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Decrescita, transizione e comuni virtuosi. I tre movimenti uniti per il cambiamento

InComuni Virtuosi, Transition Town su 8 agosto 2011 a 21:38

[agosto 2011]

 Città di transizione, Decrescita felice e Comuni virtuosi. Tre realtà con origini diverse, ma da sempre accomunate dal desiderio di muoversi verso un ordine sociale che superi il forsennato consumo di combustibili fossili e di petrolio a basso costo. Tre movimenti che ora hanno deciso di intraprendere un progetto comune, a partire da Passerano Marmorito, piccolo comune in provincia di Asti.

Si può cambiare, o meglio, è necessario farlo. Negli ultimi anni anche in Italia sono sorte interessanti forme di reazione all’attuale degenerazione politica, economica, sociale ed ambientale, che hanno iniziato ad avere una diffusione di un certo rilievo. Tre di queste hanno, sin dalla loro nascita, una comunione di intenti che sta prendendo sempre più forma: Città di Transizione, Comuni Virtuosi, Decrescita Felice.
“Tre modi diversi di affrontare lo stesso tipo di tematiche, perseguendo lo stesso tipo di obiettivi”, afferma Maurizio Pallante, presidente e fondatore del MDF. Tre realtà aventi origini diverse sì, ma da sempre accomunate dal desiderio di ricreare una società che vada oltre la forsennata produzione di merci ed il loro frenetico consumo, resi possibili in questi ultimi decenni da una grande disponibilità di petrolio a basso costo.

L’Associazione dei Comuni Virtuosi si occupa prettamente di buone pratiche amministrative, cercando di mettere in rete, anche attraverso il suo “Premio” annuale, le esperienze di tutte quelle amministrazioni che fanno sforzi per rendere più sostenibili la mobilità, la gestione del territorio e dei rifiuti, gli stili di vita e l’impronta ecologica dei loro cittadini. Il Movimento Città di Transizione coinvolge, nelle città interessate, sia la società civile che le amministrazioni in un progetto unitario di progressiva riduzione della dipendenza dalle fonti fossili. Il Movimento per la Decrescita Felice si pone invece l’obiettivo di delineare un progetto politico e culturale che abbia una valenza non solo locale, ma che orienti le attività di chi agisce nel settore industriale, nell’attività politico-amministrativa e di chi vuol cambiare i propri stili di vita.

Le influenze reciproche fra i tre non sono una novità. Cristiano Bottone, uno dei rappresentanti a livello nazionale delle Transition Towns, ricorda che “la prima volta che in Italia si è parlato delle Città di Transizione è stato nel corso di un meeting organizzato dal Movimento per la Decrescita Felice”. Marco Boschini, coordinatore nazionale dell’Associazione dei Comuni Virtuosi, ritiene invece “essenziale, prima ancora che logico, trovare forme di contatto e reciproca contaminazione tra le varie esperienze in campo”. Anche Ellen Bermann, presidente di Transition Italia, sembra soddisfatta di questa “apertura e volontà di permettere la risonanza e la sinergia tra i Movimenti”.

Tre movimenti che ora hanno deciso di andare oltre, intraprendendo un progetto comune, e portando la fisiologica attrazione reciproca che queste realtà da sempre esercitano l’una sull’altra ai primi risultati. Recentemente, infatti, alcuni rappresentanti delle tre associazioni hanno incontrato a Passerano Marmorito, piccolo comune in provincia di Asti, l’amministrazione comunale (che ha partecipato nella sua interezza), settori di popolazione, associazioni ambientaliste locali e produttori locali.

L’obiettivo è stato quello di capire se l’amministrazione stessa era disposta ad intraprendere questo discorso, facendolo diventare uno stimolo per tutta la popolazione. Ma perché proprio Passerano? Non solo per la maggiore fattibilità, dovuta al fatto che ci sono solo 460 abitanti, ma anche perché quella del comune monferrino è un’amministrazione che non rientra nella logica dei partiti, che ha rotto con un passato in cui amministrare significava solo sviluppo urbanistico, mettendosi in un’ottica di tutela ambientale. Passerano amministra coinvolgendo la popolazione. Periodicamente tutta la giunta incontra i cittadini (40/50 abitanti per frazione), diventando così espressione della società civile, con la quale vuole lavorare.

Maurizio Pallante ha fatto la proposta, Marco Boschini l’ha sottoscritta ed Ellen Bermann ha presentato la metodologia di lavoro. Ora sta al comune metabolizzare questo discorso. Un discorso complesso, ovviamente, che secondo il sindaco, Silvana Bruna, richiederà un po’ di tempo per la sua completa messa in pratica. Le premesse sono ottime, ma anche un comune così piccolo ha bisogno di tempo per organizzarsi in modo tale da tradurre in realtà proposte che, comunque, comporteranno grandi ed importanti cambiamenti.

L’amministrazione comunale, vicina ad una scelta definitiva riguardante l’inizio di questo progetto, secondo la metodologia “di transizione” non si limiterebbe più ad assemblee con la cittadinanza fatte solo per la gestione dell’esistente (strade, boschi, acque), ma affiancherebbe alla consultazione della popolazione anche un elemento di progettualità. Per capire insieme come aumentare la propria resilienza, ossia come potersi “difendere” dai grandi cambiamenti in corso, assorbendoli senza subire traumi. Magari anche riscoprendo modi e usi di quando l’economia di questo grazioso villaggio piemontese, e di tutti i paesi italiani, non si fondava sull’abbondanza di petrolio a basso prezzo; di quando anche senza di esso si andava avanti, perché c’era un rapporto di conoscenza con le risorse del territorio che permetteva di utilizzare al meglio la capacità di entrare in relazione interpersonale (anche di solidarietà), affrontando così una serie di problemi oggi apparentemente insormontabili.

