.

Negli ultimi quattro anni, i prezzi del fotovoltaico sono scesi tanto da riuscire a superare in convenienza anche l’energia nucleare, secondo uno studio della Duke University in North Carolina. A differenza del professor Lorenzoni, però, Vishal Shah ritiene negativo il fatto che i governi possano rivedere le loro politiche di incentivazione: per l’analista newyorkese, infatti, ciò sarà l’unico freno al boom del solare. Sul prossimo raggiungimento della grid parity in alcune parti dell’Europa meridionale, però, si è tutti concordi. Non solo, per Shah nel vecchio continente l’energia elettrica da fonte solare sostituirà presto quella prodotta con il gas naturale, mentre in altre parti del mondo soppianterà anche quella prodotta con l’inquinante e sempre più costoso gasolio.

Da: ilfattoquotidiano.it

Ricavare energia dalle autostrade: un progetto già pensato in Inghilterra ed in California

InAutostrade Solari, Esperimenti Rinnovabili, Mobilità Sostenibile su 6 maggio 2011 a 10:46

[maggio 2011]

California, la superstrada che produce energia. Un deputato dello stato USA pensa a un progetto pilota di trasformazione energetica in grado di sfruttare il traffico delle superstrade. Ci sarebbe energia sufficiente ad alimentare case, auto elettriche e non solo.

Il deputato californiano Mike Gatto, democratico della provincia di Burbank, ha intenzione di fare per il suo stato quello che i britannici hanno già pensato di fare per la stazione londinese di Victoria Station: Gatto vuole far approvare una legge per l’istituzione di un progetto pilota in grado di ricavare energia dal passaggio continuo e rombante dei veicoli sulle superstrade californiane.

Al pari di altri progetti avveniristici implementati nel resto del mondo, il pilota che vuole Gatto sfrutta la generazione di corrente di tipo piezoelettrico: sotto il manto stradale viene posizionata una rete di sensori in grado di trasformare la pressione dei veicoli in movimento in energia elettrica, veicolando poi tale energia nella rete di distribuzione verso la centrale e le abitazioni.

I primi numeri forniti dal deputato sostengono che anche con un solo miglio di pavimentazione stradale riconvertita alla produzione energetica, è possibile creare sufficiente elettricità da rifornire 500 abitazioni per un anno intero, o in alternativa ricaricare 120 veicoli elettrici ogni giorno o ancora fornire energia ai semafori e alla segnaletica luminosa presente lungo la strada.

Tanto più che il pilota di strada piezoelettrica sarebbe implementabile a costo sostanzialmente zero: non v’è necessità di ulteriori fondi oltre a quelli già stanziati dallo stato della California per questo tipo di progetti, e per quanto riguarda la necessità di smantellare il manto stradale basta prevedere l’installazione dei sensori in un tratto di highway per cui sono già previste le operazioni di manutenzione e ripavimentazione standard.

Da: puntoinformatico.it

Nuova trasmissione energetica: le Smart Grids, cosa sono?

InEnergie Rinnovabili su 27 febbraio 2011 a 21:41

[27 febbraio 2011]

Smart grid, ovvero le reti elettriche diventano intelligenti. Le reti elettriche storicamente nascono per raccogliere grandi quantità di energia dalle centrali di produzione e distribuirle ininterrottamente ad un gran numero di clienti-consumatori: in sostanza, una centrale elettrica è costituita da un controllo centralizzato, flussi di potenze unidirezionali e reti passive.

Ma la visione classica di rete elettrica è in una fase di superamento.
Non solo più linee, interruttori, trasformatori, ma anche elettronica, informatica e comunicazione.

Uno dei principali motori che spinge verso questa evoluzione sono gli obiettivi Europei di eco- sostenibilità “20-20-20”, che entro il 2020 prevedono, come già ricordato in altre circostanze, la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, l’aumento dell’efficienza energetica del 20% e la provenienza del 20% di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Questi obiettivi sono poi declinati a livello nazionale, che per l’Italia, in particolare, significa raggiungere un livello del 17% di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.

Con l’ampliarsi della generazione distribuita da fonti rinnovabili, anche in ambito domestico, si deve far spazio, quindi, ad una rete di produzione aggiuntiva che ben si deve integrare con quella tradizionale, cioè a dire controllo non più centralizzato ma distribuito sul territorio, flussi di potenze bidirezionali e reti attive.
Il distributore energetico si sta dunque trovando di fronte a una trasformazione della propria rete, che deve essere in grado di gestire sia i flussi di energia prodotta dalle grandi centrali tradizionali sia quelli di media e piccola entità prodotti da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, termico, etc.). Di conseguenza, non sarà più sufficiente avere un controllo della produzione a carattere nazionale ma sarà necessario, anche a livello locale, monitorare, gestire ed integrare la distribuzione di energia proveniente da fonti rinnovabili, prodotta in bassa e in media tensione.

La rete elettrica non è più solo quindi un canale per trasmettere e distribuire energia elettrica dalle grandi centrali ai clienti finali ma una rete “intelligente”, ovvero una Smart Grid, una rete comune in grado di fare interagire produttori e consumatori, di determinare in anticipo le richieste di consumo e di adattare con flessibilità la produzione e il consumo di energia elettrica. Una rete che si compone di tante piccole reti collegate tra loro e in grado di comunicare, che si scambiano informazioni sui flussi di energia e gestiscono con migliore efficienza i picchi di richiesta, evitando interruzioni di elettricità e riducendo il carico ove necessario.

Una smart grid possiede strumenti di monitoraggio intelligenti per tenere traccia di tutto il flusso elettrico del sistema, come pure strumenti, quindi, per integrare energia rinnovabile nella rete. Quando il costo dell’energia diventa minore, ad esempio, una smart grid può decidere di attivare processi industriali oppure elettrodomestici casalinghi e gli eventuali surplus di energia di alcune zone possono essere ridistribuiti dalla rete laddove vi sia la necessità, in modo dinamico ed in tempo reale, grazie ai software di gestione.
I meccanismi che regolano una Smart Grid, insomma, sono simili a quelli su cui si fonda la rete Internet, dove tutti gli utenti sono interconnessi tra di loro, ricevendo e inviando informazioni, fuori dal tradizionale schema di distribuzione da uno a molti.

In sintesi, la rete elettrica del futuro dovrà garantire:
1. la fornitura dell’energia elettrica;
2. l’accesso alle fonti di produzione rinnovabile;
3. minori costi e minori emissioni di gas serra;
4. notevole flessibilità, per venire incontro alle nuove esigenze dei consumatori.

Molti governi, quindi, stanno spingendo verso la costruzione di sistemi di distribuzione e di gestione intelligenti, indirizzati all’indipendenza energetica e alla lotta al riscaldamento globale.
In ogni caso, c’è già chi ritiene le smart grids fondamentali per innescare la terza rivoluzione industriale, quella dell’energia, che vedrà l’ormai ineludibile abbandono del petrolio e degli altri idrocarburi come principali fonti di energia a favore, invece, delle rinnovabili.

Da: tuttogreen.it

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