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Think out of the box: le tecnologie italiane che fermano il nucleare sono nelle persone

InEnergie Rinnovabili, Next Economy, Nuove Soluzioni su 10 novembre 2011 a 13:32

[novembre 2011]

 Dopo le celebrazioni per l’Unità d’Italia, vogliamo celebrare il genio italiano nel campo dell’energia: uomini e aziende che indicano, oggi più che mai, al mondo intero le strade tecnologiche per uscire dall’economia basata sulle fonti fossili e sul nucleare.

Tutto il mondo riconosce agli italiani la capacità di pensare fuori dagli schemi. Gli anglosassoni dicono “to think out of the box”, “pensare fuori dalla scatola”. È questa capacità che ci permette da decenni di generare innovazione in tutti i campi, compreso quello dell’energia. La ricerca in Italia può contare su risorse esigue rispetto agli investimenti di altri paesi europei e industrializzati. Eppure, il numero di ricerche prodotte per ciascun ricercatore italiano è il più alto d’Europa. E le ricerche degli italiani sono le più citate da altri studi. Non è un caso. È la natura degli italiani.

Molte delle tecnologie che ci daranno l’energia del futuro sono state ideate da italiani. Eppure, pochi conoscono nomi, facce, aziende che hanno scritto e sempre più scriveranno la storia dell’energia nel mondo. E pochi sanno che le idee italiane per il futuro dell’energia sono già oggi sfruttate commercialmente da aziende straniere. È vero, era italiano anche colui che ha inventato il nucleare. È proprio vero. Abbiamo inventato quasi tutto noi. Il peggio e il meglio.

Ma oggi vogliamo dare voce all’Italia migliore. Quella che ci permette di dire, molto più della paura per il disastro atomico giapponese, “no, grazie” a tutti coloro, governo e gruppi di potere economico, che vogliono mettere il destino energetico della nostra nazione nelle mani dell’industria nucleare francese. Una industria di stato, alla faccia del liberismo. Un “no, grazie” gioioso e illuminato dalla creatività e dalla capacità di innovazione degli italiani. Non è la paura, ma la capacità di futuro che ci muove.

Giovanni Francia, con le sue intuizioni e sperimentazioni presso la Stazione solare di S. Ilario, nell’arco di meno di vent’anni, richiamò l’attenzione di tutto il mondo su Genova, che a metà degli anni Settanta poteva essere considerata “capitale mondiale del solare”. Progettò e costruì il primo impianto solare a concentrazione nel 1968. Era capace di produrre 1 Mw di energia elettrica. Molti anni dopo, nel 1981, nel Sud della California la sua tecnologia fu perfezionata in un impianto da 354 Mw.

Mario Palazzetti nel 1973 ideò presso il Centro Ricerche Fiat il primo esempio di cogeneratore. Utilizzava il motore di una 127, di 903 cm3, modificato per funzionare a gas o biogas. Il motore azionava un alternatore di 15 Kw che forniva all’utenza l’energia elettrica. Il calore generato dal motore, solitamente disperso mediante i gas di scarico e il corpo del motore stesso, veniva invece utilizzato per scaldare l’acqua destinata al riscaldamento degli ambienti e agli usi sanitari. L’accurata progettazione consentiva un recupero del 90% della energia introdotta con il combustibile, e la sua modularità consentiva l’installazione di molteplici unità controllate elettronicamente. Molti anni dopo, è possibile acquistare cogeneratori non dalla Fiat, ma da Volkswagen, Toyota e Mitsubishi.

I giovani ricercatori del Polo solare organico dell’Università Tor Vergata di Roma, hanno avviato nel 2009 la fase di industrializzazione di una nuova generazione di pannelli fotovoltaici senza silicio. Hanno utilizzato il succo di mirtillo, perché nel sottobosco quelle piante hanno sviluppato più di altre la capacità di sfruttare la poca luce del sole di cui dispongono. Lo hanno fatto con poche risorse e le capacità di uno straordinario gruppo di giovani scienziati. Tutti italiani.

Mauro Mengoli, allevatore di Castenaso, alle porte di Bologna, ha realizzato uno dei primi impianti capaci di ricavare metano da liquami e scarti agroalimentari. Lo ha fatto quando ancora non c’erano incentivi economici per le energie rinnovabili. Lo ha fatto da solo, riprendendo e perfezionando tecnologie messe a punto da contadini italiani negli anni Settanta.

Alessandro Cascini, ingegnere aeronautico che lavorava per Maserati e Ferrari e che ora, con la sua Mact, si è riconvertito alla produzione di piccoli impianti eolici, alti tre metri e con l’elica in legno lamellare, conformata come una piccola scultura. Alternativi all’eolico impattante da 120 metri. Che uniscono design e tecnologia nel miglior spirito del “made in Italy”.

La Archimede Solar, del Gruppo Angelantoni, azienda attiva nel settore dell’alta tecnologia, è l’unica al mondo che produce tubi per il solare termodinamico a concentrazione. Lo fa su brevetto Enea. Oggi è partecipata dalla Siemens, che, mentre usciva dal progetto nucleare Epr francese, ha scelto la tecnologia italiana per realizzare il progetto Desertec: impianti solari nel deserto del Sahara.

