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Archivio per la categoria ‘Agricultura’

FederBio e Banca Etica: nasce Accademia Bio, per lo sviluppo del settore biologico e biodinamico

InAgricultura, Biologico, Organic Food su 10 novembre 2011 a 02:01

[novembre 2011]

 Supportare e sviluppare il settore biologico e biodinamico italiano, attraverso la promozione e la creazione di una Rete nazionale sulla formazione, dimostrazione, sperimentazione e informazione: questo l’obiettivo del progetto Accademia Bio, nato grazie all’accordo di collaborazione sottoscritto da FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e Banca Etica lo scorso luglio.

Per la mattinata dell’11 novembre, giorno di San Martino – che rappresenta il momento di passaggio tra la chiusura e l’apertura di una nuova annata agraria – FederBio, Banca Etica e l’azienda agricola La Costigliola invitano tutto il comparto all’incontro di presentazione di Accademia Bio (ore 11.00, La Costigliola – via Rialto 62, 35030 Rovolon, Padova) durante il quale si raccoglieranno le adesioni, nonché le osservazioni e le proposte per dare il via a un progetto che offre numerose opportunità per tutte le realtà del bio italiano.

Accademia Bio ha l’obiettivo di valorizzare le capacità e le esperienze dell’agricoltura biologica e biodinamica italiana come esempi per sviluppare il settore. L’esperienza della Federazione, di Banca Etica e di tutte le realtà che vorranno unirsi permetteranno la diffusione delle conoscenze e delle buone pratiche per una crescita omogenea del comparto. Accademia Bio, nel concreto, promuove un progetto di formazione di nuova imprenditoria, agevola la condivisione e lo sviluppo di attività di formazione, sperimentazione, dimostrazione e informazione relativamente a prodotti biologici e relativi mezzi tecnici e servizi, sostiene la circolazione delle buone pratiche in ambito tecnico, economico, gestionale e operativo nell’applicazione delle normative sul biologico e biodinamico a prodotti, processi, mezzi tecnici e servizi e offre il supporto e la partecipazione a programmi e progetti negli ambiti indicati in precedenza anche in collaborazione con Istituzioni pubbliche, organizzazioni private e imprese anche a livello internazionale.

“Il biologico si candida ad essere la prospettiva per il futuro della nostra agricoltura, che ormai è in una situazione di crisi evidente, e a fungere da promotore di nuove imprese e di nuovi stili di vita. – sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – Per questo motivo serve mettere in circolo il grande patrimonio di sapere, di conoscenze e di esperienze che il biologico e il biodinamico italiano possiedono: Accademia Bio intende essere lo strumento per questa sfida, impegnativa e importante, non solo per il futuro del nostro settore”.

“Investiamo in un’azienda agricola biologica e nella costituzione di un polo formativo per il mondo del bio perché Banca Etica crede che solo dalla ripresa dei valori fondamentali della terra possa crescere un nuovo modello di sviluppo che metta al centro equità, sostenibilità e giustizia sociale. – spiega Ugo Biggeri, Presidente di Banca Etica – La finanza speculativa ha cambiato anche le regole della definizione dei prezzi dei prodotti alimentari, spingendo sulla produzione di quantità più che di qualità, mettendo in crisi ecosistemi, biodiversità e la sopravvivenza stessa di intere popolazioni. La finanza etica agisce in completa controtendenza e anche queste progettualità ne sono concreta testimonianza”.

Alla rete possono aderire le aziende agricole e di allevamento pubbliche o private presenti nel territorio nazionale che operano nel settore del biologico e biodinamico, enti e organizzazioni pubbliche e private oltre a Istituzioni che operano in ambiti coerenti con le finalità della Rete e che sottoscrivono il Regolamento.

