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Hotel Mulino di Firenze: il primo eco-mulino al mondo che autoproduce energia pulita

InEcoHotels, EcoResort, Nuove Soluzioni su 7 dicembre 2011 a 01:38

[dicembre 2011]

Il Mulino di Firenze, risalente al 1300, disegnato sulle carte di Leonardo da Vinci e citato da Dante Alighieri, è il primo mulino al mondo ad essersi dotato di un impianto di autoproduzione energetica a zero emissioni.

Trasformato nel 2010 in eco-hotel, Il Mulino sposa infatti la filosofia del turismo eco-compatibile e del totale rispetto ambientale. Una sapiente ristrutturazione lo ha recentemente riportato alla luce seguendo i principi della bio-architettura, grazie all’utilizzo di materiali naturali e di sistemi energetici a basso impiego di energia.

Per far fronte al fabbisogno energetico dell’hotel è stato installato un impianto di cogenerazione ad alto rendimento con tecnologia a turbina “senza olio”, un brevetto unico al mondo della IBT Group. Più precisamente 2 turbine producono i 125kW elettrici e 224kW termici necessari ad alimentare i carichi dell’hotel, contribuendo a ridurre le emissioni di CO2 emesse nell’atmosfera di 118 tonnellate all’anno con un risparmio energetico di oltre il 30%.

All’interno del Mulino un ristorante propone una cucina a chilometri zero, dove tutto ciò che è servito è stato prodotto con alimenti provenienti da aziende agricole, allevamenti, fattorie e cantine della zona per ricreare i veri sapori della cucina toscana, esaltando il gusto autentico di ingredienti genuini e prodotti biologici. Questo piccolo boutique hotel di 36 camere conserva la struttura originale e il fascino dell’antico mulino ma è allo stesso tempo in grado di offrire tutto il comfort e i servizi di un 4 stelle superiore. Situato sulla riva sinistra dell’Arno, immerso nel verde, a 15 minuti dal centro di Firenze gode di una vista impareggiabile sul fiume, sul Borgo del Mulino e sulle colline circostanti.

La struttura è inoltre dotata di una piccola SPA, così intima da poter essere utilizzata soltanto da due persone alla volta, che offre sauna finlandese, bagno turco e vari trattamenti benessere quali massaggi Ayurvedici e la speciale terapia olistica Aura Soma, a base di combinazioni di colori, erbe e olii essenziali, per un relax totale. La “Nicchia del Benessere” si trova in uno degli antichi magazzini della struttura, proprio in corrispondenza della ruota e di fronte al corso d’acqua che, grazie allo scorrere dell’Arno, dava energia al laghetto biologico dell’hotel.

Significativo il parallelismo tra le pale del mulino che davano energia alla struttura più di 700 anni fa e le modernissime pale high-tech delle turbine che generano energia oggi.
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IBT Group, azienda della Green Economy con sede a Treviso, è dal 2001 distributore esclusivo per il mercato italiano di Capstone Turbine Corporation®, società californiana leader e unico produttore al mondo di sistemi energetici con turbine a gas a tecnologia “oil-free”. Una tecnologia all’avanguardia, frutto di anni di ricerca dei tecnici Capstone nell’industria aerospaziale, che, grazie all’impiego di particolari cuscinetti “ad aria”, consente di ottenere impianti di cogenerazione (per la produzione combinata di energia elettrica e termica) che garantiscono bassi costi di manutenzione, emissioni contenute ed una riduzione dei consumi energetici oltre l’80%, grazie anche alla possibilità di modulare la sua potenza elettrica nominale in base all’effettiva necessità dell’impianto.

L’Hotel Il Mulino di Firenze, 4 Stelle Superior, inaugurato nel 2010 dopo un sapiente restauro di un antico mulino del 1300, offre 36 camere e una Junior Suite, ognuna arredata con mobili antichi e dotata dei comfort e delle tecnologie più moderne, come vasche Jacuzzi nei bagni in marmo, TV al plasma e connessione wi-fi gratuita. Il Mulino è dotato di un Ristorante con cucina tipica e ingredienti a Km zero, di un laghetto biologico e di un’esclusiva Spa per due persone. Il centro di Firenze è raggiungibile in soli quindici minuti grazie allo shuttle dell’hotel. Il Mulino di Firenze fa parte, insieme a Villa Olmi Resort, di 2Florence, la più piccola ed esclusiva catena alberghiera del mondo.

Da: informazione.it

Albergo Diffuso: quando l’hotel è l’intero borgo

InAlberghi, EcoTurismo su 5 dicembre 2011 a 12:20

[dicembre 2011]

Dal Friuli alla Lucania, dal Parco d’Abruzzo alla Sardegna, il fenomeno dei villaggi riconvertiti in alberghi diffusi, strutture ricettive decentrate a impatto (quasi) zero

Piace moltissimo ai tedeschi, ora arrivano anche i cinesi, e gli italiani, se fossero saggi, ne farebbero la punta di diamante per la programmazione turistica nazionale. L’albergo diffuso, idea tutta nostra nata in Friuli Venezia Giulia quarant’anni fa, è ormai diventata l’alternativa virtuosa alle colate di cemento, la medicina contro l’abbandono dei borghi e il connubio perfetto tra il rispetto della privacy del cliente e la sua partecipazione alla realtà del posto dove ha scelto di soggiornare. Da non confondere con il bed & breakfast o con l’agriturismo, l’albergo diffuso presuppone un paese da rivitalizzare e una comunità partecipe al progetto. Senza un centro storico non può esserci albergo diffuso, perché le sue stanze sono dislocate in diverse unità abitative, che fanno capo a un unico centro di ricevimento distante non più di duecento metri. Significa che si hanno le comodità dell’hotel, ma le stanze sono ricavate da edifici già esistenti, ristrutturati nel rispetto della storia senza la spersonalizzazione del residence, con vicini di casa “veri”.