L’elenco potrebbe continuare. Ma è inutile dilungarsi, il senso di queste parole è uno solo: il nucleare è una tecnologia contraria agli interessi dell’Italia sotto tutti i punti di vista. Non si tratta solo di mettere in mani straniere il destino energetico della nazione, ma di fare una scelta di campo: essere terra di conquista di gruppi economici multinazionali oppure svolgere un ruolo di guida a livello internazionale per aiutare Francia, Giappone e Germania a uscire dal tunnel del nucleare.

Io scelgo l’Italia.

di Massimo De Maio, Movimento per la decrescita felice

Da: altrogiornale.org

 

Il fotovoltaico fai da te fra due anni sarà l’energia più conveniente

InEnergie Rinnovabili, Green Economy su 5 giugno 2011 a 17:43

[giugno 2011]

Secondo uno studio del professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova, nel 2013 sarà raggiunta la “grid parity”: il prezzo del chilowattora per autoconsumo prodotto con panelli solari sarà uguale a quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica

essuno l’aveva previsto. Eppure, entro due anni, l’energia solare “fai da te” sarà più conveniente, anche senza incentivi: autoprodurre elettricità con pannelli fotovoltaici, specie nel Sud, costerà meno della bolletta dell’Enel. Si avvicina infatti la “grid parity”, la coincidenza tra il costo del chilowattora per autoconsumo, prodotto con panelli da 200 kW di picco (kWp), e quello dell’energia acquistabile dalla rete elettrica. A rivelarlo sono i calcoli eseguiti dal professor Arturo Lorenzoni del dipartimento di Ingegneria elettrica dell’università di Padova. Ma le buone notizie non si fermano qui: per Vishal Shah, analista di Wall Street, il settore solare vedrà nei prossimi anni una riduzione dei costi di un ulteriore 40%.

Nel Sud Italia la grid parity sarà raggiunta già verso la metà del 2013, per gli impianti industriali da 200 kWp. Per gli impianti domestici (più piccoli, da 3 kWp) si dovrà aspettare un anno in più. Per i grandi impianti allo stesso risultato si arriverà nel 2015 al Centro e nel 2016 al Nord. Per quelli piccoli ci vorrà un anno in più. I calcoli sono stati eseguiti stimando una vita media dei moduli di 25 anni e includendo un tasso di interesse del 5,3%, ma concentrandosi appunto sull’autoconsumo, invece che sulla produzione di elettricità da vendere alla rete.

Lo studio di Lorenzoni ed il suo team, commissionato da Conergy Italia, è partito dall’analisi della variazione di prezzo degli impianti prevista per i prossimi anni da European Photovoltaic Association e altre agenzie di ricerca: i moduli fotovoltaici dovrebbero passare dai 1,4 euro/Wp di oggi a circa 1 euro/Wp entro i prossimi due anni. Questo porterebbe i sistemi fotovoltaici a costare molto meno: i piccoli impianti (3 kWp) passerebbero dagli attuali 3.600 euro/kW a 2.800 nel 2014, mentre quelli da 200 kWp da 2.800 euro/kWp a circa 2.000 nel 2014. Queste stime sono state elaborate prima del quarto conto energia, ma “con la riduzione delle tariffe incentivanti i prezzi caleranno anche più rapidamente del previsto”, spiega il professor Lorenzoni (fonte: QualEnergia).

Non solo, le ipotesi del gruppo di ricerca veneto sono approssimate per difetto: si è voluto stimare, ad esempio, un aumento annuale medio delle bollette elettriche del 3-3,28%. Un valore che potrebbe essere sottostimato, se si considera il possibile aumento del prezzo del petrolio. Se i costi legati alla produzione di energia dovessero essere maggiori di quanto stimato e gli impianti dovessero costare meno, la grid parity potrebbe quindi essere raggiunta anche prima di quanto previsto dallo studio dell’Università di Padova.

Fino a pochi anni fa, nessuno avrebbe azzardato una previsione del genere sull’autonomia energetica familiare, né tanto meno una diminuzione dei prezzi del fotovoltaico che, dal 2008 al 2011, è arrivato a sfiorare il 60%. Margini di riduzione che sono ancora ampi: nei prossimi 3-5 anni, infatti, il fotovoltaico potrà costare negli Usa tra 1,3 e 1,4 dollari per watt, ed è possibile arrivare presto alla soglia del dollaro per Watt. Ad affermarlo è Vishal Shah, analista a Wall Street specializzato nel settore solare.

Negli ultimi quattro anni, i prezzi del fotovoltaico sono scesi tanto da riuscire a superare in convenienza anche l’energia nucleare, secondo uno studio della Duke University in North Carolina. A differenza del professor Lorenzoni, però, Vishal Shah ritiene negativo il fatto che i governi possano rivedere le loro politiche di incentivazione: per l’analista newyorkese, infatti, ciò sarà l’unico freno al boom del solare. Sul prossimo raggiungimento della grid parity in alcune parti dell’Europa meridionale, però, si è tutti concordi. Non solo, per Shah nel vecchio continente l’energia elettrica da fonte solare sostituirà presto quella prodotta con il gas naturale, mentre in altre parti del mondo soppianterà anche quella prodotta con l’inquinante e sempre più costoso gasolio.