Da: alternativasostenibile.it

Organic Consumers Association: 15 Reasons to Eat Organic Food

InAgricultura, Organic Food su 17 agosto 2011 a 00:36

[agosto 2011]

  1.  In study after study, research from independent organizations consistently shows organic food is higher in nutrients than traditional foods. Research shows that organic produce is higher in vitamin C, antioxidants, and the minerals calcium, iron, chromium, and magnesium.
  2. They’re free of neurotoxins–toxins that are damaging to brain and nerve cells. A commonly-used class of pesticides called organophosphates was originally developed as a toxic nerve agent during World War I. When there was no longer a need for them in warfare, industry adapted them to kill pests on foods. Many pesticides are still considered neurotoxins.
  3. They’re supportive of growing children’s brains and bodies. Children’s growing brains and bodies are far more susceptible to toxins than adults. Choosing organic helps feed their bodies without the exposure to pesticides and genetically-modified organisms, both of which have a relatively short history of use (and therefore safety).
  4. They are real food, not pesticide factories. Eighteen percent of all genetically-modified seeds (and therefore foods that grow from them) are engineered to produce their own pesticides. Research shows that these seeds may continue producing pesticides inside your body once you’ve eaten the food grown from them! Foods that are actually pesticide factories…no thanks.
  5. The US Environmental Protection Agency (EPA) estimates that pesticides pollute the primary drinking source for half the American population. Organic farming is the best solution to the problem. Buying organic helps reduce pollution in our drinking water.
  6. Organic food is earth-supportive (when big business keeps their hands out of it). Organic food production has been around for thousands of years and is the sustainable choice for the future. Compare that to modern agricultural practices that are destructive of the environment through widespread use of herbicides, pesticides, fungicides, and fertilizers and have resulted in drastic environmental damage in many parts of the world.
  7. Organic food choices grown on small-scale organic farms help ensure independent family farmers can create a livelihood. Consider it the domestic version of fair trade.
  8. Most organic food simply tastes better than the pesticide-grown counterparts.
  9. Organic food is not exposed to gas-ripening like some non-organic fruits and vegetables (like bananas).
  10. Organic farms are safer for farm workers. Research at the Harvard School of Public Health found a 70 percent increase in Parkinson’s disease among people exposed to pesticides. Choosing organic foods means that more people will be able to work on farms without incurring the higher potential health risk of Parkinson’s or other illnesses.
  11. Organic food supports wildlife habitats. Even with commonly used amounts of pesticides, wildlife is being harmed by exposure to pesticides.
  12. Eating organic may reduce your cancer risk. The US Environmental Protection Agency (EPA) considers 60% of herbicides, 90% of fungicides, and 30 percent of insecticides potentially cancer-causing. It is reasonable to think that the rapidly increasing rates of cancer are at least partly linked to the use of these carcinogenic pesticides.
  13. Choosing organic meat lessens your exposure to antibiotics, synthetic hormones, and drugs that find their way into the animals and ultimately into you.
  14. Organic food is tried and tested. By some estimates genetically-modified food makes up 80% of the average person’s food consumption. Genetic modification of food is still experimental. Avoid being part of this wide scale and uncontrolled experiment.
  15. Organic food supports greater biodiversity. Diversity is fundamental to life on this planet. Genetically-modified and non-organic food is focused on high yield monoculture and is destroying biodiversity.

Progetto CanaPuglia, a breve il primo raccolto: Conversano è ogni giorno di più città della canapa

InAgricultura, Next Economy su 21 giugno 2011 a 00:54

[giugno 2011]

 L’associazione ha vinto nel 2010 «Bollenti Spiriti»Il campo è stato già una volta analizzato dai Nas.

Non finisce di stupire CanaPuglia, il progetto che ha vinto Bollenti Spiriti e che si propone di fare informazione sui mille usi delle piante di canapa. Sativa, che sia ben chiaro, ovvero senza il Thc, sostanza drogante che si trova nella cannabis pura.

IL TOUR – Dopo la pizza e la crepe sativa, Conversano, città sede dell’associazione, è diventata un vero e proprio centro di divulgazione e di informazione. E non mancano le visite al campo di canapa, come quella della scorsa domenica 19 giugno, quando decine di curiosi si sono ritrovati in bici per guardare con i propri occhi il campo, internato tra le campagne di Chiesa Nuova, frazione di Polignano a Mare, e assaggiare prodotti tipici realizzati con farina di canapa.