È un’invenzione poetica, basata sulla passione per i propri luoghi e l’ottimismo visionario di chi sa viaggiare anche con la mente. E infatti il primo albergo diffuso nasce dopo il terremoto in Friuli del 1976, quando il paese di Comeglians, in provincia di Udine, accoglie l’idea del poeta e scrittore Leonardo Zanier e vara il “Progetto Pilota Comeglians”. Carlo Toson, architetto del posto incaricato delle ristrutturazioni, descrive così l’esperienza: “In quegli anni maturò la consapevolezza di dover riportare la vita all’interno delle case, dei fienili, di campi, boschi e montagne, proponendo un modello di rilancio adeguato alle nuove regole dell’economia”. Fatto sta che il successo turistico della novità è pressoché immediato, e – giusto per restare ai dati più recenti – in Friuli Venezia Giulia si è passati dalle 8580 presenze del 2006 alle oltre 43500 dell’anno scorso, con picchi in estate, ma arrivi in tutto l’anno.

La non stagionalità è infatti una delle caratteristiche dell’albergo diffuso, che essendo nel cuore di un borgo partecipa alla sua vita per tutto l’anno. Così, per esempio, soggiornare tra Marche e Umbria in questo periodo significa essere coinvolti nella raccolta delle olive e nella loro spremitura (succede a “L’Antica Locanda La Diligenza”, a Borgo Pace, nell’Alta Valle del Metauro, al confine con Umbria e Toscana) oppure se si arriva nelle località di montagna del nord essere invitati a festeggiare il “Natale anticipato” con le celebrazioni di San Niccolò del 6 dicembre e di Santa Lucia del 13 dicembre, i santi che portano i regali. In ogni stagione c’è poi la possibilità di seguire la gente del posto nelle sue attività quotidiane e trovare delle guide turistiche molto particolari. In questo modo, un’escursione nelle foreste del Casentino diventa l’occasione per riscoprire una diversa concezione del rapporto tra uomo e animali della zona e tra sfruttamento delle risorse e loro tutela.

Non sempre è un turismo da terza età. Spulciando tra le offerte si scopre, ad esempio, che a Pietrapetrosa, sulle Dolomiti lucane, l’albergo diffuso “Le Costellazioni” propone oltre ai percorsi di trekking e il folklore locale, un mezzo di trasporto molto particolare, “Il volo dell’angelo”. Due cavi di acciaio agganciati alle pareti della montagna collegano i paesi di Pietrapertosa e Castelmezzano e se si è abbastanza coraggiosi si può andare dall’uno all’altro appositamente protetti, e scivolando a pancia in giù lungo il cavo, con un volo a cento chilometri all’ora e a cinquecento metri di altezza.

Anche gli stranieri riescono a sentirsi “a casa” e al momento il 30 per cento dei clienti degli alberghi diffusi viene dall’estero. “L’interesse è molto forte in Germania – conferma Giancarlo Dall’Ara, esperto di marketing turistico, che per primo ha studiato il fenomeno dell’albergo diffuso – Paese nel quale una quindicina di tour operator programmano regolarmente i soggiorni in queste strutture. Ora stanno arrivando richieste anche da agenti di viaggi cinesi, intenzionati a includere gli alberghi diffusi nella loro programmazione fissa”.

L’associazione degli alberghi diffusi, Adi, riconosce 53 strutture in Italia, ma il fenomeno è molto più ampio e spesso non è censito perché alcune regioni non hanno ancora una legislazione precisa in proposito. Stando alle cifre dell’Adi sono le Marche a puntare di più su queste strutture ricettive, con otto alberghi diffusi, ma ce ne sono praticamente in tutte le regioni e molte amministrazioni locali hanno progetti interessanti in corso, come nel borgo di Predappio Alta, in provincia di Forlì, nelle vallate in provincia di Vicenza, nelle Madonie in Sicilia e nel Cilento.

Da: viaggi.repubblica.it

Austria: sarà pronto a luglio 2012 il progetto futurista del complesso termale KärntenTherme

InNuove Soluzioni, Terme su 4 dicembre 2011 a 21:22

[dicembre 2011]

A Warmbad, nelle vicinanze di Villach in Carinzia, sta nascendo un edificio spettacolare, complesso, un affascinante monolito, che ospiterà le nuove terme.

Era il giugno 2010 quando veniva posata la prima pietra del nuovo complesso termale KärntenTherme. 40 milioni di euro di investimento per il progetto turistico del secolo in Carinzia, che ha l’obiettivo di offrire agli ospiti dentro e fuori i confini della regione Alpe Adria la struttura termale più moderna e attrezzata dell’Austria.