Una volta avviato questo primo progetto, l’obiettivo è di fare in modo che tutti i comuni che hanno già fatto delle scelte “virtuose” (a partire ovviamente da quelli della rete dei Comuni a 5 stelle), avendo già dimostrato una certa sensibilità, possano portare i loro progetti dalla politica amministrativa alla progettazione del futuro della città e della vita dei cittadini, e diventino un ulteriore supporto di diffusione dell’esperienza della Transizione.
Ma sarà davvero possibile diffondere questo tipo di proposte su larga scala, dopo questa prima esperienza piemontese? Maurizio Pallante è ottimista: “La crisi accentuerà questo processo, perché costringerà a rivedere quelli che sono gli attuali stili di vita, sviluppatisi negli ultimi 50 o 60 anni di storia dell’umanità. Siamo immersi in questo tipo di dimensione e convinti che questo sia il modo naturale di vivere, ma storicamente sappiamo che le attuali condizioni sono particolarmente anomale, e molto difficili da riprodurre. Sarà quindi indispensabile scoprire le potenzialità del futuro insite nei modi di vivere di quando non c’era questa abbondanza di fonti fossili a basso costo”.

L’alleanza filosofica e strategica fra i tre Movimenti sta dando i primi risultati. Speriamo che Passerano non rimanga un caso isolato, ma che sia solo il primo tassello di un mosaico di realtà che faranno della svolta epocale che stiamo vivendo il nuovo Rinascimento che, forse in modi diversi, tutti ci auguriamo.

Da: terranauta.it

 

La fase di avvio del progetto “Ecoristorazione Trentino” (aprile 2011-dicembre 2011)

InAlimentazione, Comuni Virtuosi, Nuove Soluzioni su 19 giugno 2011 a 22:39

[giugno 2011]

La Provincia autonoma di Trento, tramite l’attività del Servizio Politiche per il Risanamento dei Siti Inquinati e la Gestione dei Rifiuti e dell’Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, e con la collaborazione del Comune di Trento, ha avviato ad aprile 2011 un tavolo di lavoro con le principali associazioni di categoria operanti nel settore della ristorazione (UCTS, ASAT, Associazione Agriturismo Trentino e Confesercenti), con lo scopo di attivare un progetto di sostenibilità ambientale rivolto agli operatori del settore, denominato “Ecoristorazione Trentino”.

Esattamente un anno fa veniva firmato tra Provincia e Distribuzione Organizzata trentina l’accordo volontario “Ecoacquisti Trentino”per la riduzione dei rifiuti all’interno del comparto distributivo, che prevede il rilascio di un marchio da parte della Provincia ai punti vendita in grado di dimostrare il rispetto delle azioni previste dall’accordo (ad oggi, si tratta di 131 punti vendita). Attivando il nuovo progetto “Ecoristorazione Trentino”, la Provincia ha inteso dare continuità al coinvolgimento del settore commerciale nella riduzione degli impatti ambientali tramite il rilascio di eco-marchi volontari, coinvolgendo quindi, dopo i distributori, anche i ristoratori.

Il nuovo progetto ha come obiettivo il miglioramento del già eccellente servizio offerto dai ristoratori trentini, aumentandone e valorizzandone l’attenzione ai temi ambientali. Ci si concentrerà in primis sulla riduzione dei rifiuti (in particolare della frazione organica, ma anche sulla promozione di prodotti del territorio “a km-zero”, sulla riduzione dei consumi idrici, sulla valorizzazione dell’acqua di rete, sull’utilizzo di prodotti/servizi ecologici, sul coinvolgimento della clientela nell’attuazione di “buone pratiche”.

Sono interessati tutti gli esercizi per i quali il servizio di ristorazione è l’attività prevalente e che comunque offrono tale servizio in modo continuativo e non esclusivo per alcune categorie di clienti, ovvero: ristoranti e pizzerie, agriturismi, alberghi e altre strutture ricettive nelle quali il servizio di ristorazione non sia destinato solo agli ospiti. Non verranno presi in considerazione, quanto meno in questa prima fase,  rifugi, mense e servizi di catering, lunch-bar, ma non si esclude il loro coinvolgimento in una fase più matura del progetto.

Quest’ultimo è infatti in procinto di partire con una fase di sperimentazione sul campo delle buone pratiche ambientali attuabili dalla ristorazione trentina mediante il coinvolgimento di alcuni esercizi campione. La sperimentazione, che avrà luogo durante l’estate 2011, porterà alla definizione di un disciplinare di certificazione e del relativo sistema di attribuzione dell’etichetta “Ecoristorazione Trentino”. Gli esercizi aderenti dovranno soddisfare alcuni requisiti obbligatori e raggiungere un punteggio minimo complessivo tramite il soddisfacimento di alcuni requisiti facoltativi. Ecco le aree in cui verrà sezionato il disciplinare:

  1. rifiuti > priorità alla riduzione, in particolare della frazione organica
  2. alimenti e bevande > priorità ai prodotti biologici, locali, solidali, slow food
  3. energia e acqua > priorità al risparmio energetico ed idrico
  4. acquisti non alimentari > priorità ai prodotti verdi
  5. informazione, comunicazione, educazione ambientale > per il coinvolgimento della clientela nelle buone pratiche ambientali