IL CAMPO – Gli scettici sono davvero tanti, ma lo scopo dei promotori dell’associazione, Claudio Natile e Carmine Campaniello, è proprio quello di ribaltare le logiche del proibizionismo che hanno portato ad una vera e propria demonizzazione del prodotto. Nel mese di marzo, a scopo divulgativo, CanaPuglia ha effettuato la prima semina in Puglia di cannabis sativa. Una coltivazione che non necessita dell’uso di fitofarmaci o agrofarmaci, perché la cannabis allontana da sé eventuali parassiti, e si sviluppa liberamente senza ausili chimici. Oggi, a quattro mesi di distanza, le piante sono cresciute e sono pronte per essere raccolte. Quale sarà poi il loro destino, ce lo spiega Claudio Natile. «Rotoimballeremo la canapa come si fa col fieno – spiega. Attualmente non essendoci un’industria di produzione in Puglia, dovremo aspettare e accatastare le balle per qualche anno. Dopo ciò, potremmo destinarla alla prima trasformazione, dato che è in progetto un impianto in Puglia, come quello che c’è già in Piemonte a Carmagnola, unico in Italia».

IL PROGETTO – Canapuglia è un progetto targato Regione Puglia, avendo vinto il bando Bollenti Spiriti nel 2010, classificandosi al centosedicesimo posto in graduatoria. L’obiettivo è chiaro: introdurre la coltivazione della canapa in Puglia attraverso la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione e informazione sulle potenzialità che questo tipo di coltura fornisce. Perché la canapa in Italia, prima che il proibizionismo anni trenta prendesse piede, era trattata per produrre tessuti, farmaci, combustibile, carta ed energia, oltre ad essere usata ovviamente come alimento. Attualmente Conversano è la città più all’avanguardia nel settore, con la produzione di pizza, crepe, caffè, pasta, pane, focaccia ,frittelle e taralli, senza contare la presenza di un atelier di moda che realizza su richiesta abiti in canapa. E il progetto ha il merito di essere riuscito ad unire tutte le forze, politiche e non, persino i più restii. La Guardia di Finanza stessa, come ama ricordare Claudio Natile, è stata sorpresa positivamente dal progetto. Il campo è stato già una volta analizzato dal nucleo dei N.A.S. ed è tuttora a disposizione per eventuali altri accertamenti. Insomma, nonostante le mille difficoltà, Conversano è ogni giorno di più, città della canapa.

Da: corrieredelmezzogiorno.it

Premio BioEnergy: in evidenza San Romano in Garfagnana, Calenzano e filiera toscana del legno

InAgricultura, Energie Rinnovabili su 18 marzo 2011 a 23:24

[18 marzo 2011]

Questo pomeriggio, venerdì 18 marzo, alle 16 al Quartiere fieristico di Cremona, Sala Ricerca e Sviluppo, al termine del Convegno “Energie rinnovabili e tutela del territorio: nuove opportunità per agricoltori ed enti locali”, per BioEnergy Italy 2011 Legambiente, Anci, CremonaFiere e DLG International in collaborazione con Chimica Verde, premiano i migliori impianti da biomassa con il Premio nazionale BioEnergy Best Practices.

Al convegno partecipa Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale Legambiente e la premiazione è organizzata da Beppe Croce, di Legambiente Toscana e coordinatore del comitato Premio Bioenergy 2011

«La nuova legislazione europea e nazionale in campo energetico assegna alle bioenergie un ruolo decisivo per soddisfare i fabbisogni di elettricità, di calore e di carburanti alternativi del nostro Paese al 2020 – sottolineano gli organizzatori – Per le aziende agricole le bioenergie sono anche una grande occasione per l’integrazione del reddito e per offrire nuovi servizi al territorio, ma perché gli impianti di produzione vadano realmente a beneficio dell’agricoltura, dell’ambiente e delle comunità locali devono tener conto dell’effettiva disponibilità di risorse e degli eventuali impatti sulle produzioni agricole e sugli ecosistemi territoriali».

E’ proprio quel che fanno i vincitori di BioEnergy Best Practices selezionati da un comitato scientifico nazionale, formato da 15 esperti in diverse discipline, che ha vagliato le numerose esperienze in atto nelle diverse regioni italiane e, sulla base delle risposte pervenute, ha selezionato le migliori quattro Aziende agricole e i quattro enti Pubblici che hanno realizzato impianti nel rispetto dell’uso del suolo e delle risorse naturali, dell’efficienza energetica e degli interessi delle comunità locali. Tra i premiati fanno ottima figura diverse esperienze toscane.