Con un approccio architettonico rivoluzionario: costruire delle terme sviluppate in altezza, una struttura ricca di elementi straordinari su più livelli, dove vengono raggiunti i confini in termini di staticità, materiali, uomini e macchine. L’obiettivo è di costruire delle terme che già nell’aspetto esteriore si discostino completamente dagli impianti termali esistenti e percorrano nuove strade.

L’architettura: il nuovo punto forte delle terme
Diciotto mesi dopo sono stati posati 10mila metri cubi di cemento e 1,2 milioni di chilogrammi di acciaio. Un capolavoro architettonico grazioso e futuristico negli esterni che, con i suoi quattro piani concepiti per ospitare le formule Fun, Fit & Spa, offre ai curiosi uno sguardo su un complesso termale totalmente nuovo. Piani sospesi, pareti inclinate, torri portanti oblique emergono in modo spettacolare, ma rappresentano la normalità, ciò che ormai è acquisito.

La natura come modello
L’architettura delle KärntenTherme si ispira alle caratteristiche della regione attorno alla località termale, come il Parco Naturale Dobratsch con le sue numerose sorgenti d’acqua a Warmbad. Fratture tettoniche, testimoni del passato, spezzano le facciate e ospitano vetrate che si susseguono progressivamente in modo originale. Anche la struttura interna di questa opera d’arte è fortemente caratterizzata da cavità, crepe e grotte riprese dal paesaggio circostante. La zona dedicata alla formula KärntenTherme Family ospita anche il Lazy River che con il suo spettacolare percorso si ispira al Maibachl, una fonte termale conosciuta anche oltre i confini regionali. Le citazioni architettoniche del paesaggio circostante, così, sintetizzano in modo perfetto la simbiosi tra natura e architettura.

Statica e logistica: compagni giornalieri
La piscina da 25 metri in acciaio inossidabile che occupa il secondo piano dimostra che in questo progetto ci si è spinti fino ai confini della fisica. Per rendere antisismico questo bacino del peso di 655 tonnellate è stato necessario costruire una base di cemento dello spessore di un metro. Comunque, questa base imponente è indispensabile anche dal punto di vista statico, a causa delle grandi sollecitazioni dovute al movimento della massa d’acqua. Ancor di più se si considera che in questo caso i calcoli si riferiscono a un progetto complessivo e non a strutture indipendenti. Anche la logistica è un’impresa. Al momento il cantiere assomiglia a un operoso formicaio, in quanto l’obiettivo è di rispettare l’ambiziosa tabella di marcia in vista dell’inaugurazione nel luglio 2012.

Una gestione più efficiente delle risorse
L’idea di sviluppare le nuove terme in altezza e non in larghezza è stata determinata dalla decisione di riutilizzare le fondamenta delle terme preesistenti. Non solo per motivi economici, ma anche per motivi di sicurezza.

Le cosiddette fondamenta profonde, con trivellazioni fino a 20 metri di profondità e relativo ancoraggio di pilastri delle stesse dimensioni, avrebbero potuto raggiungere le preziose sorgenti termali della località termale Warmbad e modificare il loro corso, cosa che si voleva evitare a tutti i costi. Per questo motivo si è scelto di riutilizzare le fondamenta presenti, alle quali comunque è stato aggiunto uno strato di cemento armato dello spessore di 60 centimetri; questa è la solida base che funge da supporto per i quattro piani delle KärntenTherme, per la costruzione in acciaio e alluminio che funge da struttura portante per le superfici finestrate e per la facciata che, dopo un impegnativo lavoro di tinteggiatura, oggi appare splendente.

Negli ambienti interni delle terme gli ospiti vengono accolti da elementi naturali di diverso genere: la quarzite argentata di diversi colori e sfumature caratterizza gli ambienti termali della formula Premium come l’esclusivo hammam; gli ambienti vengono ulteriormente abbelliti da pietra naturale di calcare conchiglifero e dalle piastrelle. L’armonia complessiva è raggiunta grazie all’inserimento di elementi in legno.

Da: ilfriuli.it

Turismo eco-friendly: i Luxury Hotels e le nuove frentiere dell’eco-turismo

InAlberghi, EcoHotels, EcoTurismo su 4 dicembre 2011 a 21:00

[dicembre 2011]

L’era verde è cominciata. Anche nelle vacanze. Dalla scelta della meta al mezzo di trasporto, dall’hotel alla spa: ecco la sfida del turismo del terzo millennio. Abbiamo selezionato per voi piccoli lussuosi gioielli di ospitalità dove sperimentare la quintessenza del vivere verde. Italia, Austria, Inghilterra, Scozia, Usa, Egitto, Malesia le nostre mete

Non tanto cultura e intrattenimento, quanto relax e silenzio. Non più all inclusive, ma eco-friendly. È la nuova frontiera del turismo (ormai) globale. In risposta alle richieste di una clientela sempre più esigente in materia di ambientalismo e di sostenibilità. Solo nel nostro Paese l’ecoturismo genera un giro di affari di oltre 9 miliardi di euro, pari al 10% del fatturato turistico nazionale (Fonte: Enit).

«Il turismo sostenibile», racconta il direttore generale dell’Enit Paolo Rubini, «è la nuova frontiera del turismo internazionale e anche verso l’Italia». Il viaggiatore-tipo di questa tendenza eco viene indicato con l’acronimo Lohas che sta per Lifestyles Of Healt And Sustainability. «Sono persone benestanti», continua Rubini, «con elevato grado di istruzione, grande attenzione al proprio benessere psico-fisico e sensibilità alle tematiche di giustizia sociale e cura dell’ambiente». Viaggiano più volte l’anno, guardano con attenzione a forme di turismo rispettose dell’ambiente e delle culture locali, che rispondano ai propri valori etici.