Al termine della fase di sperimentazione, si procederà con l’implementazione degli strumenti di verifica e monitoraggio e con la sensibilizzazione e la formazione dei ristoratori e la promozione del marchio. I rilasci del marchio agli esercizi campione potranno avere luogo entro la fine del 2011. Da quel momento anche gli altri esercizi operanti in Trentino potranno richiedere il marchio alla Provincia, che lo concederà previa verifica del rispetto delle azioni del disciplinare.ù

Da: eco.provincia.tn.it

Città del futuro. Dall’Inghilterra all’Italia, cresce il movimento delle Transition Town

InNext Economy, Transition Town su 22 maggio 2011 a 23:30

[maggio 2011]

Basta la sigla T.T. a dare un senso molto extra e poco terrestre all’operazione. Intuizione in parte smentita dalla realtà delle Transition Towns che hanno molto di straordinario, ma anche aspetti profondamente terreni. Le Città della transizione sono le tribù del futuro che sposano l’idea del cambiamento, del consumo intelligente di risorse, della semplicità e della condivisione.

Dalla colazione con i prodotti locali coltivati nell’orto, alla spesa a domicilio via internet, dalla bicicletta all’autobus al car-sharing, dai pannelli solari, al camino, al riciclaggio dei rifiuti. Su questi comportamenti virtuosi si fonda l’idea di comunità delle città di domani dove ogni azione è ripensata per privilegiare risparmio energetico, valorizzazione del territorio e relazione.

Totnes, la cittadina inglese nella regione di 25mila abitanti del Devondove tutto è partito nel 2006 grazie al coraggio e al talento visionario di Rob Hopkins (autore del bestseller mondiale Manuale pratico della transizione. Dalla Dipendenza dal petrolio alla forza delle comunità locali) esiste persino una banca che emette il Totnes Pound, una moneta di scambio ad uso locale. Il maggiore gestore di energia sfrutta il vento per produrre elettricità e i sistemi di biomassa dai rifiuti per dare calore.

Il modello è stato replicato non solo inItalia, con gli esempi di Monteveglio  (cui Report ha dedicato una puntata il 12 dicembre 2010), Granarolo (Bologna) e di Prato allo Stelvio (Bolzano), ma anche in Inghilterra, Irlanda, Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti e Francia. Nel mondo sono ormai 300 le città che hanno scelto la via della transizione.

Tutte iniziative partite dal basso che poco alla volta hanno coinvolto le amministrazioni locali moltiplicando le esperienze di successo come quella dei Gas (gruppi di acquisto solidale) della Decrescita felice o dei Comuni virtuosi.

Per saperne di più visitate il sito transitionitalia.worldpress.com che offre la mappa delle Transition Town in Italia o transitionnetwork.org.

Da: blogosfere.it

Transition Town: vivere eco-sostenibile guardando oltre il petrolio

InTransition Town su 13 aprile 2011 a 13:10

[12 aprile 2011]

L’IDEA: “Transition Town” ovvero “Città di Transizione” è un movimento fondato in Irlanda a Kinsale e in Inghilterra a Totnes dall’ambientalista Rob Hopkins negli anni 2005-2006. L’obiettivo del progetto è quello di preparare le comunità ad affrontare la doppia sfida costituita dal sommarsi del riscaldamento globale e del picco del petrolio. L’approccio, multidisciplinare e creativo, riguardo a produzione di energia, salute, educazione, economia ed agricoltura, sotto forma di “road map”, è volto  verso un futuro sostenibile per ogni singola comunità urbana, senza distinzioni di grandezza, perciò, sia un piccoli villaggi, un distretto, una città o una conurbazione. Le comunità sono incoraggiate a ricercare metodi per ridurre l’utilizzo di energia, derivante dal petrolio, ed incrementare, invece, la propria autonomia a tutti i livelli.

Nel loro sito, www.transitionwestcliff.org.uk , si può, infatti, leggere: “Ragionando fuori dallo schema corrente, possiamo in realtà, riconoscere che la fine dell’era di petrolio a basso costo è un’opportunità piuttosto che una minaccia e possiamo progettare la futura era a bassa emissione di anidride carbonica come epoca fiorente, caratterizzata da flessibilità e abbondanza – un posto migliore in cui vivere rispetto all’attuale epoca di consumo alienante basata sull’avidità, sulla guerra e sul mito di crescita infinita”. Il movimento è attualmente in rapidissima crescita e conta realtà affiliate in molte parti del mondo. Si segnalano, infatti, oltre cinquanta comunità riconosciute ufficialmente come “Transition Towns” nel Regno Unito, Irlanda, Australia e Nuova Zelanda.

ITALIA: Anche nel Bel Paese si è convertita la prima “Transition Town”. Si trova in provincia di Bologna e si chiama Monteveglio. Piccolo Comune virtuoso di 5.200 abitanti, è guidato da un giovanissimo Sindaco, eletto al vertice di una lista civica composta per dieci undicesimi da persone per la prima volta in politica, con un’età media di 35 anni. Ogni delibera di giunta tiene conto dell’esigenza di abbandonare l’uso di combustibili fossili. L’idea della “Transizione” l’ha avuta un esiguo gruppo di 15-20 cittadini, che ha dato vita ad un’associazione e, poi, la lista civica ne ha condiviso l’obiettivo.