Nella classifica Filiera Legno troviamo  al secondo posto l’Azienda Agricola F.lli Travaglini di Greve in Chianti (FI) e al terzo La Poderina Toscana, azienda biologica ad energia rinnovabile di Montegiovi, Monte Amiata. Tra gli enti locali il secondo premio va al Comune di San Romano in Garfagnana (Lucca) e il terzo al Comune di Calenzano (Firenze)

Ecco gli altri vincitori del Premio Migliori Pratiche Bioenergy Italy 2011

Aziende filiera Biogas: Primo Premio, tenuta la Falchetta – Azienda agricola Riccardo Ferrero, S.Carlo.se (To); Secondo Premio, Cooperativa Agricola Speranza, Candiolo (To); Terzo Premio, Agri Floor di Cerantola Paolo & C, Tezze sul Brenta (Vi); Quarto Premio, Pizzamiglio Fratelli società agricola S.S. Soresina (Cr)

Aziende filiera legno: Primo Premio, Cantine Giorgio Lungarotti srl, Torgiano (Pg); Quarto Premio, Cascina Meardi c/o Istituto Dioceano Sostentamento Clero, Tortona (Al)

Aziende filiera olio: Primo Premio, Komaros Agroenergie Srl, Osimo (An).

Enti Locali: Primo Premio, Acea Pinerolese Industriale spa, Pinerolo (To); Quarto premio, Comune di Farini; Menzione speciale, Comune di Pianengo (Cr)

Da: greenreport.it

Filiera corta e prodotti a km zero, a Siena un seminario sul progetto europeo RurUrbAl

InAgricultura, Alimentazione su 13 marzo 2011 a 16:19

[10 marzo 2011]

La Provincia toscana in prima linea per promuovere il sistema agricolo locale come elemento di identità da preservare e far conoscere.

Un seminario internazionale per parlare di filiera corta e di produzione e commercializzazione di prodotti a chilometri zero legato al progetto di cooperazione europea RurUrbAl. L’appuntamento, organizzato dalla Provincia di Siena, è in programma giovedì 10 marzo a partire dalle ore 14.30 presso l’Auditorium Confesercenti, in strada statale 73 Levante, 10 e vedrà a confronto esperienze e politiche di filiera corta promosse in Italia e in altri Paesi europei, con il contributo di esperti del mondo economico e del settore rurale europeo.

”Rururbal – spiega Anna Maria Betti, assessore provinciale all’agricoltura – è un progetto di cooperazione che fa parte del programma Med e sostiene lo sviluppo e la cooperazione nello spazio mediterraneo. La Provincia di Siena ha aderito insieme a partner di altri Paesi europei con l’obiettivo primario di promuovere il sistema agricolo locale come elemento di identità da preservare e far conoscere. Rururbal, infatti, punta a sviluppare una catena alimentare locale dandole un crescente valore economico, sociale e culturale con forme innovative di gestione e attività di sensibilizzazione. E’ in questa direzione che si sta muovendo anche la Provincia di Siena, attraverso una serie di attività e di progetti che mirano a valorizzare i prodotti locali, puntando su qualità e stagionalità”.

”Il seminario – aggiunge la Betti – offrirà l’occasione di mettere a confronto le nostre esperienze con quelle di altre realtà italiane ed europee e di valutare le possibili strade per potenziare un sistema di consumi attenti alla qualità dei prodotti e alla salute”.

”Nel territorio senese – aggiunge Paolo Bucelli, dirigente del Settore sviluppo rurale della Provincia di Siena – abbiamo già sviluppato una serie di azioni per avvicinare produttori e consumatori e ridurre la distanza tra la città e la campagna”.

”In Val di Merse, in Valdichiana e in Valdelsa, gruppi di produttori agricoli insieme a consumatori e amministrazioni comunali, hanno organizzato i Mercatali, con spazi di vendita diretta regolati da sistemi di trasparenza del prezzo e di garanzia di qualità, mettendo in rete tutti gli attori locali. Intorno a queste esperienze, poi, si sono sviluppate azioni positive per la qualificazione della ristorazione, laboratori, corsi di cucina e progetti di educazione alimentare rivolti alle scuole, per promuovere i valori del gusto, della stagionalità e della salute”.

”La Provincia di Siena, inoltre, sta sviluppando due nuovi progetti dedicati alla filiera corta. Uno è ‘Dal grano al pane’, in collaborazione con Stefano Benedettelli, docente della Facoltà di agraria dell’Università di Firenze, con prove per la coltivazione di antiche qualità di grano biologico e la produzione di un pane locale a lievitazione naturale. L’altro è ‘Olio extravergine d’oliva locale nelle mense scolastiche’, che ha introdotto olio extravergine prodotto dai frantoi sociali nelle scuole di ventiquattro comuni della provincia. L’esperienza sarà ripetuta, cercando di coinvolgere sempre di più i ragazzi e le loro famiglie”.