A confermare questo trend è anche Luigi Rambelli, Presidente Nazionale dell’associazione Legambiente Turismo (www.legambienteturismo.it) che spiega a Business People: «Ciò che è certo è che il viaggiatore, in Italia come in Europa, tende sempre di più a cercare vivibilità, comfort e un rapporto armonioso e positivo con l’ambiente. Tende a valutare l’impatto ambientale del proprio viaggio e a volerlo ridurre il più possibile». Promotore efficiente e garante di un turismo eco-sostenibile di qualità nel Bel Paese, l’associazione Legambiente Turismo ha visto la propria etichetta ecologica (attiva dal 1997) confermarsi come la più diffusa in Italia per strutture ricettive e turistiche. Sono circa 400 le strutture certificate (di grandi o piccole dimensioni), presenti in quasi tutte le regioni italiane, per un totale di 65 mila posti disponibili e oltre 6,5 milioni di pernottamenti annuali. Fiore all’occhiello di queste strutture (disponibili su www.legambienteturismo.it) è il rispetto del decalogo di misure obbligatorie (tra cui rifiuti, acqua, energia, alimentazione, trasporto, rumore) definite ogni anno dall’associazione per garantire alla clientela un miglioramento progressivo delle prestazioni, delle pratiche ambientali e del risparmio di risorse energetiche e naturali.

All’estero da qualche tempo esiste la certificazione Luxury Eco Certification Standard (Lecs), offerta da Sustainable Travel International (Sti), che garantisce l’integrità di un hotel. Le aree di valutazione sono articolate in ben “100 gradini di eco-sostenibilità” e si suddividono in “procedure e documentazione”, “risparmio energetico”, “risparmio dell’acqua”, “riciclo” e “comunità”. Secondo l’amministrazione centrale, la corretta integrazione di questi cinque ambiti dovrebbe avvenire salendo passo dopo passo i 100 simbolici “steps” che portano alla consapevolezza di quel che si può fare per il pianeta. Tutto ciò non solo sarebbe in grado di ridurre i costi operativi, ma anche di creare un’attitudine alla protezione dell’ambiente in ospiti e impiegati. Ottenere la certificazione Lecs però non è facile: gli hotel vengono sottoposti a una verifica iniziale alla quale segue un controllo in loco, e poi il tutto viene valutato da parte di terzi, per conto della Lqa (www.leadingquality.com).

In Italia a scendere in campo a favore dell’Ecoturismo, con un’iniziativa lanciata lo scorso giugno, è anche LifeGate (www.lifegate.it) con il progetto “Stay for the planet” rivolto a tutte le strutture ricettive italiane e basato su di un “rating di sostenibilità” grazie al quale queste ultime potranno monitorare, valutare e ridurre il proprio impatto sull’ambiente. Abbiamo scelto le mete (in Italia e nel mondo) più all’avanguardia nell’offerta green, alcuni piccoli e autentici paradisi amici dell’ambiente, per una fuga di un week end o per una pausa anche più lunga.

A voi la scelta (verde)

[continua...]

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Il gruppo EcoWorldHotel: da 10 a 120 strutture in quattro anni

InAlberghi, EcoHotels, EcoTurismo su 1 dicembre 2011 a 10:55

[dicembre 2011]

 Arrivato sul mercato nel 2007 inizialmente con 10 strutture alberghiere affiliate, il Gruppo EcoWorldHotel ha registrato una crescita continua e il 21 novembre 2011 ha festeggiato quattro anni insieme a 120 eco-affiliati.

Il 2011 ha evidenziato un importante trend di sviluppo che, in controtendenza rispetto al mercato, continua a registrare importanti risultati, tra cui l’affiliazione di 17 nuovi albergatori, l’ottenimento del Marchio di Qualità Ambientale per 11 strutture e la riconferma del Marchio per 6 hotel.

Sono entrati a far Parte del Gruppo EcoWorldHotel: Albergo Diffuso Monte Granatico – Sadali (CA); Atelier Hotel*** – Gardone Riviera(TN); Hotel Alpina*** – Madonna di Campiglio; Hotel Sa Pischedda*** – Bosa (OR); Bio-agriturismo Parco Rurale “Alture di Polazzo” – Fogliano Redipuglia (GO); 7rooms&bar – San Benedetto del Tronto (AP).

Gli albergatori iniziano gradualmente il percorso verso la sostenibilità, adempiendo ai 15 requisiti minimi obbligatori per ottenere la 1° Eco-foglia. Per ottenere le successive eco-foglie, scelgono tra oltre 150 requisiti facoltativi, a seconda delle caratteristiche di ogni struttura alberghiera. I requisiti sono contenuti all’interno della “Guida per le Strutture Ricettive eco-sostenibili” di EcoWorldHotel. A seconda degli interventi realizzati e, quindi, del punteggio complessivamente raggiunto, l’albergatore riceve un numero maggiore di Eco-foglie (fino ad un massimo di 5) a identificare un minor impatto sull’ambiente.

L’Airone Country House di Osimo (AN), entrato a far parte del Gruppo nel mese di gennaio, è il primo EcoWorldHotel ad aver ottenuto 4 Eco-foglie, classificandosi come “Eco-hotel virtuoso 2011”.