Concretamente, dalle colonne di City, racconta il Sindaco: “Siamo capofila dei 40 comuni italiani che hanno aderito al cosiddetto Patto dei sindaci, per ridurre del 20 percento la produzione di anidride carbonica (co2) entro il 2020. Venti per cento che si aggiunge al 20 di energia creata da fonti rinnovabili e al 20 risparmiato. Obiettivo che raggiungeremo nel 2012. La scelta, poi, che rivendichiamo con orgoglio è stata quella di non aumentare di neppure un metro le cubature contenute nel nuovo Psc (piano strutturale comunale). E di aver rinunciato a qualunque onere d’urbanizzazione dal bilancio 2011”.

PROSPETTIVE: Mentalità e partecipazione dal basso alla sostenibilità ambientale sono i punti di partenza del progetto del Comune di Monteveglio, assolutamente, espandibili anche in altri contesti italiani e non. Inoltre, riunire la frammentazione socio-relazionale, che può insorgere nelle grandi città, e rinsaldare la loro rete civica e sociale, sono scopi anche a medio-lungo termine non solo auspicabili, ma realmente raggiungibili tramite iniziative come questa, che, concretamente, spingono le persone a coalizzarsi per raggiungere l’obbiettivo superiore, comune e condiviso.

In conclusione, perciò, non solo salvaguardia dell’ambiente, ma anche un nuovo modo di ritrovare “l’animale sociale” che c’è in ciascuno.

Da: mediapolitika.com

Nuovi valori per nuove città: a Benevento nasce l’associazione “In Transizione”

InTransition Town su 2 aprile 2011 a 15:54

[1 aprile 2011]

Sta nascendo proprio in questi giorni in città l’associazione “Benevento in transizione”, un sodalizio pensato per promuovere concreti percorsi innovativi ed alternativi tesi alla realizzazione di una migliore vivibilità della nostra città.

L’idea è nata dopo essere rimasti colpiti da una particolare filosofia di sviluppo delle città che affonda le sue radici nel più ampio progetto della transition town. Ideato dall’ecologista britannico Rob Hopkins nel 2003, rappresenta un movimento culturale che vuole ricondurre i modelli sociali e di sfruttamento delle risorse ad una dimensione che riconosca e rispetti i limiti biologici del pianeta.

In sintesi, dunque , un progetto che parte dal basso, un percorso in cui la comunità, nel libero confronto delle idee, individua ed attua le soluzioni che ritiene più efficaci progettando il proprio futuro.

Il progetto “Benevento in Transizione” non si basa, dunque, su ricette preconfezionate quanto, piuttosto, intende realizzare un programma di sensibilizzazione volto a stimolare e sollecitare un aperto dialogo al fine di ottenere concrete proposte per un buon vivere, possibile ed eco-compatibile. Abbiamo così individuato delle macro-aree sulle quali lavorare per intraprendere e sviluppare il delineato percorso: mobilità sostenibile,
benessere sociale, energie alternative, incentivi a riciclo e riutilizzo, promozione dei prodotti locali.

Già oggi, a Benevento, ciò che fino ad alcuni anni fa sembrava irrealizzabile, e ci riferiamo – ad esempio – alla raccolta differenziata porta a porta, è realtà quotidiana, entrata a far parte del dna di tutta la cittadinanza. Da ciò la consapevolezza che Benevento per migliorare deve affiancare ai percorsi individuati dalle istituzioni, una nuova forza che nasca dal contributo che ciascuno di noi sarà in grado di offrire. Rivolgiamo, pertanto, un appello al comune senso civico affinché numerosi raccolgano l’entusiasmo sotteso a questo movimento, confidando in una viva condivisione e partecipazione in grado di arricchire e migliorare le iniziative che sul territorio già operano in tal senso e di contribuire a crearne delle nuove.

Per maggiori approfondimenti consultare il sito transitionitalia.wordpress.com ed il nostro profilo facebook – Benevento in Transizione, oltre al nostro Blog beneventointransizione.wordpress.com

Da: ilsannita.it

 

«Biberon» per auto elettriche: comuni e province orientati ad inserire le ricariche per auto elettriche nelle città

InMobilità Sostenibile su 23 marzo 2011 a 11:47

[22 marzo 2011]

A San Bonifacio la giornata ecologica porta una novità che suscita interesse anche a Verona.
Bixio: «Si farà la colonnina di ricarica». Peruffo: «Ci stiamo pensando».

La giornata ecologica, svoltasi domenica con inaspettata partecipazione, si è conclusa con l’annuncio di una novità di non poco conto in questo periodo, contrassegnato dall’inquinamento dell’aria in buona parte causato anche dalle automobili. Se ne è fatto portavoce, ufficiosamente, Claudio Bixio, presente in piazza Costituzione con la sua auto elettrica, con contorno dimostrativo di varie moto e altri veicoli elettrici, dai ciclomotori ai quadricicli. Bixio, come è noto, è ormai l’uomo di punta della lotta all’inquinamento da auto e della promozione dell’auto elettrica. Ha reso noto che l’amministrazione comunale di San Bonifacio, che ha già mostrato interesse per le energie alternative con il campo fotovoltaico installato al parcheggio San Marco, vicino alla stazione ferroviaria, sta ora valutando di impegnarsi anche nel settore della motorizzazione alternativa.