Il seminario, dal titolo ”Scegli i tuoi alimenti decidi il tuo territorio. Nuovi modi di pensare l’economia”, si aprirà alle ore 14.30 con i saluti dell’amministrazione provinciale, del capofila del progetto RurUrbAl e della Regione Toscana. Alle ore 15 si parlerà del sistema territoriale di alimentazione, dando spazio a nuovi modi di pensare, di agire e di governare con gli interventi di Paolo Bucelli, dirigente del Settore sviluppo rurale della Provincia di Siena e Mathilde Woillez, del Laboratorio dello Spazio Rurale dell’Università di Tessaglia, in Grecia. Il dibattito sarà moderato da Denis Pantini, responsabile dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma.

Alle ore 16 saranno presentate iniziative di filiera corta promosse in altre realtà italiane ed europee, quali M**Bun, agri-hamburgeria di Rivoli, in provincia di Torino, con la trasformazione innovativa di un’azienda agricola e il nuovo modello di ristorazione ospedaliera a chilometri zero dell’ospedale Cardina Massaia di Asti. Alle ore 16.30 sarà la volta delle azioni dedicate alla filiera corta messe in campo dalla Provincia di Siena, con nuove forme di aggregazione dei produttori locali per rafforzare la commercializzazione e il consumo di prodotti locali; della rete dei Gas, Gruppi di acquisto solidali, e dei Mercatali come nuovi modelli di interazione tra produttori e consumatori. L’ultima sessione del seminario sarà dedicata alle politiche attive dei Comuni, con iniziative che prevedono l’inserimento di prodotti locali nelle mense scolastiche e orti didattici.

Intorno alle ore 17.30 si aprirà il dibattito, prima di lasciare le conclusioni al presidente della Provincia di Siena, Simone Bezzini. L’appuntamento si chiuderà intorno alle ore 19 con un buffet di stagione, che vedrà protagonisti i prodotti del territorio.

Da: adnkrinos.com

La Provincia di Siena: leader nel chilometro zero per il mercato agro-alimentare

InAgricultura, Alimentazione su 13 marzo 2011 a 13:57

[11 marzo 2011]

L’Amministrazione toscana è pronta a diventare un punto di riferimento per le politiche di promozione di un sistema di filiera corta.

”Continuare a lavorare a supporto dell’economia sostenibile, sia a livello locale che nel confronto con l’Europa, per fare in modo che i progetti di filiera corta siano reale motore di sviluppo economico e strumento per rinsaldare i legami sociali, utili ad innalzare il benessere della vita nel nostro territorio”. Con questo proposito il presidente della Provincia, Simone Bezzini ha chiuso a Siena il seminario internazionale dedicato alle politiche di produzione e commercializzazione di prodotti a chilometri zero legato a Rururbal: il progetto di cooperazione europea inserito nel programma Med, per sostenere lo sviluppo e la cooperazione nello spazio mediterraneo nel settore agro-alimentare, con cui la Provincia di Siena si candida, in partnership ad altri Paesi europei, a diventare un punto di riferimento per le politiche di promozione di un sistema di filiera corta.

L’appuntamento, organizzato dalla Provincia di Siena, giovedì scorso all’auditorium Confesercenti, ha visto confrontarsi esperienze di filiera corta promosse nel territorio senese e in altri Paesi europei. Al tavolo, moderato da Denis Pantini, responsabile dell’area agricoltura e industria alimentare di Nomisma, si sono avvicendati esperti del mondo economico e del settore rurale senese ed europeo, come Mathilde Woillez, del Laboratorio dello Spazio Rurale dell’Università di Tessaglia.

”Con Rururbal – ha detto Anna Maria Betti, assessore provinciale all’agricoltura – la Provincia di Siena entra a far parte di un piano di sviluppo europeo nel settore delle politiche agricole. Più che un progetto, è un processo che determina un nuovo modo di fare impresa, un rinnovato rapporto fra città e campagna, una nuova consapevolezza del nostro ruolo di consumatori, ma anche di cittadini. Per ripensare e valorizzare l’economia locale, ma anche il territorio e le relazioni sociali”.