Hanno, invece, ottenuto il Marchio di Qualità Ambientale EWH adempiendo ai requisiti obbligatori della “Guida per le Strutture Ricettive eco-sostenibili”: Case Coloniche Country Huose – Pontenuovo di Deruta (PG); Hotel Alpina*** – Madonna di Campiglio (TN); Hotel Centrale Roma***S – Roma (RM); Incantea Resort*** – Tortoreto Alto (TE); Kuddierosse*** – Pantelleria (TP); La Fiorida Agriturismo Bioecologico**** – Mantello (SO); Le Sodole Country Resort e Golf**** – Pontedera (PI); Relais Il Fienile – Bibbiena (AR); Rigoletto Hotel*** – Mantova (MN); Statuto Eco Art Hotel** – Torino (TO).

Mentre alcuni albergatori, tra i primi ad essere entrati a fra parte del Gruppo, non solo si sono impegnati nel rispetto e mantenimento dei Requisiti ambientali, ma stanno proseguendo il percorso per l’ottenimento di ulteriori Eco-foglie.

Abacus Hotel**** di Sesto S. Giovanni (MI) sostiene un modello di ospitalità eco-compatibile, un turismo responsabile, sostenibile e rispettoso del nostro patrimonio naturale come scelta di vita. Tutto lo Staff sta lavorando per ottenere 2 Eco-foglie impegnandosi nel risparmio energetico e idrico grazie a lampadine a led, riduttori di flusso per rubinetti, carta e oggetti in materiale riciclato, detergenti ecologici, pannelli solari, caldaie a condensazione, cogeneratore (motore a gas che produce corrente e acqua calda), un angolo dedicato a prodotti esclusivamente biologici per la prima colazione e biciclette a disposizione degli ospiti.

A Malcesine (VR) l’Hotel Ariston*** isolato con fibra naturale, produce elettricità e acqua calda a tutta la struttura in totale autonomia da aprile ad ottobre. L’illuminazione interna ed esterna è a basso consumo, i rubinetti e le docce hanno filtri per il risparmio idrico, in giardino una cisterna di raccolta dell’acqua piovana irriga il giardino, il materiale informativo dell’hotel è in carta riciclata e per la colazione vengono offerti prodotti stagionali, biologici e provenienti da coltivazioni locali. Alcune camere sono state, inoltre, ristrutturate in Ecologic & Fengshui rooms: arredate con mobili in legno FSC e lavorati senza colle e formaldeide, trattati solo con olio vegetale e cera d’api. I letti sono posizionati nella giusta posizione energetica, i pavimenti in parquet di bamboo, le pareti sono tinteggiate con pitture ai silicati puri ecologiche ed igienizzanti l’aria delle stanze, le piastrelle dei bagni realizzare con un materiale fotocatalitico con Biossido di Titanio per una funzione antibatterica, mentre un disgiuntore di corrente per proteggersi dalle onde elettromagnetiche assicura un sonno naturale. Queste sono solo alcune delle azioni che permettono all’hotel di ottenere 3 Eco-foglie.

[continua...]

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Think out of the box: le tecnologie italiane che fermano il nucleare sono nelle persone

InEnergie Rinnovabili, Next Economy, Nuove Soluzioni su 10 novembre 2011 a 13:32

[novembre 2011]

 Dopo le celebrazioni per l’Unità d’Italia, vogliamo celebrare il genio italiano nel campo dell’energia: uomini e aziende che indicano, oggi più che mai, al mondo intero le strade tecnologiche per uscire dall’economia basata sulle fonti fossili e sul nucleare.

Tutto il mondo riconosce agli italiani la capacità di pensare fuori dagli schemi. Gli anglosassoni dicono “to think out of the box”, “pensare fuori dalla scatola”. È questa capacità che ci permette da decenni di generare innovazione in tutti i campi, compreso quello dell’energia. La ricerca in Italia può contare su risorse esigue rispetto agli investimenti di altri paesi europei e industrializzati. Eppure, il numero di ricerche prodotte per ciascun ricercatore italiano è il più alto d’Europa. E le ricerche degli italiani sono le più citate da altri studi. Non è un caso. È la natura degli italiani.

Molte delle tecnologie che ci daranno l’energia del futuro sono state ideate da italiani. Eppure, pochi conoscono nomi, facce, aziende che hanno scritto e sempre più scriveranno la storia dell’energia nel mondo. E pochi sanno che le idee italiane per il futuro dell’energia sono già oggi sfruttate commercialmente da aziende straniere. È vero, era italiano anche colui che ha inventato il nucleare. È proprio vero. Abbiamo inventato quasi tutto noi. Il peggio e il meglio.

Ma oggi vogliamo dare voce all’Italia migliore. Quella che ci permette di dire, molto più della paura per il disastro atomico giapponese, “no, grazie” a tutti coloro, governo e gruppi di potere economico, che vogliono mettere il destino energetico della nostra nazione nelle mani dell’industria nucleare francese. Una industria di stato, alla faccia del liberismo. Un “no, grazie” gioioso e illuminato dalla creatività e dalla capacità di innovazione degli italiani. Non è la paura, ma la capacità di futuro che ci muove.