Da: ilfattoquotidiano.it

Enel Green Power: grande interesse per la colonna portante della nuova energia

InEnergie Rinnovabili, Green Economy su 22 marzo 2011 a 15:42

[20 marzo 2011]

Enel Green Power è la società del gruppo Enel che gestisce il business relativo alle energie rinnovabili. Un settore, quello delle eco-energie, costantemente in crescita, e all’interno del quale Enel Green Power (o, in abbreviazione EGP) desidera prendere possesso di una fetta rilevante, a beneficio dei propri conti societari, e di quelli dell’intero gruppo. Ma come sta andando la società? Quali sono i rendimenti del titolo? Cerchiamo di vederci più chiaro, capendo se convenga o meno entrare nell’azionariato di EGP.

Enel Green Power è sbarcata in Borsa italiana ad inizio del mese di novembre 2010, con una IPO che ha coinvolto altresì la Borsa di Madrid. La quota di capitale collocata nel mercato regolamentato azionario è stata pari al 30%. L’attesa per la quotazione di EGP è stata piuttosto elevata, e ha visto un’accoglienza da parte di oltre 330 mila ripsarmiatori italiani e spagnoli, pronti a sottoscrivere l’offerta pubblica iniziale.

Oltre che per la potenziale valenza nel breve e medio periodo, l’offerta di Enel Green Power aveva solleticato i desideri di investimento di centinaia di migliaia di risparmiatori grazie anche al “premio” che sarà erogato al termine dei primi 12 mesi di possesso: alla scadenza del primo anno, infatti, chi avrà detenuto nel portafoglio, in maniera continuativa, i titoli derivanti dall’originaria sottoscrizione, potrà ricevere un’azione gratis ogni 20 acquistate.

Il prezzo di assegnazione delle azioni in sede di IPO fu pari a 1,6 euro, per una capitalizzazione complessiva vicino agli 8 miliardi di euro. Attualmente la quotazione del titolo si aggira intorno agli 1,825 euro, confermando le buone prospettive sul breve termine, e “scontando” le recenti prestazioni negative di Borsa a causa del dramma giapponese. Anzi, proprio i tentennamenti sulla questione nucleare potrebbero favorire il titolo, che pertanto, nei prossimi mesi, potrebbe avanzare ulteriormente.

[16 marzo 2011]

Non si arresta la corsa di Enel Green Power a Piazza Affari dove questa mattina guadagna oltre 3 punti percentuali. Il titolo della costola verde di Enel ha aggiornato i massimi storici dalla sua quotazione (inizio novembre 2010) a 1,867 euro. Il gruppo, attivo nelle energie rinnovabili, fiuta da giorni i possibili stop dei piani nucleari. Ieri, infine, la società ha annunciato che nel periodo 2011-2015 investirà 6,4 miliardi di euro (di cui 2,4 miliardi in Italia e nella penisola iberica), aumenterà la propria capacità installata dagli attuali 6,1 GW a 10,4 GW e incrementerà l´Ebitda a 2 miliardi nel 2013 e a 2,4 miliardi nel 2015.

[16 marzo 2011]

Prosegue il buon momento di Enel Green Power (quotazione Enel Green Power), che in alcune fasi della seduta di oggi ha toccato i suoi nuovi massimi da quando si è quotata. A spingere le quotazioni della società attiva nel campo delle energie rinnovabili ci sono le indicazioni di alcuni analisti ma anche le rinnovate spinte ai dibattiti sugli investimenti nelle energie verdi dopo le notizie che arrivano dal Giappone, dove le recenti drammatiche scosse e il devastante Tsunami dei giorni scorsi hanno messo in percolo alcune centrali nucleari.

Tra le promozioni più decise quella di Bank of America – Merrill Lynch. La banca statunitense ha alzato il suo target price a 1,95 euro dai precedenti 1,85 euro, confermando la sua raccomandazione “buy” (acquistare). Agli esperti piacciono le indicazioni del nuovo piano industriale e hanno stigmatizzato uno dei punti di forza del gruppo: la capacità da fare margini in modo automatico grazie ai bassi costi di produzione delle centrali idroelettriche.
Giudizio positivo anche da Mediobanca, che ha migliorato il prezzo obiettivo da 1,93 a 2,1 euro e confermato il rating “outperform” (farà meglio del mercato). Anche in questo caso gli analisti di Piazzetta Cuccia apprezzano le indicazioni del piano industriale, che contiene solidi traguardi di crescita organica.Target price alzati anche da due broker francesi, Natixis e Cheuvreux. La prima ha portato la sua valutazione a 1,61 euro dai precedenti 1,57 euro (con giudizio “neutrale”), la seconda ha migliorato il suo prezzo obiettivo a 1,8 euro dai precedenti 1,62 euro (con raccomandazione “underperform” – farà peggio del mercato). Quest’ultima ha anche alzato le sue stime di utile per azione per il biennio 2012-2013 e di margine operativo lordo al 2015.