Infatti, ha detto, Bixio, la giunta ha intenzione di installare in piazza Costituzione, presumibilmente nella zona vicina al campanile, una colonnina per il «biberonaggio» delle auto elettriche. Notizia confermata anche del vicesidnaco e assessore all’ecologia, Umberto Peruffo: «Stiamo valutando seriamente questa ipotesi». Ha spiegato: «Queste colonnine si chiamano così perchè rappresentano una sorta di “biberon” per fornire all’auto elettrica non tutto il “pasto”completo di energia, ma solo una parte, per andare avanti, una sorta di “colazione” per poter proseguire. Infatti la carica completa delle batterie che rappresentano il serbatoio di energia delle auto elettriche ha bisogno di un tempo piuttosto lungo, però anche le soste più brevi possono essere utilizzate, appunto attraverso le colonnine stradali, per integrare parzialmente la carica». Riferisce Bixio: «Tutto dipende dal tipo di batteria di cui è dotata la macchina: ve ne sono che si ricaricano fino all’80 per cento in 35 minuti, altre che hanno tre tipi di ricarica: veloce, media e velocissima. Ma», aggiunge, «molte sono oggi allo studio presso le maggiori case automobilistiche». E cita la Smart (Mercedes) «che con l’Enel sta facendo sperimentazione con le centraline montate a spese dell’Enel, in tre città: Roma, Milano e Pisa, sembra con circa 200 auto elettriche. Analoga sperimentazione sta facendo anche la Renault, con un’altra società elettrica, a Brescia e Milano».

Anche Verona pare interessarsi a queste novità. L’assessore all’ambiente, Federico Sboarina, ha così risposto a una lettera di sollecitazione di Bixio: «L’amministrazione comunale di Verona, con l’obiettivo di perseguire la politica del risparmio energetico e di adempiere agli impegni assunti con l’adesione al Patto dei Sindaci, ha intenzione di realizzare sul territorio comunale delle infrastrutture di carica elettrica per autoveicoli e sta vagliando l’ipotesi di mettere a disposizione gratis appositi stalli di sosta destinati solo alle auto ad alimentazione elettrica».

«Se l’impegno espresso dalla amministrazione sambonifacese in questo campo sarà sollecito», ha sottolineato Bixio, «il Comune di San Bonifacio sarà il primo della provincia di Verona a vantare l’installazione delle colonnine “biberon”, per cancellare il paese dalla lista dei centri più inquinati da Pm 10 della provincia».

La giornata ecologia comunque ha riscosso grande successo anche sotto il profilo più tradizionale, quello della raccolta dei rifiuti, effettuata da varie associazioni per argini e strade di campagna. Sono stati riempiti cinque camion di materiale raccolto nell’arco di una sola mattinata, tanto da mettere in difficoltà, al momento del conferimento, lo stesso ecocentro, ha detto il direttore della Multiservizi, Andrea Burato; il quale con gli assessorati all’ecologia e alla cultura ha coordinato l’operazione.
Della cinquantina di volontari delle associazioni partecipanti, la ventina degli appartenenti alla Federcaccia e Ekoclub hanno raccolto da soli quasi due camion di rifiuti. Tra gli oggetti raccolti anche una carogna di capra, una vasca da bagno, sanitari, pneumatici,televisori, fusti di olio, un rotolo di moquette e svariati altri oggetti e plastiche in sorte. Gli alpini, colonna portante della raccolta rifiuti per tutto l’anno, il sabato, asettimane alterne, faranno, fino a novembre, un giro di ricognizione e di raccolta.

Da: larena.it

Premio BioEnergy: in evidenza San Romano in Garfagnana, Calenzano e filiera toscana del legno

InAgricultura, Energie Rinnovabili su 18 marzo 2011 a 23:24

[18 marzo 2011]

Questo pomeriggio, venerdì 18 marzo, alle 16 al Quartiere fieristico di Cremona, Sala Ricerca e Sviluppo, al termine del Convegno “Energie rinnovabili e tutela del territorio: nuove opportunità per agricoltori ed enti locali”, per BioEnergy Italy 2011 Legambiente, Anci, CremonaFiere e DLG International in collaborazione con Chimica Verde, premiano i migliori impianti da biomassa con il Premio nazionale BioEnergy Best Practices.

Al convegno partecipa Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente e la premiazione è organizzata da Beppe Croce, di Legambiente Toscana e coordinatore del comitato Premio Bioenergy 2011

«La nuova legislazione europea e nazionale in campo energetico assegna alle bioenergie un ruolo decisivo per soddisfare i fabbisogni di elettricità, di calore e di carburanti alternativi del nostro Paese al 2020 – sottolineano gli organizzatori – Per le aziende agricole le bioenergie sono anche una grande occasione per l’integrazione del reddito e per offrire nuovi servizi al territorio, ma perché gli impianti di produzione vadano realmente a beneficio dell’agricoltura, dell’ambiente e delle comunità locali devono tener conto dell’effettiva disponibilità di risorse e degli eventuali impatti sulle produzioni agricole e sugli ecosistemi territoriali».

E’ proprio quel che fanno i vincitori di BioEnergy Best Practices selezionati da un comitato scientifico nazionale, formato da 15 esperti in diverse discipline, che ha vagliato le numerose esperienze in atto nelle diverse regioni italiane e, sulla base delle risposte pervenute, ha selezionato le migliori quattro Aziende agricole e i quattro enti Pubblici che hanno realizzato impianti nel rispetto dell’uso del suolo e delle risorse naturali, dell’efficienza energetica e degli interessi delle comunità locali. Tra i premiati fanno ottima figura diverse esperienze toscane.