Giovanni Francia, con le sue intuizioni e sperimentazioni presso la Stazione solare di S. Ilario, nell’arco di meno di vent’anni, richiamò l’attenzione di tutto il mondo su Genova, che a metà degli anni Settanta poteva essere considerata “capitale mondiale del solare”. Progettò e costruì il primo impianto solare a concentrazione nel 1968. Era capace di produrre 1 Mw di energia elettrica. Molti anni dopo, nel 1981, nel Sud della California la sua tecnologia fu perfezionata in un impianto da 354 Mw.

Mario Palazzetti nel 1973 ideò presso il Centro Ricerche Fiat il primo esempio di cogeneratore. Utilizzava il motore di una 127, di 903 cm3, modificato per funzionare a gas o biogas. Il motore azionava un alternatore di 15 Kw che forniva all’utenza l’energia elettrica. Il calore generato dal motore, solitamente disperso mediante i gas di scarico e il corpo del motore stesso, veniva invece utilizzato per scaldare l’acqua destinata al riscaldamento degli ambienti e agli usi sanitari. L’accurata progettazione consentiva un recupero del 90% della energia introdotta con il combustibile, e la sua modularità consentiva l’installazione di molteplici unità controllate elettronicamente. Molti anni dopo, è possibile acquistare cogeneratori non dalla Fiat, ma da Volkswagen, Toyota e Mitsubishi.

I giovani ricercatori del Polo solare organico dell’Università Tor Vergata di Roma, hanno avviato nel 2009 la fase di industrializzazione di una nuova generazione di pannelli fotovoltaici senza silicio. Hanno utilizzato il succo di mirtillo, perché nel sottobosco quelle piante hanno sviluppato più di altre la capacità di sfruttare la poca luce del sole di cui dispongono. Lo hanno fatto con poche risorse e le capacità di uno straordinario gruppo di giovani scienziati. Tutti italiani.

Mauro Mengoli, allevatore di Castenaso, alle porte di Bologna, ha realizzato uno dei primi impianti capaci di ricavare metano da liquami e scarti agroalimentari. Lo ha fatto quando ancora non c’erano incentivi economici per le energie rinnovabili. Lo ha fatto da solo, riprendendo e perfezionando tecnologie messe a punto da contadini italiani negli anni Settanta.

Alessandro Cascini, ingegnere aeronautico che lavorava per Maserati e Ferrari e che ora, con la sua Mact, si è riconvertito alla produzione di piccoli impianti eolici, alti tre metri e con l’elica in legno lamellare, conformata come una piccola scultura. Alternativi all’eolico impattante da 120 metri. Che uniscono design e tecnologia nel miglior spirito del “made in Italy”.

La Archimede Solar, del Gruppo Angelantoni, azienda attiva nel settore dell’alta tecnologia, è l’unica al mondo che produce tubi per il solare termodinamico a concentrazione. Lo fa su brevetto Enea. Oggi è partecipata dalla Siemens, che, mentre usciva dal progetto nucleare Epr francese, ha scelto la tecnologia italiana per realizzare il progetto Desertec: impianti solari nel deserto del Sahara.

L’elenco potrebbe continuare. Ma è inutile dilungarsi, il senso di queste parole è uno solo: il nucleare è una tecnologia contraria agli interessi dell’Italia sotto tutti i punti di vista. Non si tratta solo di mettere in mani straniere il destino energetico della nazione, ma di fare una scelta di campo: essere terra di conquista di gruppi economici multinazionali oppure svolgere un ruolo di guida a livello internazionale per aiutare Francia, Giappone e Germania a uscire dal tunnel del nucleare.

Io scelgo l’Italia.

di Massimo De Maio, Movimento per la decrescita felice

Da: altrogiornale.org

 

FederBio e Banca Etica: nasce Accademia Bio, per lo sviluppo del settore biologico e biodinamico

InAgricultura, Biologico, Organic Food su 10 novembre 2011 a 02:01

[novembre 2011]

 Supportare e sviluppare il settore biologico e biodinamico italiano, attraverso la promozione e la creazione di una Rete nazionale sulla formazione, dimostrazione, sperimentazione e informazione: questo l’obiettivo del progetto Accademia Bio, nato grazie all’accordo di collaborazione sottoscritto da FederBio, Federazione Italiana Agricoltura Biologica e Biodinamica, e Banca Etica lo scorso luglio.

Per la mattinata dell’11 novembre, giorno di San Martino – che rappresenta il momento di passaggio tra la chiusura e l’apertura di una nuova annata agraria – FederBio, Banca Etica e l’azienda agricola La Costigliola invitano tutto il comparto all’incontro di presentazione di Accademia Bio (ore 11.00, La Costigliola – via Rialto 62, 35030 Rovolon, Padova) durante il quale si raccoglieranno le adesioni, nonché le osservazioni e le proposte per dare il via a un progetto che offre numerose opportunità per tutte le realtà del bio italiano.

Accademia Bio ha l’obiettivo di valorizzare le capacità e le esperienze dell’agricoltura biologica e biodinamica italiana come esempi per sviluppare il settore. L’esperienza della Federazione, di Banca Etica e di tutte le realtà che vorranno unirsi permetteranno la diffusione delle conoscenze e delle buone pratiche per una crescita omogenea del comparto. Accademia Bio, nel concreto, promuove un progetto di formazione di nuova imprenditoria, agevola la condivisione e lo sviluppo di attività di formazione, sperimentazione, dimostrazione e informazione relativamente a prodotti biologici e relativi mezzi tecnici e servizi, sostiene la circolazione delle buone pratiche in ambito tecnico, economico, gestionale e operativo nell’applicazione delle normative sul biologico e biodinamico a prodotti, processi, mezzi tecnici e servizi e offre il supporto e la partecipazione a programmi e progetti negli ambiti indicati in precedenza anche in collaborazione con Istituzioni pubbliche, organizzazioni private e imprese anche a livello internazionale.