Il cibo nella vita quotidiana: Mercatali, Gas e Erbandando. A Siena e nei circondari sono in corso azioni di sistema per avvicinare, con il potenziamento dell’anello produttore-consumatore, gli attori della catena alimentare.

”L’integrazione delle competenze intorno al tema dell’alimentazione – ha spiegato in apertura dei lavori Paolo Bucelli, dirigente del settore rurale della provincia di Siena – ha dato il via a varie iniziative. In Val di Merse, in Valdichiana e in Valdelsa, infatti, sono già attivi gruppi di produttori agricoli che, in sintonia con le amministrazioni comunali e i consumatori, hanno creato i Mercatali. Piazze pubbliche di incontro tra produttori e cittadini, a cui si aggiungono le esperienze dei Gas, Gruppi di acquisto solidale, e le iniziative dell’associazione Erbandando, che promuove la cultura della sana alimentazione locale e gli usi delle piante alimentari spontanee nella cucina e nella ristorazione”.

I progetti di filiera corta in provincia. Sono due i nuovi progetti dedicati alla filiera corta in provincia di Siena. Il primo, ”Dal grano al pane”, è nato in collaborazione con Stefano Benedettelli, docente della Facoltà di agraria dell’Università di Firenze, e ha coinvolto quattro aziende della provincia nella coltivazione di antiche qualità di grano biologico e nella produzione di un pane sano e nutriente a lievitazione naturale. L’altro, ”Olio extravergine d’oliva locale nelle mense scolastiche”, ha introdotto ‘l’oro giallo’ di cinque frantoi sociali nelle scuole di ventiquattro comuni del territorio.

”Nelle mense sono state distribuite più di 12 mila litri di olio extravergine d’oliva locale – precisa Anna Betti – a fronte di un contributo dell’amministrazione provinciale di oltre 34 mila euro. Come Provincia continueremo a impegnarci per garantire sostegno e guida tecnica ai produttori locali e al sistema agricolo del nostro territorio”. D’altronde, quella senese, è una rete sinergica che ha già dato buoni risultati, come dimostra il recente coinvolgimento del ristornate Enoteca Italiana nel sistema della fornitura e distribuzione di prodotti del territorio, attraverso la nascita di uno speciale menu a chilometro zero.

Siena ma non solo. Nel corso del dibattito, infatti, sono stati presentati due esempi di filiera corta sviluppati in Piemonte: M**Bun, agri-hamburgeria con sede a Rivoli, in provincia di Torino, che offre i prodotti di un fast food preparati con le eccellenze enogastronomiche del territorio. Non a caso lo slogan scelto dai proprietari e’ Slow fast food. Altro caso esaminato è la mensa dell’ospedale ”Cardina Massaia” di Asti, che ha proposto un modello di ristorazione ospedaliera a chilometro zero.

Da: adnkronos.com

Corso di Permacultura a Roma: 12 giorni e 72 ore per diventare Permacultore amatoriale

InAgricultura, Transition Town su 10 marzo 2011 a 02:28

[maggio e giugno 2011]

Dopo il grande numero di richieste pervenute per il corso di febbraio-marzo, e dato che non è stato possibile accontentare tutti, si replica a Roma il corso internazionale di Permacultura di 72 ore nei mesi di maggio e giugno.

La Permacultura, prima che metodo, è etica, è una filosofia di vita che affronta ogni questione in chiave ‘sistemica’ e trova innumerevoli campi di applicazione nella sensibilità di che la applica e nella diversità dei luoghi e dei bisogni locali. La qualità della nostra vita e il benessere del Pianeta Terra dipenderà da alcune nostre scelte responsabili su alcuni temi fondanti quali l’abitare, il coltivare, il costruire, il produrre, e l’eliminare ciò che produciamo e consumiamo, in modo da non sommergere la terra dei nostri rifiuti, dopo avere iper-sfruttato le risorse disponibili.