Nella classifica Filiera Legno troviamo  al secondo posto l’Azienda Agricola F.lli Travaglini di Greve in Chianti (FI) e al terzo La Poderina Toscana, azienda biologica ad energia rinnovabile di Montegiovi, Monte Amiata. Tra gli enti locali il secondo premio va al Comune di San Romano in Garfagnana (Lucca) e il terzo al Comune di Calenzano (Firenze)

Ecco gli altri vincitori del Premio Migliori Pratiche Bioenergy Italy 2011

Aziende filiera Biogas: Primo Premio, tenuta la Falchetta – Azienda agricola Riccardo Ferrero, S.Carlo.se (To); Secondo Premio, Cooperativa Agricola Speranza, Candiolo (To); Terzo Premio, Agri Floor di Cerantola Paolo & C, Tezze sul Brenta (Vi); Quarto Premio, Pizzamiglio Fratelli società agricola S.S. Soresina (Cr)

Aziende filiera legno: Primo Premio, Cantine Giorgio Lungarotti srl, Torgiano (Pg); Quarto Premio, Cascina Meardi c/o Istituto Dioceano Sostentamento Clero, Tortona (Al)

Aziende filiera olio: Primo Premio, Komaros Agroenergie Srl, Osimo (An).

Enti Locali: Primo Premio, Acea Pinerolese Industriale spa, Pinerolo (To); Quarto premio, Comune di Farini; Menzione speciale, Comune di Pianengo (Cr)

Da: greenreport.it

Un viaggio racconto nell’Appennino: tra Comuni Virtuosi e Comitato ‘Piano B’

InComuni Virtuosi su 16 marzo 2011 a 00:37

[15 marzo 2011]

Un buon racconto è spesso un racconto di viaggio. È con questo spirito che il Comitato Piano B, visibilmente ispirato all’ opera di Lester Brown, economista, scrittore ed ambientalista statunitense, intraprende un viaggio nell’Appennino reggiano per scoprire e mettere a confronto le migliori soluzioni possibili e costruire insieme l’alternativa per una virtuosa amministrazione locale. 6 incontri per progettare un nuovo rapporto con il territorio, le persone, le istituzioni.

Democrazia, Ambiente, Energia, Alimentazione. L’obiettivo è dichiarato: progettare insieme l’alternativa e mettere a confronto le migliori soluzioni possibili. Dopo aver consegnato, a dicembre, ai sindaci di alcuni comuni della montagna il Manuale del buon amministratore locale (Ed. Altreconomia) ed essersi studiati l’esperienza dei Comuni Virtuosi, ora il gruppo apre uno spazio di dibattito e condivisione pubblica, che al primo incontro ha raccolto una quarantina di partecipanti attenti al futuro del proprio territorio.

Nelle diverse serate, verranno presentate esperienze messe in pratica da cittadini già personalmente e direttamente impegnati nella ricerca di soluzioni concrete, sviluppate nell’ambito domestico, scolastico o pubblico, a dimostrazione che le iniziative virtuose sono spesso una realtà già presente ed attiva e ci offrono l’opportunità di avviare una riflessione ormai non solo necessaria ma anche urgente.

In più occasioni, inoltre, i relatori del Comitato Piano B saranno affiancati da ospiti esperti nei vari temi. Lungo la via il Comitato Piano B proporrà la propria esperienza e le proprie aspettative, ma non meno interessante sarà comporre con i cittadini il diario di un percorso che restituisca l’immagine, spesso poco appariscente, di un Appennino virtuoso.

Le competenze e le esperienze raccolte strada facendo andranno a comporre un mosaico che sarà presentato ai cittadini e agli stessi sindaci nella serata conclusiva del 15 aprile.

Ivana del comitato ci racconta com’è nata l’idea, che parte da una precedente esperienza di mobilitazione locale attorno ad un progetto di centrale a biomassa a Fora di Cavola, sovradimensionato – agli occhi di molti cittadini – rispetto sia alla logica della filiera corta produttiva, e non accompagnato da politiche locali mirate al risparmio e all’efficienza energetica.

“La vicenda della centrale di Fora di Cavola ha una svolta decisiva il 31 ottobre 2010 dove 300/400 persone tra cui il sindaco di Toano assistono all’esposizione del prof. Federico Valerio. Sul tema è attivo da tempo il Comitato Ecologicamente, che aveva portato alla raccolta in precedenza di 1.500 firme di cittadini contrari all’impianto.

Pochi giorni dopo l’incontro, il Comune di Toano delibera all’unanimità, con il sostegno dell’opposizione, la modifica al piano regolatore, di fatto interdicendo l’uso dell’area al progetto previsto da Iren. L’assessore regionale Muzzarelli contemporaneamente sconfessa la linea di Iren, Provincia e Comunità montana. Iren ritira il progetto ed in questi giorni la Provincia di RE con Koinos, Consorzio coordinato da CNA, avvia sulla stessa area un progetto che a grandi linee ha aspetti di conformità con soluzioni proposte da comitati ed altri soggetti.

Nel frattempo Antonella lancia l’idea a un gruppo di amici di consegnare ai sindaci dei comuni montani il Manuale del buon amministratore locale di Stortone e Amura per Altraeconomia. L’idea ci sembra molto buona e troppo puntuale in relazione alla quantità di iniziative che muovono in Appennino. Soprattutto ci appare sempre più evidente che le criticità, maggiori o minori che siano, non andrebbero affrontate esclusivamente nei termini schematici e asciutti propri dell’economia. Per questo crediamo, che non bastino azioni di contenimento e di ordinaria gestione, bensì sia necessario un cambiamento di approccio a queste tematiche, in vista di nuovi progetti strutturali e più lungimiranti”.