Dopo la diffusione dei risultati di bilancio, invece, gli analisti di Société Générale avevano alzato da 1,9 euro a 2 euro il loro target price su Enel Green Power, mentre Bank of America aveva limato le stime sull’utile per azione per il biennio 2011/2012, anche se aveva confermato l’indicazione di acquisto, sulla base di un target price di 1,85 euro.

Secondo quanto emerso dal piano, Enel Green Power punta ad aumentare la capacita produttiva installata a 10,4 Gigawatt entro il 2015. Il gruppo stima che il suo margine operativo lordo possa crescere, da qui al 2015, a un tasso medio annuo dell’11%.

Da: finanzaeborse.it e finanzaonline.com

Premio BioEnergy: in evidenza San Romano in Garfagnana, Calenzano e filiera toscana del legno

InAgricultura, Energie Rinnovabili su 18 marzo 2011 a 23:24

[18 marzo 2011]

Questo pomeriggio, venerdì 18 marzo, alle 16 al Quartiere fieristico di Cremona, Sala Ricerca e Sviluppo, al termine del Convegno “Energie rinnovabili e tutela del territorio: nuove opportunità per agricoltori ed enti locali”, per BioEnergy Italy 2011 Legambiente, Anci, CremonaFiere e DLG International in collaborazione con Chimica Verde, premiano i migliori impianti da biomassa con il Premio nazionale BioEnergy Best Practices.

Al convegno partecipa Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente e la premiazione è organizzata da Beppe Croce, di Legambiente Toscana e coordinatore del comitato Premio Bioenergy 2011

«La nuova legislazione europea e nazionale in campo energetico assegna alle bioenergie un ruolo decisivo per soddisfare i fabbisogni di elettricità, di calore e di carburanti alternativi del nostro Paese al 2020 – sottolineano gli organizzatori – Per le aziende agricole le bioenergie sono anche una grande occasione per l’integrazione del reddito e per offrire nuovi servizi al territorio, ma perché gli impianti di produzione vadano realmente a beneficio dell’agricoltura, dell’ambiente e delle comunità locali devono tener conto dell’effettiva disponibilità di risorse e degli eventuali impatti sulle produzioni agricole e sugli ecosistemi territoriali».

E’ proprio quel che fanno i vincitori di BioEnergy Best Practices selezionati da un comitato scientifico nazionale, formato da 15 esperti in diverse discipline, che ha vagliato le numerose esperienze in atto nelle diverse regioni italiane e, sulla base delle risposte pervenute, ha selezionato le migliori quattro Aziende agricole e i quattro enti Pubblici che hanno realizzato impianti nel rispetto dell’uso del suolo e delle risorse naturali, dell’efficienza energetica e degli interessi delle comunità locali. Tra i premiati fanno ottima figura diverse esperienze toscane.

Nella classifica Filiera Legno troviamo  al secondo posto l’Azienda Agricola F.lli Travaglini di Greve in Chianti (FI) e al terzo La Poderina Toscana, azienda biologica ad energia rinnovabile di Montegiovi, Monte Amiata. Tra gli enti locali il secondo premio va al Comune di San Romano in Garfagnana (Lucca) e il terzo al Comune di Calenzano (Firenze)

Ecco gli altri vincitori del Premio Migliori Pratiche Bioenergy Italy 2011

Aziende filiera Biogas: Primo Premio, tenuta la Falchetta – Azienda agricola Riccardo Ferrero, S.Carlo.se (To); Secondo Premio, Cooperativa Agricola Speranza, Candiolo (To); Terzo Premio, Agri Floor di Cerantola Paolo & C, Tezze sul Brenta (Vi); Quarto Premio, Pizzamiglio Fratelli società agricola S.S. Soresina (Cr)

Aziende filiera legno: Primo Premio, Cantine Giorgio Lungarotti srl, Torgiano (Pg); Quarto Premio, Cascina Meardi c/o Istituto Dioceano Sostentamento Clero, Tortona (Al)

Aziende filiera olio: Primo Premio, Komaros Agroenergie Srl, Osimo (An).

Enti Locali: Primo Premio, Acea Pinerolese Industriale spa, Pinerolo (To); Quarto premio, Comune di Farini; Menzione speciale, Comune di Pianengo (Cr)

Da: greenreport.it

Energia verde per aziende eco-sostenibili: offerte per Pmi

InEnergie Rinnovabili, Green Economy su 15 marzo 2011 a 22:37

[15 marzo 2011]

Le imprese che credono nei benefici delle energie da fonti rinnovaili hanno a disposizione una ricca offerta di mercato.

Con la liberalizzazione, i gestori di energia elettrica possono offrire ad aziende e Pmi contratti di fornitura elettrica o di gas da fonti rinnovabili a prezzi competitivi.