Programma, date, costi, informazioni e logistica

  • Si tratta del corso base di formazione in Permacultura che conferisce il diploma di Permacultore.
  • Si svolge per un periodo complessivo di 12 giorni, la prima sessione è nel mese di maggio: 9 giorni consecutivi da sabato 21 maggio 2011 alla domenica 29 maggio compresa.
  • La seconda sessione è di 3 giorni a giugno 2011 dal venerdì 24 a domenica 26 marzo ed è destinata alla realizzazione di un progetto ben circostanziato.
  • Gli orari sono mattina ore 9,30-13 e pomeriggio ore 14,30 -17,30.
  • Si raccomanda di darsi agio di poter protrarre gli orari se necessario per affrontare più esaustivamente argomenti e eventuali quesiti; inoltre per rendere possibili anche momenti conviviali di conoscenza e di scambio.
  • Il programma è quello delle 72 ore internazionale, valido in tutto il mondo permaculturale, ma sarà soggetto a cambiamenti in relazione alle esigenze della comunità locale (esempio se urbana, agricola etc) per cui alcuni argomenti più utili alle richieste locali saranno trattati con maggiore attenzione. Potete scaricare qui il PDF con i temi che verranno affrontati nelle varie giornate.
  • Il numero dei partecipanti va da un minimo di 15 a un massimo di 20. Sotto i 15 partecipanti non sarà possibile far partire il corso nelle date stabilite.

Sede:
Roma Casa Il giardino di Ines. Via Pietro Pozzi 14 (traversa di Via della Casetta Mattei verso Boccea). Con ogni probabilità in alcuni giorni il corso si terrà anche presso il CIMI e ne avrete comunicazione al momento dell’iscrizione.

Costo:
- Euro 420 a persona più Iva (totale con Iva: 504 Euro) (se gli iscritti sono 20 cosa assai probabile)
- Euro 580 + Iva se gli iscritti sono 15.
La somma è comprensiva di tutto il corso (12 giorni).

Per prenotazioni e iscrizioni la segreteria organizzativa è il Cimi:
cimimedicina@tiscali.it o telefonicamente 06-5812492

Chi desidera partecipare al corso è pregato di prenotarsi scrivendo a cimimedicina@tiscali.it ed inviando un anticipo di euro 100,00 a:

CIMI srl
Banca: UNICREDIT BANCA AG. ROMA PILO
Piazza Rosolino Pilo 9 00152 Roma, Italy
IBAN IT 98 V 03002 05228 000004114635

Sotto i 15 partecipanti non sarà possibile far partire il corso nelle date stabilite.

Per informazioni di carattere didattico la segreteria didattica è del coordinatore dr. FABIO PINZI (fabiopinzi@libero.it)

Chi si diploma al corso delle 72 ore può utilizzare per sé il termine di permacultore, praticare e diffondere le idee e i pricipi della permacultura. Per poter invece diventare insegnante e/o progettista occorrono altri due anni di apprendimento attivo. A tal fine è a disposizione del discente un manuale di apprendimento attivo, fornito dall’Accademia di Permacultura, e la possibilità di essere seguito da un tutor che è un docente ufficiale della Accademia. Dopo due anni di tutoraggio e di apprendimento attivo si può dare la tesi e l’esame finale, superato il quale si è riconosciuti insegnanti di Permacultura, si può essere tutor a propria volta e si possono avviare progetti permaculturali sia in campo privato che pubblico.

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Permacultura: l’ esperimento di diffusione dell’orto sinergico a Masainas che segue quello dei Pirenei

InAgricultura, Nuove Soluzioni su 9 marzo 2011 a 10:48

[7 marzo 2011]

Un orto sinergico per incoraggiare le produzioni agricole a basso impatto ambientale: è il messaggio del Centro sperimentazione autosviluppo, che nei giorni scorsi ha condotto un corso dimostrativo per la realizzazione di un orto “ecologico” al cento per cento. A Masainas è stato replicato un esperimento di permacoltura, condotto dalla studiosa Emilia Hazelip sui Monti Pirenei.

A differenza delle usuali coltivazioni agricole industriali, in un orto sinergico le piante perenni convivono con le piante stagionali e c’è una copertura organica permanente, che promuove meccanismi naturali di autofertilizzazione ed auto-aerazione. Ventisette persone hanno preso parte alla nascita dell’orto sinergico presso l’azienda agricola biologica di Tobia Desogus, un giovane informatico di 29 anni ritornato a tempo pieno a svolgere il mestiere di agricoltore.

La Cooperativa Agrifoglio di San Giovanni Suergiu ha costituito un’altra base logistica del progetto, che ha visto come protagonista Maurizio Fadda, agronomo dell’associazione Biosardinia di Nuoro, che ha spiegato il significato dell’orto sinergico e gli step della realizzazione. L’iniziativa fa riflettere su un problema che attanaglia il settore primario.