Di qui alla costituzione del Comitato Piano B il passo è breve. Il primo atto è Fai un regalo al tuo Sindaco con la consegna a ciascun sindaco della montagna del Manuale del buon amministratore locale dedicato ad Angelo Vassallo, Sindaco di Pollica. Rivolto dagli autori agli amministratori e ai cittadini virtuosi, raccoglie decine di piccole ‘utopie’ che ovunque in Italia si sono felicemente tradotte in fatti e in soluzioni concrete; tra queste, alcune si sono realizzate proprio nella provincia reggiana.

Lungo la via il Viaggio nell’Appennino virtuoso ha raccolto il patrocinio delle riviste Valori, Altreconomia e del Cambiamento. Da parte nostra cogliamo volentieri la proposta di comporre, insieme ai cittadini ed agli amici che li seguiranno, il diario di questa esperienza. E se tutto va bene, attraverso gli Incontri del Cambiamento potremmo vedere sempre più bandierine di segnalazione accendersi in mezzo alla montagna reggiana.

Da: ilcambiamento.it

Filiera corta e prodotti a km zero, a Siena un seminario sul progetto europeo RurUrbAl

InAgricultura, Alimentazione su 13 marzo 2011 a 16:19

[10 marzo 2011]

La Provincia toscana in prima linea per promuovere il sistema agricolo locale come elemento di identità da preservare e far conoscere.

Un seminario internazionale per parlare di filiera corta e di produzione e commercializzazione di prodotti a chilometri zero legato al progetto di cooperazione europea RurUrbAl. L’appuntamento, organizzato dalla Provincia di Siena, è in programma giovedì 10 marzo a partire dalle ore 14.30 presso l’Auditorium Confesercenti, in strada statale 73 Levante, 10 e vedrà a confronto esperienze e politiche di filiera corta promosse in Italia e in altri Paesi europei, con il contributo di esperti del mondo economico e del settore rurale europeo.

”Rururbal – spiega Anna Maria Betti, assessore provinciale all’agricoltura – è un progetto di cooperazione che fa parte del programma Med e sostiene lo sviluppo e la cooperazione nello spazio mediterraneo. La Provincia di Siena ha aderito insieme a partner di altri Paesi europei con l’obiettivo primario di promuovere il sistema agricolo locale come elemento di identità da preservare e far conoscere. Rururbal, infatti, punta a sviluppare una catena alimentare locale dandole un crescente valore economico, sociale e culturale con forme innovative di gestione e attività di sensibilizzazione. E’ in questa direzione che si sta muovendo anche la Provincia di Siena, attraverso una serie di attività e di progetti che mirano a valorizzare i prodotti locali, puntando su qualità e stagionalità”.

”Il seminario – aggiunge la Betti – offrirà l’occasione di mettere a confronto le nostre esperienze con quelle di altre realtà italiane ed europee e di valutare le possibili strade per potenziare un sistema di consumi attenti alla qualità dei prodotti e alla salute”.

”Nel territorio senese – aggiunge Paolo Bucelli, dirigente del Settore sviluppo rurale della Provincia di Siena – abbiamo già sviluppato una serie di azioni per avvicinare produttori e consumatori e ridurre la distanza tra la città e la campagna”.

”In Val di Merse, in Valdichiana e in Valdelsa, gruppi di produttori agricoli insieme a consumatori e amministrazioni comunali, hanno organizzato i Mercatali, con spazi di vendita diretta regolati da sistemi di trasparenza del prezzo e di garanzia di qualità, mettendo in rete tutti gli attori locali. Intorno a queste esperienze, poi, si sono sviluppate azioni positive per la qualificazione della ristorazione, laboratori, corsi di cucina e progetti di educazione alimentare rivolti alle scuole, per promuovere i valori del gusto, della stagionalità e della salute”.

”La Provincia di Siena, inoltre, sta sviluppando due nuovi progetti dedicati alla filiera corta. Uno è ‘Dal grano al pane’, in collaborazione con Stefano Benedettelli, docente della Facoltà di agraria dell’Università di Firenze, con prove per la coltivazione di antiche qualità di grano biologico e la produzione di un pane locale a lievitazione naturale. L’altro è ‘Olio extravergine d’oliva locale nelle mense scolastiche’, che ha introdotto olio extravergine prodotto dai frantoi sociali nelle scuole di ventiquattro comuni della provincia. L’esperienza sarà ripetuta, cercando di coinvolgere sempre di più i ragazzi e le loro famiglie”.

Il seminario, dal titolo ”Scegli i tuoi alimenti decidi il tuo territorio. Nuovi modi di pensare l’economia”, si aprirà alle ore 14.30 con i saluti dell’amministrazione provinciale, del capofila del progetto RurUrbAl e della Regione Toscana. Alle ore 15 si parlerà del sistema territoriale di alimentazione, dando spazio a nuovi modi di pensare, di agire e di governare con gli interventi di Paolo Bucelli, dirigente del Settore sviluppo rurale della Provincia di Siena e Mathilde Woillez, del Laboratorio dello Spazio Rurale dell’Università di Tessaglia, in Grecia. Il dibattito sarà moderato da Denis Pantini, responsabile dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma.

Alle ore 16 saranno presentate iniziative di filiera corta promosse in altre realtà italiane ed europee, quali M**Bun, agri-hamburgeria di Rivoli, in provincia di Torino, con la trasformazione innovativa di un’azienda agricola e il nuovo modello di ristorazione ospedaliera a chilometri zero dell’ospedale Cardina Massaia di Asti. Alle ore 16.30 sarà la volta delle azioni dedicate alla filiera corta messe in campo dalla Provincia di Siena, con nuove forme di aggregazione dei produttori locali per rafforzare la commercializzazione e il consumo di prodotti locali; della rete dei Gas, Gruppi di acquisto solidali, e dei Mercatali come nuovi modelli di interazione tra produttori e consumatori. L’ultima sessione del seminario sarà dedicata alle politiche attive dei Comuni, con iniziative che prevedono l’inserimento di prodotti locali nelle mense scolastiche e orti didattici.