“Il biologico si candida ad essere la prospettiva per il futuro della nostra agricoltura, che ormai è in una situazione di crisi evidente, e a fungere da promotore di nuove imprese e di nuovi stili di vita. – sottolinea Paolo Carnemolla, Presidente di FederBio – Per questo motivo serve mettere in circolo il grande patrimonio di sapere, di conoscenze e di esperienze che il biologico e il biodinamico italiano possiedono: Accademia Bio intende essere lo strumento per questa sfida, impegnativa e importante, non solo per il futuro del nostro settore”.

“Investiamo in un’azienda agricola biologica e nella costituzione di un polo formativo per il mondo del bio perché Banca Etica crede che solo dalla ripresa dei valori fondamentali della terra possa crescere un nuovo modello di sviluppo che metta al centro equità, sostenibilità e giustizia sociale. – spiega Ugo Biggeri, Presidente di Banca Etica – La finanza speculativa ha cambiato anche le regole della definizione dei prezzi dei prodotti alimentari, spingendo sulla produzione di quantità più che di qualità, mettendo in crisi ecosistemi, biodiversità e la sopravvivenza stessa di intere popolazioni. La finanza etica agisce in completa controtendenza e anche queste progettualità ne sono concreta testimonianza”.

Alla rete possono aderire le aziende agricole e di allevamento pubbliche o private presenti nel territorio nazionale che operano nel settore del biologico e biodinamico, enti e organizzazioni pubbliche e private oltre a Istituzioni che operano in ambiti coerenti con le finalità della Rete e che sottoscrivono il Regolamento.

Da: alternativasostenibile.it

Nuovi modelli di vita: quattro appuntamenti con Transition Town Italia per “trasformare” la crisi

InTransition Town su 15 ottobre 2011 a 19:15

[ottobre 2011]

La crisi economico-finanziaria è attualmente un tema molto scottante, di cui si occupa in profondità anche Transition Italia, hub italiano del movimento delle Città in Transizione, che ha organizzato il tour italiano di Nicole Foss, ricercatrice finanziaria canadese e co-editrice del blog The Automatic Earth.

La Foss propone tramite una presentazione intitolata Un secolo di sfide un’attenta analisi non solo degli scenari energetici, ma soprattutto di quelli economico-finanziari, con un focus particolare sulla situazione italiana.

Quanto sta succedendo nell’economia e nella finanza sembra acutizzarsi di giorno in giorno, provocando in tutti noi comprensibili angosce per il futuro nostro e dei nostri figli. Il rischio è che questo possa causare anche apatia, paralisi e rassegnazione, oppure reazioni di rabbia e colpevolizzazione verso altri, bloccando così le nostre reali possibilità.

La domanda quindi è: “È possibile prendere in mano il nostro futuro senza aspettare soluzioni miracolose dall’alto o subendo i cambiamenti?”. Proprio per facilitare una risposta a questo quesito i gruppi locali di transizione che ospitano la Foss hanno strutturato degli eventi che, oltre a dare le informazioni necessarie, creano soprattutto le condizioni e lo spazio dove le persone potranno ritrovare concrete possibilità di fare rete e lavorare in modo creativo.

Questo per trovare possibili soluzioni che stiano al di fuori degli attuali sistemi, anche quelli mentali che, spesso, costituiscono il maggiore limite. Infatti, come diceva anche Einstein: “Non possiamo risolvere i problemi di questo mondo con il medesimo modo di pensare che li ha creati”.

Il primo e unico appuntamento con Nicole Foss nel Nord Italia sarà il 22 Ottobre a Carimate (Como), dove le attività comprenderanno anche due sessioni interattive secondo modalità Open Space Technology. Ben due sono invece gli appuntamenti nella Regione Emilia Romagna: il 25 a Scandiano (Reggio Emilia) e il 26 a Bologna, dove è previsto un momento di approfondimento che prende in particolare considerazione le nostre più recondite emozioni e paure. Il tour si concluderà nelle Marche, a Urbania (Pesaro Urbino), il 29 ottobre, e questa volta i partecipanti avranno modo di discutere quanto emergerà con metodo World Café.

È un netto cambiamento di approccio, per cui la crisi in atto non viene vista solo come uno spauracchio, a cui le persone vengono esposte spesso in totale solitudine, ma come un’occasione per comprendere (e non negare) le informazioni, sicuramente dure e pesanti, per poterle poi trasformare in qualcosa di nuovo, degno di vita e di futuro.

Da: ilfattoquotidiano.it

Dopo le stelle Michelin, arrivano le stelle green per scegliere i ristoranti

InEcoRistoranti, Green Economy su 8 ottobre 2011 a 22:16

[ottobre 2011]

Una, due o tre stelle per valutare il livello di sostenibilità dei ristoranti, in base al rispetto delle regole indicate in un apposito disciplinare.