Aderire a questo tipo di offerta energetica ha dei ritorni anche a livello di comunicazione etica perché l’energia non è considerata solo una commodity ma strumento di eco-posizionamento (propensione alla sostenibilità) e differenziazione strategica. Alla lunga, quindi, si risparmia sui costi, si protegge l’ambiente e si ottiene un vantaggio competitivo nel lungo periodo con ricadute su brand equity e performance.

OFFERTA LIFEGATE ENERGY

Network media e advisor per lo sviluppo sostenibile (People, Planet e Profit), ha lanciato l’offerta Lifegate Energy certificata R.E.C.S. (sistema europeo che garantisce impiego delle fonti rinnovabili per la produzione di energia elettrica): non prevede costi di attivazione, gestione, canone o recesso. L’energia fornita alle aziende è green al 100% e ad impatto zero (nel processo produttivo non si crea CO2). L’attivazione avviene su richiesta online mediante il sito Lifegate: basta fornire dati aziendali, consumi tipici e copia dell’ultima bolletta.

Oltre all’attestazione di “azienda che usa energia da rinnovabili” si riceve la mappa della area verde tutelata per la resa a Impatto Zero® dell’energia, i materiali di comunicazione, il decalogo di eco-consigli per i luoghi lavorativi, l’abbonamento a LifeGate Magazine, la vetrofania, il regolamento di concessione e utilizzo del marchio Impatto Zero® che è un marchio registrato.

OFFERTA SORGENIA ENERGIA PULITA

L’operatore privato Sorgenia – operativo in Italia con 560.000 clienti sul mercato energetico e della fornitura di gas – ha attivato l’offerta EnergiaPulita: con prezzo fisso per l’energia e attivazione gratuita, si rivolge a micro-imprese e Pmi. L’energia acquistata proviene da impianti per rinnovabili definiti e verificati dall’ente di certificazione internazionale DNV (Det Norske Veritas).

Anche in questo caso il fornitore cura l’aspetto della comunicazione d’impresa fornendo: Certificato di Garanzia di utilizzo di fonti rinnovabili (utilizzabile come certificazione aziendale) e marchio EnergiaPulita in forma di adesivi e vetrofanie, per mostrare al pubblico la scelta eco-sostenibile.

Come servizi aggiuntivi Sorgenia propone un’area web ad accesso riservato,assistenza clienti classica e servizio telefonico di autolettura. Se si dispone di un contatore multi-orario è possibile risparmiare perché il prezzo dell’energia cambia per fascia oraria ed è mostrato in chiaro sia in fattura che nelle pagine web dedicate all’iniziativa.

Le semplificazioni sono quelle standard: cambio operatore a carico di Sorgenia, garanzia di non modifica contatore o impianti elettrici, nessuna interruzione di fornitura da vecchio a nuovo gestore e nessun costo o cauzione.

OFFERTA AGSM ENERGIA

Azienda del gruppo AGSM Verona Spa, vende energia elettrica, gas e teleriscaldamento. L’offerta “AGSM energia rinnovabile” (prodotta da impianti AGSM) propone fornitura di energia pulita (idroelettrica, eolica, solare, da maree, ondosa, geotermica, biogas e biomassa) comprovata da certificati di garanzia internazionali R.E.C.S. e 100% energia verde.

Per l’attivazione telefonica: numero verde 800342476; via email a: customercare@agsm.it. Il servizio prevede l’applicazione di una piccola maggiorazione per l’energia rinnovabile applicata a una qualunque delle offerte commerciali standard di AGSM. La maggiorazione è suddivisa in tre fasce per i consumi inferiori a 50.00kWh, fra 50 e 200.00kWh e per consumi complessivi superiori a 200.000kWh.

Anche AGSM punta ai benefici reputazionali per le aziende aderenti, che possono così fregiasi del ruolo di promotore di uno sviluppo eco-compatibile, con la consapevolezza di non gravare sull’Ambiente con la propria attività: valorizzazione dell’immagine aziendale, visibilità sui clienti finali. AGSM non fornisce però materiale pubblicitario in questo senso.

OFFERTA ACEAELECTRABEL

Tra i più noti fornitori in Italia, ha predisposto un’offerta di energia da fonti rinnovabili per Pmi: “Sostenibile Più”, sia per la fornitura di elettricità sia per il gas. Garantisce che il prezzo applicato corrisponderà esattamente al corrispettivo previsto per la maggior tutela. Gli altri costi a parte le tasse, ovvero quelli dovuti al trasposto e dispacciamento dell’energia, restano a carico del cliente, come evidenziato nella scheda contrattuale. Anche in questo caso la richiesta di attivazione deve essere fatta online mediante apposito form predisposto.

Link alle offerte:

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Da: pmi.it

 

Enel Green Power e Terrae per lo sviluppo delle BioMasse

InAziende Agricole, Energie Rinnovabili su 1 marzo 2011 a 10:30

[10 febbraio 2011]

(AGI) – Roma, 10 feb. – Terrae, la societa’ che ha lo scopo di riconvertire e valorizzare il settore bieticolo-saccarifero, Anb – Associazione Nazionale dei Bieticoltori – ed Enel Green Power hanno firmato un accordo finalizzato all’acquisizione di una quota del 15% del capitale sociale di Terrae da parte di Egp, societa’ leader mondiale nelle fonti rinnovabili.