Intorno alle ore 17.30 si aprirà il dibattito, prima di lasciare le conclusioni al presidente della Provincia di Siena, Simone Bezzini. L’appuntamento si chiuderà intorno alle ore 19 con un buffet di stagione, che vedrà protagonisti i prodotti del territorio.

Da: adnkrinos.com

La Provincia di Siena: leader nel chilometro zero per il mercato agro-alimentare

InAgricultura, Alimentazione su 13 marzo 2011 a 13:57

[11 marzo 2011]

L’Amministrazione toscana è pronta a diventare un punto di riferimento per le politiche di promozione di un sistema di filiera corta.

”Continuare a lavorare a supporto dell’economia sostenibile, sia a livello locale che nel confronto con l’Europa, per fare in modo che i progetti di filiera corta siano reale motore di sviluppo economico e strumento per rinsaldare i legami sociali, utili ad innalzare il benessere della vita nel nostro territorio”. Con questo proposito il presidente della Provincia, Simone Bezzini ha chiuso a Siena il seminario internazionale dedicato alle politiche di produzione e commercializzazione di prodotti a chilometri zero legato a Rururbal: il progetto di cooperazione europea inserito nel programma Med, per sostenere lo sviluppo e la cooperazione nello spazio mediterraneo nel settore agro-alimentare, con cui la Provincia di Siena si candida, in partnership ad altri Paesi europei, a diventare un punto di riferimento per le politiche di promozione di un sistema di filiera corta.

L’appuntamento, organizzato dalla Provincia di Siena, giovedì scorso all’auditorium Confesercenti, ha visto confrontarsi esperienze di filiera corta promosse nel territorio senese e in altri Paesi europei. Al tavolo, moderato da Denis Pantini, responsabile dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma, si sono avvicendati esperti del mondo economico e del settore rurale senese ed europeo, come Mathilde Woillez, del Laboratorio dello Spazio Rurale dell’Università di Tessaglia.

”Con Rururbal – ha detto Anna Maria Betti, assessore provinciale all’agricoltura – la Provincia di Siena entra a far parte di un piano di sviluppo europeo nel settore delle politiche agricole. Più che un progetto, è un processo che determina un nuovo modo di fare impresa, un rinnovato rapporto fra città e campagna, una nuova consapevolezza del nostro ruolo di consumatori, ma anche di cittadini. Per ripensare e valorizzare l’economia locale, ma anche il territorio e le relazioni sociali”.

Il cibo nella vita quotidiana: Mercatali, Gas e Erbandando. A Siena e nei circondari sono in corso azioni di sistema per avvicinare, con il potenziamento dell’anello produttore-consumatore, gli attori della catena alimentare.

”L’integrazione delle competenze intorno al tema dell’alimentazione – ha spiegato in apertura dei lavori Paolo Bucelli, dirigente del settore rurale della provincia di Siena – ha dato il via a varie iniziative. In Val di Merse, in Valdichiana e in Valdelsa, infatti, sono già attivi gruppi di produttori agricoli che, in sintonia con le amministrazioni comunali e i consumatori, hanno creato i Mercatali. Piazze pubbliche di incontro tra produttori e cittadini, a cui si aggiungono le esperienze dei Gas, Gruppi di acquisto solidale, e le iniziative dell’associazione Erbandando, che promuove la cultura della sana alimentazione locale e gli usi delle piante alimentari spontanee nella cucina e nella ristorazione”.

I progetti di filiera corta in provincia. Sono due i nuovi progetti dedicati alla filiera corta in provincia di Siena. Il primo, ”Dal grano al pane”, è nato in collaborazione con Stefano Benedettelli, docente della Facoltà di agraria dell’Università di Firenze, e ha coinvolto quattro aziende della provincia nella coltivazione di antiche qualità di grano biologico e nella produzione di un pane sano e nutriente a lievitazione naturale. L’altro, ”Olio extravergine d’oliva locale nelle mense scolastiche”, ha introdotto ‘l’oro giallo’ di cinque frantoi sociali nelle scuole di ventiquattro comuni del territorio.

”Nelle mense sono state distribuite più di 12 mila litri di olio extravergine d’oliva locale – precisa Anna Betti – a fronte di un contributo dell’amministrazione provinciale di oltre 34 mila euro. Come Provincia continueremo a impegnarci per garantire sostegno e guida tecnica ai produttori locali e al sistema agricolo del nostro territorio”. D’altronde, quella senese, è una rete sinergica che ha già dato buoni risultati, come dimostra il recente coinvolgimento del ristornate Enoteca Italiana nel sistema della fornitura e distribuzione di prodotti del territorio, attraverso la nascita di uno speciale menu a chilometro zero.

Siena ma non solo. Nel corso del dibattito, infatti, sono stati presentati due esempi di filiera corta sviluppati in Piemonte: M**Bun, agri-hamburgeria con sede a Rivoli, in provincia di Torino, che offre i prodotti di un fast food preparati con le eccellenze enogastronomiche del territorio. Non a caso lo slogan scelto dai proprietari e’ Slow fast food. Altro caso esaminato è la mensa dell’ospedale ”Cardina Massaia” di Asti, che ha proposto un modello di ristorazione ospedaliera a chilometro zero.

Da: adnkronos.com

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