Non tutti sanno, infatti, che l’agricoltura oggi è fortemente dipendente dalle energie fossili, per questo l’uso di trattori e concimi non fa che alimentare il mercato petrolifero creando, così, un contro-senso in termini sia produttivi che ecologici. «In agricoltura sinergica – ha spiegato Teresa Piras, presidente Csa – la terra si prepara ma non si lavora, saranno le stesse piante, appositamente abbinate che si occuperanno di nutrire il suolo, di tenere lontani gli insetti come avviene d’altronde in natura.

Da un orto fatto insieme, tanti altri orti per recuperare autosufficienza alimentare, varietà perdute, salute per la terra, per noi e per ricostruire comunità felici». Il corso è stato patrocinato dall’assessorato all’Ambiente della Provincia di Carbonia Iglesias.

Da: biricchino.eu

Canapa: la pianta miracolosa con la quale si può fare tutto

InAgricultura, Nuove Soluzioni su 1 marzo 2011 a 02:08

[anno 2010]

La Canapa e/o Marijuana. Da dove deriva la parola ‘MARIJUANA’? Una teoria sostiene che a metà degli anni trenta, la parola M sia stata creata per offuscare la buona reputazione e la straordinaria storia della pianta di canapa.

I fatti e i riferimenti qui citati, sono verificabili sull’Encyclopaedia Britannica che, tra l’altro, è stata stampata su carta di canapa per 150 anni:

  • Fino al 1880 tutti i libri di scuola erano fatti di fibra di canapa o di lino; Hemp Paper Reconsidered, Jack Frazier, 1974.
  • Dal 1631 fino al 1880 in America era LEGALE PAGARE LE TASSE CON LA CANAPA; LA Times, Aug. 12, 1981.
  • Nel 17esimo e nel 18esimo secolo in America RIFUTARSI DI COLTIVARE CANAPA ERA CONTRO LA LEGGE! In Virginia dal 1763 al 1769 si poteva essere arrestati se ci si rifiutava di coltivare canapa; Hemp in Colonial Virginia, G. M. Herdon.
  • George Washington, Thomas Jefferson e altri padri fondatori COLTIVAVANO CANAPA; Diari di Washington e di Jefferson. Jefferson contrabbandava semi di canapa dalla Cina alla Francia, e poi in America.
  • Benjamin Franklin era proprietario di una delle prime cartiere in America nella quale si lavorava la canapa. Inoltre, la guerra del 1812 è stata combattuta per la canapa. Napoleone voleva interrompere l’esportazione da Mosca verso l’Inghilterra; Emperor Wears No Clothes, Jack Herer.
  • Per migliaia di anni il 90% di tutte le vele e delle cime era fatto di canapa. La parola fiamminga ‘canvas’ (canovaccio) significa canapa; Webster’s New World Dictionary.
  • L’80% di tutte le stoffe, dei tessuti, dei vestiti, della biancheria, dei drappi, delle lenzuola, ecc erano fatti di canapa fino agli anni 1820, quando è stata introdotta la filatrice per il cotone.
  • Le prime bibbie, mappe, cartine, la bandiera di Betsy Ross, le prime bozze della Dichiarazione di Indipendenza e della Costituzione erano fatte di canapa; U.S. Government Archives.
  • La prima pianta coltivata in molti stati è stata la canapa. Il 1850 è stato un anno straordinario per il Kentucky, che ne ha prodotte 40.000 tonnellate. Fino al 20esimo secolo la canapa è stata la pianta più venduta; Archivi di Stato.
  • I racconti più antichi sulla coltivazione della canapa risalgono a 5000 anni fa in Cina, anche se probabilmente è a partire dall’antico Egitto che si può parlare di industrializzazione della canapa.
  • Le tele dei dipinti di Rembrandt, Gainsborough, Van Gogh, così come fondamentalmente la maggior parte delle tele dei quadri di un tempo erano fatte di canapa.
  • Nel 1916, il governo USA prevedeva che entro gli anni quaranta tutta la carta sarebbe stata prodotta con la canapa e che non ci sarebbe più stato bisogno di tagliare gli alberi. Alcuni studi condotti dal governo riportano che 1 acro di canapa equivale a 4,1 acri di alberi; Dipartimento dell’Agricoltura.

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