L’accordo siglato, si legge in una nota, fa seguito al precedente protocollo d’intesa tra i tre partner, finalizzato alla promozione congiunta di progetti di generazione elettrica da biomasse, con l’obiettivo di riunire in un unico soggetto tre componenti indispensabili: quella agricola, che dispone delle filiere per la produzione da biomasse; quella industriale per gestire la generazione di energia; quella finanziaria per garantire il sostegno alla realizzazione dei progetti di investimento. L’ingresso nella compagine sociale di Terrae, quale partner industriale consentira’ ad Enel Green Power l’accesso diretto alla filiera agro-industriale, con significative sinergie per l’approvvigionamento della biomassa, ed al know-how agronomico di associazioni e consorzi, applicato alle colture da biomassa.

L’accordo prevede, inoltre, una partecipazione di controllo di Enel Green Power nelle societa’ di scopo appositamente costituite per lo sviluppo delle singole iniziative di carattere industriale, con potenza superiore ad 1 MW. Terrae ed Enel Green Power stanno predisponendo il Piano Industriale del quale svilupperanno congiuntamente le linee guida. L’azione sara’ indirizzata prevalentemente alla realizzazione e gestione di progetti di generazione elettrica da biomassa sulla base di intese di filiera, con la possibilita’ di sviluppare anche altri progetti relativi ai settori bieticolo-saccarifero, agroindustriale, agroalimentare ed agro-energetico.

L’accordo prevede inoltre la vendita delle azioni residue di Terrae a investitori istituzionali, ivi inclusi i partner finanziari. “Come Enel Green Power – ha detto Francesco Starace, amministratore delegato e direttore generale della societa’ – crediamo fortemente nel valore e nelle potenzialita’ della biomassa agricola nazionale. Sviluppando la filiera corta, ossia le biomasse locali, si valorizza il territorio intorno all’impianto, incoraggiando la necessaria differenziazione delle coltivazioni dedicate verso quelle energeticamente piu’ utili, e si sviluppa l’indotto. La biomassa da filiera corta risulta, pertanto, una fonte non soltanto piu’ sostenibile dal punto di vista ambientale, ma anche in grado di dare un maggior contributo alla sicurezza energetica nazionale e di costituire un terreno di incontro tra mondo agricolo e mondo energetico.”

“L’accordo ha una grande valenza strategica – ha sottolineato Federico Vecchioni, presidente di Terrae – perche’ consente alle imprese agricole ed agli agricoltori gia’ impegnati nel settore bieticolo-saccarifero, di disporre nel processo di riconversione verso la dimensione agroenergetica e agroindustriale, del valore aggiunto apportato da uno dei piu’ grandi player internazionali nella produzione di energia da fonti rinnovabili. Terrae diventa cosi’ pienamente una company agroindustriale destinata a trainare il riposizionamento dell’agricoltura italiana al centro dell’economia reale’”.

Da: agi.it

CH2OICE, marchio idroelettrico 100% sostenibile

InEnergie Rinnovabili su 1 marzo 2011 a 02:36

[25 febbraio 2011]

Un idroelettrico più amico dell’ambiente e dei bacini idrici in cui si inserisce. È questo l’obiettivo del progetto CH2OICE, che ha sviluppato una certificazione rigorosa che permetterà al consumatore di distinguere l’energia idroelettrica più ‘ecofriendly’. Oggi è stato lanciato ufficialmente il suo marchio.

Le centrali idroelettriche sono sempre amiche dell’ambiente e degli ecosistemi in cui si inseriscono? Molto dipende ad esempio dalla loro dimensione e dagli interventi che la loro realizzazione ha richiesto. Tuttavia, dall’esigenza di mettere ordine in questo quadro e chiarire quale sia l’energia idroelettrica davvero ‘verde’, è nato tre anni fa CH2OICE (Certification for HydrO: Improving Clean Energy). Il progetto, finanziato dal programma Ue ‘Intelligent Energy Europe’ ha sviluppato una metodologia di certificazione molto rigorosa ed economicamente fattibile che non solo risponde ai criteri della Direttiva Quadro sulle Acque, ma li supera garantendo agli impianti certificati un valore aggiunto ambientale rispetto agli altri. CH2OICE, cui corrisponde un marchio che identifica l’energia idroelettrica pienamente compatibile con l’ecosistema del fiume, punta a restituire un ruolo centrale, e senza ombre, a una fonte energetica che fornisce circa il 70% dell’energia rinnovabile in Europa.

Esperti, produttori, istituzioni, associazioni ambientaliste e di consumatori di tutta Europa si sono riuniti oggi al Museo nazionale delle arti del XXI secolo, a Roma, per il lancio ufficiale a livello europeo di ‘CH2OICE’, l’etichetta omonima di certificazione dell’idroelettrico 100% sostenibile. L’ecocertificazione, frutto di tre anni di lavoro tra associazioni ambientaliste, produttori ed esperti di ecologia dei fiumi, è stata testata su 4 impianti tra Trentino Alto-Adige e Veneto e 4 in Slovenia.