Così sarà possibile tutelare l’ambiente anche quando si cena fuori. L’Emilia Romana potrebbe essere la prima regione a dotarsi di un albo di ristoranti ‘green’ certificati, proponendosi come modello nazionale.

L’idea è di Confesercenti Emilia Romagna che grazie all’ausilio tecnico di Arpa ha realizzato la “Carta volontaria del ristorante sostenibile”, pensata per colmare il vuoto lasciato nel settore dalla certificazione ambientale che invece esiste già per gli alberghi. Il primo passo è stato quello di aprire un tavolo di lavoro per realizzare il disciplinare che individuasse i parametri di riferimento in base ai quali giudicare i ristoranti aderenti, individuando il livello di sostenibilita’.

A fare la differenza sarà non solo la qualità delle materie prime utilizzate per la realizzazione dei piatti, ma anche quali prodotti vengono utilizzati per la pulizia del locale e quali fonti energetiche. In base a questi parametri, il ristorante sarà di primo, secondo o terzo livello

“Le certificazioni ambientali oggi esistenti non sono adatte alla ristorazione – spiega all’Adnkronos Marco Asi, titolare del progetto – lo sforzo, quindi, è stato di adattare la normativa esistente al settore. Dopo averla sperimentata su alcune imprese, ora iniziamo a raccogliere le adesioni da parte dei ristoranti e poi procederemo alle verifiche per inserirli all’interno di un elenco che potrebbe poi diventare un vero e proprio albo. Quello che manca ancora è individuare quale sarà il soggetto preposto ai controlli”.

Il primo problema riscontrato, lavorando alla Carta, è stato quello della fornitura: spesso, infatti, i ristoratori non sanno a chi rivolgersi per acquistare prodotti per la pulizia che rispettino tanto l’ambiente quanto la normativa igienico-sanitaria. Per questo, il 10 ottobre a Bologna si svolgerà l’iniziativa “La ristorazione incontra l’ambiente”, momento di incontro tra i ristoratori e i produttori in grado di offrire soluzioni sostenibili alle richieste del settore.

Da: ecoseven.net

Organic Consumers Association: 15 Reasons to Eat Organic Food

InAgricultura, Organic Food su 17 agosto 2011 a 00:36

[agosto 2011]

  1.  In study after study, research from independent organizations consistently shows organic food is higher in nutrients than traditional foods. Research shows that organic produce is higher in vitamin C, antioxidants, and the minerals calcium, iron, chromium, and magnesium.
  2. They’re free of neurotoxins–toxins that are damaging to brain and nerve cells. A commonly-used class of pesticides called organophosphates was originally developed as a toxic nerve agent during World War I. When there was no longer a need for them in warfare, industry adapted them to kill pests on foods. Many pesticides are still considered neurotoxins.
  3. They’re supportive of growing children’s brains and bodies. Children’s growing brains and bodies are far more susceptible to toxins than adults. Choosing organic helps feed their bodies without the exposure to pesticides and genetically-modified organisms, both of which have a relatively short history of use (and therefore safety).
  4. They are real food, not pesticide factories. Eighteen percent of all genetically-modified seeds (and therefore foods that grow from them) are engineered to produce their own pesticides. Research shows that these seeds may continue producing pesticides inside your body once you’ve eaten the food grown from them! Foods that are actually pesticide factories…no thanks.
  5. The US Environmental Protection Agency (EPA) estimates that pesticides pollute the primary drinking source for half the American population. Organic farming is the best solution to the problem. Buying organic helps reduce pollution in our drinking water.
  6. Organic food is earth-supportive (when big business keeps their hands out of it). Organic food production has been around for thousands of years and is the sustainable choice for the future. Compare that to modern agricultural practices that are destructive of the environment through widespread use of herbicides, pesticides, fungicides, and fertilizers and have resulted in drastic environmental damage in many parts of the world.
  7. Organic food choices grown on small-scale organic farms help ensure independent family farmers can create a livelihood. Consider it the domestic version of fair trade.
  8. Most organic food simply tastes better than the pesticide-grown counterparts.
  9. Organic food is not exposed to gas-ripening like some non-organic fruits and vegetables (like bananas).
  10. Organic farms are safer for farm workers. Research at the Harvard School of Public Health found a 70 percent increase in Parkinson’s disease among people exposed to pesticides. Choosing organic foods means that more people will be able to work on farms without incurring the higher potential health risk of Parkinson’s or other illnesses.
  11. Organic food supports wildlife habitats. Even with commonly used amounts of pesticides, wildlife is being harmed by exposure to pesticides.
  12. Eating organic may reduce your cancer risk. The US Environmental Protection Agency (EPA) considers 60% of herbicides, 90% of fungicides, and 30 percent of insecticides potentially cancer-causing. It is reasonable to think that the rapidly increasing rates of cancer are at least partly linked to the use of these carcinogenic pesticides.
  13. Choosing organic meat lessens your exposure to antibiotics, synthetic hormones, and drugs that find their way into the animals and ultimately into you.
  14. Organic food is tried and tested. By some estimates genetically-modified food makes up 80% of the average person’s food consumption. Genetic modification of food is still experimental. Avoid being part of this wide scale and uncontrolled experiment.
  15. Organic food supports greater biodiversity. Diversity is fundamental to life on this planet. Genetically-modified and non-organic food is focused on high yield monoculture and is destroying biodiversity.
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