All’interno di Ch2oice ci sarà un Comitato scientifico di alto livello,  composto da esperti nei diversi settori disciplinari connessi al fiume, e un Comitato di garanzia, che coinvolgerà l’Associazione produttori energia da fonti rinnovabili (Aper), il Centro italiano per la riqualificazione fluviale (Cirf), l’ente di ricerca del Gse (Ricerca sul sistema energetico- Rse), Legambiente e Wwf. La gestione sarà affidata ad Ambiente Italia, in collaborazione con la fondazione Reef Onlus, che già gestisce il marchio di garanzia ’100% Energia Verde’.

Le Agroenergie: la parola degli agricoltori

InAziende Agricole, Energie Rinnovabili su 28 febbraio 2011 a 03:00

[01 febbraio 2011]

Come ben potete sapere, ormai da qualche anno, le energie rinnovabili sono entrate a far parte del lessico quotidiano delle persone.

Alcune di queste fonti di energia vedono le aziende agricole protagoniste. Oltre infatti a rappresentare un buon modo per diversificare la produzione delle aziende agricole e sganciarle dalla morsa delle sole produzioni alimentari che, oggi come oggi dato il calo quasi verticale dei prezzi negli ultimi anni (tranne una qualche parvenza di ripresa negli ultimi mesi), portano in campo (è proprio il caso di dirlo) una nuova forma di produzione diffusa dell’energia.

L’azienda agricola, infatti, può produrre energia elettrica in vari modi.

Uno di questi è la produzione di biogas, cioè gas prodotto sfruttando la fermentazione di prodotti agricoli e reflui zootecnici fluidi e solidi destinando allo scopo parte della sua produzione di alcune colture specifiche quali ad esempio il mais.

Un altro modo è quello di destinare una piccola, a volte piccolissima parte dei suoi terreni (le porzioni variano dall’1% al 3%) a seconda della sua superficie e a seconda di alcuni parametri dettati dall’Agenzia delle entrate con la sua circolare numero 32/E del 2009 all’installazione di pannelli fotovoltaici.

Gli impianti fotovoltaici che si possono costruire in questo caso, sono di potenza massima di 1 MWp (un megawatt) e occuperebbero al massimo 2 ettari e mezzo di terreno. Dati i costi di tali impianti, in genere vengono realizzati da aziende agricole quantomeno medio-grandi, vale a dire con superfici di almeno 70-100 ettari e oltre. Dati poi i parametri della suddetta circolare dell’Agenzia delle Entrate, un’azienda di 70 ettari potrebbe realizzare al massimo un impianto di 900 kWp per conservare il reddito agrario su tale produzione, andando ad occupare meno di 2 ettari, cioè circa il 2,9%. Quasi sicuramente, però, ne realizzerà uno di potenza inferiore, magari solo di 3-400 kWp occupando solo 0,6-0,8 ettari, vale a dire meno dell’1% della sua superficie di coltivazione.

Soprattutto nel caso degli impianti fotovoltaici quindi, si avrebbe una valida forma di diversificazione e di integrazione di reddito per le aziende agricole che non sottrarrebbe praticamente superficie ai terreni destinati alle produzioni alimentari umane e zootecniche.

Ci sono anche altre tecnologie che permettono all’azienda agricola di produrre energia elettrica, quale ad esempio la pirolisi, ma che al momento non hanno ancora un elevato grado di messa a punto.

Per quanto riguarda i biocarburanti poi, ci sono colture ad hoc quali la colza che viene spremuta e trasformata prima in olio e poi in biodiesel. Il biodiesel, però, pur inquinando molto meno del diesel tradizionale, ha purtroppo ancora un costo di produzione elevato, almeno finchè non si troveranno colture adatte alle nostre latitudini con maggiori rese.

Da: lamiaagricoltura.com

Nuova trasmissione energetica: le Smart Grids, cosa sono?

InEnergie Rinnovabili su 27 febbraio 2011 a 21:41

[27 febbraio 2011]

Smart grid, ovvero le reti elettriche diventano intelligenti. Le reti elettriche storicamente nascono per raccogliere grandi quantità di energia dalle centrali di produzione e distribuirle ininterrottamente ad un gran numero di clienti-consumatori: in sostanza, una centrale elettrica è costituita da un controllo centralizzato, flussi di potenze unidirezionali e reti passive.

Ma la visione classica di rete elettrica è in una fase di superamento.
Non solo più linee, interruttori, trasformatori, ma anche elettronica, informatica e comunicazione.

Uno dei principali motori che spinge verso questa evoluzione sono gli obiettivi Europei di eco- sostenibilità “20-20-20”, che entro il 2020 prevedono, come già ricordato in altre circostanze, la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra rispetto ai livelli del 1990, l’aumento dell’efficienza energetica del 20% e la provenienza del 20% di energia elettrica da fonti rinnovabili.
Questi obiettivi sono poi declinati a livello nazionale, che per l’Italia, in particolare, significa raggiungere un livello del 17% di produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2020.

Con l’ampliarsi della generazione distribuita da fonti rinnovabili, anche in ambito domestico, si deve far spazio, quindi, ad una rete di produzione aggiuntiva che ben si deve integrare con quella tradizionale, cioè a dire controllo non più centralizzato ma distribuito sul territorio, flussi di potenze bidirezionali e reti attive.
Il distributore energetico si sta dunque trovando di fronte a una trasformazione della propria rete, che deve essere in grado di gestire sia i flussi di energia prodotta dalle grandi centrali tradizionali sia quelli di media e piccola entità prodotti da fonti rinnovabili (fotovoltaico, eolico, termico, etc.). Di conseguenza, non sarà più sufficiente avere un controllo della produzione a carattere nazionale ma sarà necessario, anche a livello locale, monitorare, gestire ed integrare la distribuzione di energia proveniente da fonti rinnovabili, prodotta in bassa e in media tensione.

La rete elettrica non è più solo quindi un canale per trasmettere e distribuire energia elettrica dalle grandi centrali ai clienti finali ma una rete “intelligente”, ovvero una Smart Grid, una rete comune in grado di fare interagire produttori e consumatori, di determinare in anticipo le richieste di consumo e di adattare con flessibilità la produzione e il consumo di energia elettrica. Una rete che si compone di tante piccole reti collegate tra loro e in grado di comunicare, che si scambiano informazioni sui flussi di energia e gestiscono con migliore efficienza i picchi di richiesta, evitando interruzioni di elettricità e riducendo il carico ove necessario.

Una smart grid possiede strumenti di monitoraggio intelligenti per tenere traccia di tutto il flusso elettrico del sistema, come pure strumenti, quindi, per integrare energia rinnovabile nella rete. Quando il costo dell’energia diventa minore, ad esempio, una smart grid può decidere di attivare processi industriali oppure elettrodomestici casalinghi e gli eventuali surplus di energia di alcune zone possono essere ridistribuiti dalla rete laddove vi sia la necessità, in modo dinamico ed in tempo reale, grazie ai software di gestione.
I meccanismi che regolano una Smart Grid, insomma, sono simili a quelli su cui si fonda la rete Internet, dove tutti gli utenti sono interconnessi tra di loro, ricevendo e inviando informazioni, fuori dal tradizionale schema di distribuzione da uno a molti.

In sintesi, la rete elettrica del futuro dovrà garantire:
1. la fornitura dell’energia elettrica;
2. l’accesso alle fonti di produzione rinnovabile;
3. minori costi e minori emissioni di gas serra;
4. notevole flessibilità, per venire incontro alle nuove esigenze dei consumatori.

Molti governi, quindi, stanno spingendo verso la costruzione di sistemi di distribuzione e di gestione intelligenti, indirizzati all’indipendenza energetica e alla lotta al riscaldamento globale.
In ogni caso, c’è già chi ritiene le smart grids fondamentali per innescare la terza rivoluzione industriale, quella dell’energia, che vedrà l’ormai ineludibile abbandono del petrolio e degli altri idrocarburi come principali fonti di energia a favore, invece, delle rinnovabili.

Da: tuttogreen.it

Verso il 100% di energia rinnovabile nel 2050

InEnergie Rinnovabili, Governi su 23 febbraio 2011 a 09:25

[22 febbraio 2011]

Sono sempre più numerosi gli studi internazionali che valutano la fattibilità e i costi per coprire con le fonti rinnovabili il 100% della domanda energetica o elettrica entro la metà del secolo, tanto che alcuni Governi, oltre a definire gli obiettivi nel medio periodo (2020), hanno già anche ambiziosi target per il 2050. Una rivoluzione che ha la doppia valenza di contrastare i cambiamenti climatici in atto e l’insicurezza connessa agli approvvigionamenti energetici.

Questo obiettivo, che sembrava ‘eretico’ solo qualche anno fa, oggi viene considerato praticabile nell’ambito della produzione di elettricità e, seppure con qualche difficoltà, anche nel soddisfacimento delle esigenze termiche e del trasporto. I segnali si intravedono: da due anni si investe più in energie rinnovabili che in fonti fossili. Nel 2009 in Europa e negli Stati Uniti la potenza installata di rinnovabili elettriche è stata maggiore rispetto alle fonti tradizionali.

Su questi scenari di metà secolo e sulle potenzialità anche per il nostro Paese si è concentrato il convegno annuale del Kyoto Club, che si è svolto il 16 febbraio scorso a Roma presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, dal titolo “100% Rinnovabili. La sfida per le energie verdi entro il 2050”.

In apertura del convegno, organizzato in occasione del VI anniversario dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Catia Bastioli, CEO di Novamont S.p.A. e Presidente Kyoto Club, ha sottolineato l’urgenza che «anche l’Italia dia priorità al cambiamento di modello di sviluppo economico, ormai non più sostenibile, e riconosca la centralità della sostenibilità ambientale e della qualità dei territori, non solo per salvare il pianeta, ma anche per dare competitività economica ai territori stessi, sfruttando l’economia della conoscenza».

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